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Falsi reclami copyright su Instagram vengono usati per colpire creator e chiedere denaro. Ecco come funziona l’estorsione e come difendersi.
Instagram sta diventando il terreno di una nuova forma di estorsione digitale che sfrutta proprio uno degli strumenti pensati per proteggere i titolari dei diritti. Il meccanismo parte da una semplice segnalazione di violazione del copyright, ma può trasformarsi rapidamente in una minaccia per chi vive dei propri contenuti.
Il problema, secondo un’inchiesta della BBC, è che Instagram può intervenire sull’account segnalato prima di aver verificato in modo approfondito che il reclamo sia realmente fondato. Per un creator con centinaia di migliaia o milioni di follower, anche pochi strike possono avere conseguenze pesanti: limitazioni sull’account, perdita della monetizzazione e, nei casi più gravi, sospensione.
A quel punto entra in scena l’estorsore. Chi ha presentato il reclamo contatta il creator e propone di ritirarlo in cambio di denaro, spesso spostando la conversazione fuori da Instagram, per esempio su Telegram. Il copyright diventa così non più soltanto uno strumento legale, ma una possibile arma di pressione.
Come funziona la nuova truffa dei falsi copyright strike
Il meccanismo è relativamente semplice. Un soggetto presenta una o più segnalazioni di copyright contro i contenuti pubblicati da un creator, sostenendo di essere il legittimo proprietario delle immagini, dei video o di altri materiali utilizzati.
Il punto critico è che, secondo quanto raccontato alla BBC dai creator coinvolti, le segnalazioni possono essere palesemente false e arrivare comunque a produrre conseguenze sull’account.
Non è quindi necessario che il truffatore riesca a dimostrare immediatamente di possedere i diritti. È sufficiente riuscire a innescare il sistema di gestione delle violazioni.
Una raffica di reclami può generare diversi strike. E per chi utilizza Instagram come strumento professionale questo può diventare un problema serio. La piattaforma può infatti intervenire sull’account e arrivare a compromettere la possibilità di monetizzare i contenuti. È proprio in questo momento che la truffa cambia natura.
Dopo aver creato il problema, il presunto titolare dei diritti contatta direttamente la vittima. La proposta è apparentemente semplice: pagare per far ritirare la segnalazione.
Il creator si trova quindi davanti a una scelta difficile. Può aspettare che Meta esamini il caso attraverso le procedure ufficiali oppure pagare nella speranza di recuperare rapidamente il controllo della situazione.
Per chi guadagna attraverso sponsorizzazioni, visualizzazioni e collaborazioni commerciali, anche pochi giorni di blocco possono significare denaro perso.
Il caso del creator con 1,5 milioni di follower
Uno dei casi raccontati dalla BBC riguarda Lost in Time History, pagina che supera 1,5 milioni di follower. Il gestore dell’account, che utilizza il nome Olly, ha raccontato di aver ricevuto nel corso del 2026 decine di reclami che considerava falsi. Secondo la sua ricostruzione, i contenuti utilizzati dalla pagina erano costituiti da immagini di pubblico dominio oppure pubblicate con le necessarie autorizzazioni.
Nonostante questo, le segnalazioni sono continuate. A un certo punto Olly ha deciso di pagare 50 dollari in criptovaluta a una persona che sosteneva di poter risolvere il problema. La scelta sarebbe stata dettata soprattutto dalla lentezza percepita della procedura di appello di Meta e dalla necessità di tornare rapidamente in possesso dell’account.
Il pagamento, però, non ha risolto il problema. Altri strike sono arrivati poco dopo e l’account è stato infine demonetizzato. È uno degli aspetti più importanti della vicenda: pagare l’estorsore non offre alcuna garanzia che le segnalazioni cessino.
Anzi, può dimostrare al truffatore che la strategia funziona. Un’altra testimonianza arriva da Abin Tom Sebastian, che gestisce l’account Morbid Kuriosity. La vicenda, secondo quanto riportato dalla BBC, gli avrebbe fatto perdere contratti pubblicitari che sono stati assegnati ad altri creator mentre la situazione rimaneva irrisolta.
Il danno, quindi, non si limita all’account Instagram. Per un professionista può arrivare direttamente al fatturato.
Il problema del supporto di Meta
La vicenda mette in evidenza anche un’altra questione: la differenza tra gli strumenti di assistenza disponibili agli utenti. Instagram offre infatti un servizio di assistenza prioritaria collegato a Meta Verified. Chi sottoscrive l’abbonamento può accedere a un supporto tramite chat, mentre gli utenti gratuiti dispongono di canali più limitati.
Questo crea una situazione particolare per i creator che utilizzano Instagram professionalmente ma non hanno un abbonamento.
Quando un account viene colpito da segnalazioni potenzialmente fraudolente, la velocità con cui viene gestita la contestazione può avere un valore economico concreto. Un creator può avere sponsorizzazioni già programmate, contenuti da pubblicare e campagne pubblicitarie in corso.
Meta, interpellata dalla BBC, ha dichiarato di considerare i propri sistemi progettati per proteggere gli utenti da questo tipo di abuso. La società ha inoltre affermato di aver ripristinato i contenuti coinvolti nei casi segnalati dall’emittente britannica e di aver aggiunto ulteriori protezioni agli account interessati.
Resta però il nodo centrale: quanto deve essere verificata una segnalazione prima che produca conseguenze?
Perché l’intelligenza artificiale può rendere il problema molto più grande
Il fenomeno delle false richieste di copyright non è completamente nuovo. Andres Guadamuz, esperto di proprietà intellettuale digitale dell’Università del Sussex, ha spiegato alla BBC che forme simili di estorsione esistevano già prima dei social network. In passato, per esempio, venivano inviate email o lettere ai proprietari di siti web accusandoli falsamente di utilizzare fotografie protette da copyright.
La differenza oggi è soprattutto una: la scala dell’operazione. L’intelligenza artificiale può automatizzare una parte significativa del lavoro necessario per generare e distribuire reclami fraudolenti. Un sistema automatizzato può aiutare a individuare account, preparare comunicazioni e inviare un grande numero di segnalazioni.
La piattaforma si trova così davanti a un problema di proporzioni molto diverse rispetto alle vecchie truffe via email. Più aumentano le segnalazioni automatiche, più diventa difficile per un sistema distinguere rapidamente tra una contestazione legittima e un tentativo coordinato di abuso. E il creator può diventare l’anello debole della catena.
I truffatori negano l’estorsione
L’inchiesta della BBC ha contattato anche tre persone che presentavano segnalazioni di copyright pur non risultando titolari dei diritti contestati.
Le tre persone hanno dichiarato di trovarsi in India o in Paesi vicini e hanno respinto l’accusa di utilizzare i reclami per ricattare i creator. Secondo la loro versione, opererebbero per conto di legittimi proprietari dei diritti.
Una delle fonti, tuttavia, avrebbe chiesto 900 dollari per ritirare uno strike e avrebbe confermato di trattenere personalmente l’intera somma. Le altre due hanno negato di ottenere guadagni dall’attività.
Il caso mostra quanto possa essere complicato stabilire rapidamente chi abbia effettivamente il diritto di presentare una determinata contestazione.
Sul fronte giudiziario, Bitdefender ha riferito che nel luglio 2026 l’Alta Corte di Delhi ha ordinato a Meta di fornire dati degli abbonati e registri digitali relativi a un caso di presunta estorsione collegata a false segnalazioni di copyright contro un creator.
Cosa deve fare un creator se riceve una falsa segnalazione
La prima regola è probabilmente anche la più importante: non pagare l’estorsore. Il pagamento può sembrare la soluzione più veloce, soprattutto quando l’account rappresenta una fonte di reddito, ma non garantisce che le segnalazioni terminino. Il caso di Lost in Time History dimostra esattamente questo rischio.
Bisogna invece conservare tutte le prove. Screenshot delle notifiche, email ricevute, messaggi privati, username utilizzati dal presunto titolare dei diritti, richieste di pagamento e qualsiasi riferimento alle transazioni possono diventare elementi importanti per dimostrare l’abuso.
La contestazione deve inoltre passare esclusivamente dai canali ufficiali di Instagram e Meta. Spostare la gestione del problema su Telegram o su altre piattaforme significa accettare il terreno scelto dall’estorsore.
C’è poi un secondo livello di protezione che riguarda l’account email collegato a Instagram. Una casella compromessa può diventare il punto di partenza per un attacco più ampio, soprattutto se il truffatore tenta di spacciarsi per l’assistenza della piattaforma.
Una password unica e robusta e l’autenticazione a più fattori rappresentano quindi una protezione essenziale.
La nuova truffa dimostra, in definitiva, un paradosso sempre più frequente sulle piattaforme digitali: uno strumento creato per tutelare i diritti può essere trasformato in un’arma contro chi quei contenuti li produce.
Per Instagram la sfida non riguarda soltanto il copyright. Riguarda la capacità di distinguere rapidamente una denuncia autentica da una falsa, senza lasciare che il sistema automatico finisca per punire proprio la persona che dovrebbe proteggere.
