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Apple accusa OpenAI di aver ottenuto informazioni riservate attraverso alcuni ex dipendenti. OpenAI respinge le accuse: ecco cosa sappiamo.
La rivalità tra Apple e OpenAI si sposta sul terreno giudiziario. Cupertino chiede a un giudice federale di respingere la richiesta con cui la società di Sam Altman aveva cercato di archiviare una causa relativa a presunti segreti industriali sottratti da ex dipendenti Apple.
Al centro della disputa ci sono alcuni ex dipendenti dell’azienda di Cupertino che sono passati a OpenAI e che, secondo Apple, avrebbero avuto accesso o avrebbero cercato di ottenere informazioni riservate dopo il loro trasferimento.
OpenAI respinge la ricostruzione e sostiene che Apple non abbia identificato in modo sufficientemente preciso quali informazioni costituirebbero effettivamente segreti industriali protetti. La vicenda è quindi ancora nella fase iniziale e le accuse dovranno essere dimostrate nel corso del procedimento.
Apple accusa OpenAI di aver cercato informazioni riservate
La causa era stata avviata da Apple a luglio. Secondo la ricostruzione dell’azienda, oltre 400 ex dipendenti Apple lavorerebbero oggi in OpenAI.
Uno dei casi citati riguarda Chang Liu, ex ingegnere Apple passato successivamente a OpenAI. Cupertino sostiene che, alcune settimane dopo il suo ingresso nella nuova azienda, Liu avrebbe sfruttato un raro problema nel sistema di autenticazione per accedere nuovamente ai sistemi di archiviazione interni di Apple.
Secondo l’accusa, da questi sistemi sarebbero stati scaricati decine di documenti riservati, tra cui una presentazione relativa alla produzione e ai test delle schede logiche.
Apple considera questi episodi parte di un quadro più ampio e sostiene che alcune informazioni interne sarebbero state cercate proprio dopo il passaggio di determinati dipendenti a OpenAI.
Un altro caso riguarda Tan Yew Tan, responsabile hardware di OpenAI. Apple sostiene che durante alcuni colloqui con candidati provenienti da Cupertino avrebbe utilizzato nomi in codice interni per fare domande su prodotti ancora non annunciati.
Secondo la denuncia, in un’altra occasione Tan avrebbe anche chiesto a una dipendente Apple di portare alcuni componenti sui quali aveva lavorato. Tra questi ci sarebbero batterie, SoC, schede logiche e schermature.
Si tratta, è importante sottolinearlo, di accuse contenute nella causa di Apple e non di fatti già accertati da un tribunale.
OpenAI respinge le accuse
La risposta di OpenAI è netta. L’azienda ha chiesto l’archiviazione della causa sostenendo che Apple non abbia individuato con sufficiente precisione le informazioni che considera segreti industriali.
La società sostiene inoltre di non avere un particolare interesse per il materiale riservato di Apple, perché starebbe lavorando su prodotti e tecnologie differenti. È proprio questo uno dei punti sui quali si concentra la controversia.
Apple sostiene infatti che stabilire quali informazioni siano effettivamente protette e se siano state utilizzate impropriamente sia una questione da affrontare nel corso del procedimento, attraverso la raccolta delle prove.
Secondo Cupertino, pretendere di descrivere già nella fase iniziale tutti i dettagli dei propri segreti industriali comporterebbe un problema evidente: per proteggere le informazioni riservate sarebbe necessario rivelarle pubblicamente.
La battaglia riguarda anche le prove
Apple contesta inoltre alcuni degli elementi che OpenAI avrebbe inserito nella propria richiesta di archiviazione. Secondo Cupertino, il giudice dovrebbe concentrarsi soprattutto su quanto contenuto nella denuncia presentata dall’azienda, rimandando l’esame approfondito di messaggi, documenti interni e altri materiali alla fase successiva della causa.
È un passaggio procedurale importante perché, in questa fase, non si tratta ancora di stabilire definitivamente se OpenAI abbia sottratto segreti industriali ad Apple.
La questione è piuttosto capire se le accuse formulate da Cupertino siano sufficienti per permettere alla causa di andare avanti.
Se il procedimento proseguirà, le due società potranno produrre ulteriori documenti e prove. Sarà allora possibile valutare più nel dettaglio quali informazioni siano state eventualmente consultate, chi vi abbia avuto accesso e con quale finalità.
Perché la causa è importante
La vicenda va oltre il semplice scontro tra due aziende tecnologiche. Apple e OpenAI competono infatti in un settore nel quale talenti, brevetti, informazioni tecniche e know-how hanno un valore enorme. Il passaggio di dipendenti altamente specializzati da una società all’altra è normale nella Silicon Valley, ma diventa molto più delicato quando entrano in gioco informazioni riservate relative a prodotti non ancora annunciati o tecnologie in sviluppo.
Il caso mette quindi in evidenza anche un problema più generale: quanto può essere difficile proteggere i segreti industriali quando i dipendenti cambiano azienda.
Un ingegnere porta con sé competenze ed esperienza professionale, ma non dovrebbe portare informazioni riservate appartenenti al precedente datore di lavoro. Stabilire dove finisca l’esperienza personale e dove inizi l’utilizzo improprio di materiale confidenziale può però diventare estremamente complesso.
Per ora, dunque, non c’è una sentenza che stabilisca che OpenAI abbia sottratto segreti industriali ad Apple. Ci sono accuse, una richiesta di archiviazione e la risposta di Cupertino, che vuole invece portare avanti il procedimento.
Sarà il prosieguo della causa a stabilire quali delle contestazioni presentate da Apple siano sostenute dalle prove. E considerando il peso delle due aziende nel settore dell’intelligenza artificiale e della tecnologia, la vicenda potrebbe diventare uno dei casi più interessanti sul rapporto tra talenti, informazioni riservate e competizione tecnologica.
