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OpenAI e i rischi dell’AI: cosa sta succedendo?

OpenAI verso la Borsa: cosa sta cambiando dentro l'azienda

OpenAI scioglie il team Preparedness che studiava i rischi dell’AI. Le responsabilità passano ad altri gruppi mentre l’azienda prepara una possibile IPO.

OpenAI sta riorganizzando profondamente la propria struttura interna e tra i cambiamenti più discussi c’è lo scioglimento del team Preparedness, il gruppo incaricato di studiare alcuni dei rischi più gravi associati ai modelli di intelligenza artificiale. La decisione arriva mentre l’azienda accelera sul business, prepara una possibile quotazione in Borsa e affronta una serie di riorganizzazioni interne.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, dall’inizio del 2026 OpenAI avrebbe attraversato quasi sei riorganizzazioni, accompagnate dall’uscita di diversi dirigenti. Un processo che, secondo le fonti citate dal quotidiano, avrebbe iniziato a creare stanchezza e malcontento tra i dipendenti.

OpenAI riorganizza il team dedicato ai rischi dell’AI

Il cambiamento più significativo riguarda il team Preparedness, sciolto alla fine di luglio. Il gruppo aveva il compito di analizzare i rischi associati ai modelli più avanzati e di studiare possibili contromisure prima che determinate capacità potessero trasformarsi in problemi concreti.

La società non ha però eliminato le attività di sicurezza. Le responsabilità del team sono state redistribuite tra altre strutture, separando aree come la sicurezza informatica e i rischi biologici.

La spiegazione di OpenAI è quindi quella di una maggiore integrazione tra sicurezza e sviluppo dei modelli. Invece di concentrare queste competenze all’interno di un unico gruppo, l’azienda punta a distribuirle direttamente nelle diverse aree di ricerca e sviluppo. È una distinzione importante, perché lo scioglimento del team non significa, almeno sulla base delle informazioni riportate, l’abbandono delle attività dedicate alla sicurezza dell’intelligenza artificiale. Cambia piuttosto il modo in cui queste responsabilità vengono organizzate all’interno dell’azienda.

Tanti addii ai vertici di OpenAI

La riorganizzazione arriva insieme a una serie di cambiamenti ai vertici. L’ultimo nome citato è quello di Denise Dresser, chief revenue officer nominata appena lo scorso dicembre con il compito di contribuire soprattutto alla crescita di OpenAI nel mercato enterprise.

Prima di lei hanno lasciato l’azienda anche Brad Lightcap, per anni chief operating officer, e Chloé Bakalar, responsabile dell’etica.

Anche Fidji Simo, che fino a poche settimane prima era considerata una delle figure più importanti nella struttura di OpenAI, ha abbandonato il proprio ruolo operativo dopo un periodo di congedo medico, rimanendo comunque all’interno dell’azienda come consulente.

Il quadro che emerge è quello di una società che sta cercando di semplificare la propria organizzazione proprio mentre il suo business cresce rapidamente.

La possibile IPO cambia le priorità

Dietro le numerose riorganizzazioni ci sarebbe anche la necessità di preparare OpenAI a una possibile IPO, cioè la quotazione delle azioni in Borsa. L’obiettivo sarebbe ridurre le attività considerate secondarie e concentrare risorse e personale sulle aree ritenute strategiche. In particolare, la priorità sarebbe lo sviluppo di ChatGPT e la competizione nel mercato aziendale, dove OpenAI deve confrontarsi soprattutto con Anthropic.

La quotazione, inizialmente considerata possibile già nel 2026, potrebbe invece diventare più probabile nel 2027. Secondo le informazioni riportate, la valutazione della società potrebbe arrivare fino a 1.000 miliardi di dollari.

È uno scenario che aiuta a spiegare perché la struttura interna di OpenAI stia cambiando così rapidamente. L’azienda non è più soltanto un laboratorio impegnato nella ricerca sull’intelligenza artificiale: è diventata una società con un business globale, grandi clienti enterprise e una pressione crescente sulla sostenibilità economica.

I ricavi di OpenAI continuano a crescere

Nonostante le riorganizzazioni, i numeri raccontano una società in forte espansione. Secondo le fonti citate dal Financial Times, i ricavi annualizzati di OpenAI sarebbero passati dai circa 24 miliardi di dollari alla fine del 2025 a 40 miliardi. Una crescita significativa che avrebbe accelerato dopo il lancio di GPT-5.6.

Anche la concorrenza, però, sta correndo. Anthropic avrebbe registrato una crescita ancora più rapida, passando da circa 9 miliardi a 47 miliardi di dollari di ricavi annualizzati tra la fine dello scorso anno e maggio.

Il confronto è quindi sempre meno legato soltanto alla qualità dei modelli. Per OpenAI e Anthropic la partita si gioca anche sulla capacità di vendere l’intelligenza artificiale alle aziende, trasformando i modelli generativi in strumenti utilizzati quotidianamente nei processi produttivi.

Il caso delle azioni dei dipendenti

C’è poi un altro elemento che racconta la fase attraversata da OpenAI. L’azienda ha recentemente completato un’offerta da quasi 7 miliardi di dollari per il riacquisto di azioni dei dipendenti, sulla base di una valutazione di circa 852 miliardi.

Diversi lavoratori avrebbero sfruttato l’operazione per monetizzare le proprie partecipazioni. In alcuni casi, secondo le informazioni riportate, gli incassi avrebbero superato 10 milioni di dollari.

Il dato è particolarmente significativo perché arriva mentre OpenAI sta cercando di ridefinire la propria struttura in vista di una possibile quotazione. Da una parte l’azienda continua ad attirare capitali e a far crescere il proprio valore; dall’altra deve gestire una struttura interna sottoposta a cambiamenti continui.

La sicurezza dell’AI resta il punto più delicato

È proprio lo scioglimento del team Preparedness a rendere questa riorganizzazione particolarmente interessante. OpenAI sostiene che le competenze sulla sicurezza non siano state eliminate, ma distribuite tra gruppi diversi per integrarle maggiormente nello sviluppo dei modelli. Tuttavia, la scelta arriva in un momento nel quale le capacità dei sistemi di AI stanno aumentando rapidamente e la gestione dei rischi è diventata una delle questioni centrali dell’intero settore.

La domanda, quindi, non è necessariamente se OpenAI stia abbandonando la sicurezza. Il punto è capire quanto sia efficace un modello nel quale le responsabilità sui rischi vengono distribuite anziché concentrate in un team specifico.

La riorganizzazione mostra comunque quanto sia cambiata OpenAI. L’azienda che qualche anno fa era soprattutto un laboratorio di ricerca oggi deve contemporaneamente sviluppare modelli sempre più potenti, conquistare clienti, gestire miliardi di dollari di ricavi e prepararsi, eventualmente, a una delle IPO più importanti della storia della tecnologia.

E proprio questo equilibrio tra crescita commerciale, sviluppo dell’AI e sicurezza potrebbe diventare uno dei temi più importanti per OpenAI nei prossimi anni.

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