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Instagram difende il feed algoritmico e spiega perché il ritorno al sistema cronologico potrebbe ridurre l’engagement fino al 50%.
Per molti utenti il passaggio dal vecchio feed cronologico a quello gestito dagli algoritmi ha rappresentato uno dei cambiamenti più fastidiosi nella storia dei social network. Invece di vedere i contenuti pubblicati più di recente, oggi ci troviamo davanti una selezione costruita sulla base delle nostre interazioni, degli interessi e dei comportamenti sulla piattaforma.
Il risultato è un’esperienza che può sembrare meno prevedibile. Un post pubblicato poche ore prima può finire sotto contenuti molto più vecchi, mentre alcuni profili che seguiamo con interesse possono sparire temporaneamente dal nostro feed.
Eppure, secondo Instagram, tornare completamente al sistema cronologico non migliorerebbe necessariamente l’esperienza degli utenti. Anzi, potrebbe avere l’effetto opposto.
A riaccendere il dibattito è stato Adam Mosseri, responsabile di Instagram, che ha spiegato perché la piattaforma continua a preferire un feed gestito dagli algoritmi. Il punto centrale è semplice: un feed esclusivamente cronologico rischierebbe di dare troppo spazio agli account che pubblicano più frequentemente, penalizzando proprio le persone che molti utenti vogliono vedere.
Il problema del feed cronologico
L’idea alla base del feed cronologico è estremamente semplice: ciò che viene pubblicato per ultimo viene mostrato per primo.
È il sistema che per anni ha caratterizzato l’esperienza dei social network e che ancora oggi molti utenti rimpiangono. Non c’è bisogno di capire perché un determinato contenuto venga mostrato, né di affidarsi a un sistema di raccomandazione. Basta aprire l’app e scorrere i post dal più recente al più vecchio.
Il problema, secondo Mosseri, nasce dal modo in cui gli utenti e gli account utilizzano oggi le piattaforme. Un’azienda può pubblicare diversi contenuti nell’arco della giornata. Lo stesso può fare un creator professionista, un editore o un brand. Se tutto viene mostrato semplicemente seguendo l’ordine temporale, questi account possono occupare una parte significativa del feed.
Di conseguenza, i post pubblicati dagli amici e dalle persone con cui interagiamo di più rischiano di diventare meno visibili. È proprio questo uno degli argomenti utilizzati da Instagram per difendere il sistema algoritmico.
L’algoritmo prova a scegliere cosa mostrarci
Il feed moderno funziona in modo completamente diverso. Instagram non considera soltanto quando è stato pubblicato un contenuto, ma cerca di stabilire quanto quel contenuto possa essere interessante per uno specifico utente.
Le interazioni hanno quindi un ruolo importante. Se guardiamo spesso i contenuti di una determinata persona, mettiamo “Mi piace” ai suoi post, commentiamo oppure ci soffermiamo sui suoi video, il sistema può interpretare questi comportamenti come segnali di interesse. L’obiettivo è costruire una selezione personalizzata.
Questo significa che due persone possono aprire Instagram nello stesso momento e vedere feed completamente diversi, anche seguendo molti degli stessi account.
È un modello che ha trasformato il social network in una piattaforma basata sempre più sulla raccomandazione dei contenuti. Il problema è che questa personalizzazione ha anche un costo: l’utente perde parte del controllo sull’ordine con cui i contenuti vengono presentati. Ed è proprio qui che nasce il conflitto tra chi preferirebbe un feed cronologico e chi gestisce le piattaforme.
Instagram sostiene che l’engagement potrebbe crollare
La dichiarazione di Mosseri contiene anche un dato particolarmente significativo. Secondo quanto riferito dal responsabile di Instagram, nei test effettuati dalla piattaforma il ritorno a un feed cronologico avrebbe comportato una riduzione dell’engagement fino al 50%.
Il dato va letto nel contesto dei test condotti da Instagram e non significa che ogni utente perderebbe automaticamente metà delle proprie interazioni. Indica piuttosto quanto, secondo la piattaforma, possa essere rilevante il sistema di selezione algoritmica nel determinare il comportamento degli utenti.
Se le persone interagiscono meno con i contenuti che vengono loro mostrati, per un social network cambia praticamente tutto.
Diminuiscono le visualizzazioni, le interazioni e il tempo trascorso sulla piattaforma. E questo rende il feed cronologico molto meno interessante dal punto di vista del modello su cui si basa un social moderno.
Ma c’è anche una questione di controllo
Il dibattito non riguarda soltanto l’engagement. Negli ultimi anni è cresciuta anche la richiesta di lasciare agli utenti un maggiore controllo sulla propria esperienza sui social. Alcuni Paesi stanno infatti valutando interventi per obbligare le piattaforme a offrire un feed cronologico o, più precisamente, la possibilità di scegliere come organizzare i contenuti.
L’Australia, per esempio, sta spingendo perché agli utenti venga garantita questa possibilità. Non si tratta necessariamente di obbligare Instagram ad abbandonare il suo algoritmo, ma di permettere alle persone di scegliere.
Un social potrebbe continuare a proporre il proprio feed personalizzato come impostazione predefinita e, allo stesso tempo, offrire una modalità alternativa nella quale i contenuti vengono mostrati in ordine cronologico.
In alcuni mercati esistono già soluzioni di questo tipo. Il punto centrale della discussione è quindi sempre più chi debba avere l’ultima parola sull’organizzazione del feed: la piattaforma o l’utente.
Perché i social preferiscono gli algoritmi
Dal punto di vista delle piattaforme, il vantaggio del feed algoritmico è evidente.
Se Instagram conosce quali contenuti interessano maggiormente a una persona, può cercare di mantenere alta la sua attenzione. Non deve semplicemente mostrare ciò che è stato pubblicato per ultimo, ma può scegliere tra migliaia di contenuti quelli che considera più rilevanti.
Questo modello permette inoltre di inserire nel feed contenuti provenienti da account che l’utente non segue direttamente, aumentando il peso delle raccomandazioni.
Il risultato è un’esperienza molto più dinamica rispetto al vecchio modello cronologico.
Ma c’è anche un effetto collaterale: il social decide sempre più spesso cosa vale la pena vedere al posto nostro.
Ed è probabilmente questo il vero motivo per cui il dibattito continua.
Una soluzione esiste già
La soluzione più semplice sarebbe permettere all’utente di scegliere. Non necessariamente un feed completamente cronologico, ma almeno la possibilità di dire alla piattaforma quali account devono avere la priorità. In questo modo sarebbe possibile mantenere l’algoritmo per la parte restante del feed, lasciando però maggiore controllo sulle persone e sulle pagine che consideriamo importanti.
Instagram dispone già di strumenti che consentono di intervenire parzialmente sulla visualizzazione dei contenuti, ma il principio generale rimane quello di un feed costruito algoritmicamente.
Per la piattaforma, dunque, il feed cronologico non rappresenta soltanto una funzione alternativa. È un modello che può modificare profondamente il modo in cui le persone utilizzano il social.
Il vero futuro del feed sarà probabilmente ibrido
Il ritorno completo al passato appare quindi difficile; da una parte ci sono gli utenti che vorrebbero tornare a un’esperienza più semplice e prevedibile, nella quale nessun algoritmo decide quali post mostrare per primi. Dall’altra ci sono le piattaforme, che considerano la personalizzazione fondamentale per mantenere l’interesse degli utenti… e la soluzione potrebbe trovarsi nel mezzo.
Un feed ibrido, nel quale l’utente possa scegliere tra contenuti cronologici, account preferiti e raccomandazioni algoritmiche, permetterebbe di mantenere gran parte dei vantaggi dell’attuale sistema senza eliminare completamente il controllo personale.
Per ora, però, Instagram continua a difendere il modello algoritmico. E il dato sull’engagement citato da Mosseri spiega bene il motivo: per le piattaforme, il feed non è soltanto il modo con cui vediamo i post. È uno degli strumenti principali attraverso cui decidono quanto tempo trascorriamo sul social.
