La vicenda USA vs produttori cinesi è semplicemente surreale

Luca Viscardi16 Febbraio 2018
La vicenda USA vs produttori cinesi è semplicemente surreale

La vicenda USA vs produttori cinesi è semplicemente surreale, ma la sicurezza dei nostri dati non è il vero motivo del contendere in una guerra ideologica riaccesa dal protezionismo di Donald Trump, che sta diventando quasi isolazionismo.

Immagino che sappiate tutti, o quasi, di cosa parlo: in un comunicato congiunto di qualche giorno fa, i 6 principali istituti di intelligence americani, ovvero tutte le organizzazioni che si occupano di sicurezza interna, hanno mandato un messaggio perentorio ai consumatori americani: “non comprate i telefoni di produttori cinesi”.

USA vs produttori cinesi: nel mirino c’è Huawei

L’invito rivolto agli utenti riguarda tutti i marchi cinesi, ma al centro del mirino c’è sicuramente Huawei, il marchio che cresce con ritmo vertiginoso, che insidia Apple al secondo della chart mondiale dei produttori, che in molti paesi contende il primato a Samsung e nella fascia tra i 200 e i 300 euro ha sbaragliato tutta la concorrenza.

Sta succedendo qualcosa di veramente strano. Nel giorno in cui Huawei ha concentrato tutti i suoi sforzi promozionali per il lancio di Mate 10 Pro in USA, con un tempismo semplicemente straordinario, AT&T ha annunciato che non avrebbe distribuito il nuovo smartphone sul territorio americano e dopo qualche giorno anche Verizon ha seguito la stessa linea, rinunciando ai prodotti del marchio cinese per il suo portfolio. E quando sei in USA, se non vieni distribuito dagli operatori, non esisti.

Ma perché tutto questo? E, soprattutto: i pericoli paventati dalle società di intelligence sono reali? No. Diciamolo a chiare lettere, perché una parola così breve può sfuggire all’occhio disattento, magari scriviamo in maiuscolo: LA RISPOSTA E’ NO.

No, perché se davvero gli smartphone comunicassero dati anomali la comunità degli sviluppatori avrebbe intercettato le trasmissioni e nei casi in cui è successo (OnePlus) l’azienda ha dovuto dare spiegazioni esaurienti e circostanziate dei flussi di informazioni.

No, perché se prendiamo in particolare il caso di Huawei parliamo di un’azienda che ha relazioni internazionali ormai consolidate nel campo delle trasmissioni e i paesi europei dimostrano anche con la recente legge sulla conservazione dei dati (GDPR) di essere in prima linea nella gestione della privacy e nella conoscenza dello specifico tema della segretezza delle informazioni.

No, perché vendere milioni di smartphone negli USA per gli investitori cinesi è di gran lunga più interessante che servire un governo che non fa crescere il prezzo delle azioni.

La vicenda è del tutto surreale, ma sono convinto più che mai che la tecnologia e il furto dei dati siano molto bassi nella scala dei valori coinvolti in questa storia. Tanto più che anche gli iPhone sono fatti in Cina e potrebbero nascondere qualunque diavoleria fantascientifica dentro gli oggetti in fase di montaggio. Sempre per seguire le teorie di fantapolitica.

Comprate pure gli smartphone dei produttori cinesi, non ruberanno più dati di quanti già voi disseminate sui social network, su runtastic e strava quando uscite per la corretta o su qualunque altre strumento on line che usate per le vostre ricerche.

Con buona pace del parrucchino di Donal Trump, che secondo me nasconde una microspia russa..


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