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Perché Apple vuole trattare con gli editori?

Apple vuole pagare gli editori per Siri ecco cosa sta per cambiare con l'AI

Apple starebbe trattando con gli editori per portare notizie e contenuti aggiornati nella nuova Siri AI, con possibili pagamenti legati all’utilizzo.

Apple potrebbe aver trovato un nuovo modo per migliorare la propria intelligenza artificiale senza limitarsi ai dati già disponibili. L’azienda di Cupertino starebbe infatti negoziando con diversi editori per portare contenuti aggiornati direttamente nella nuova Siri basata sull’AI, con particolare attenzione a notizie, eventi recenti e informazioni soggette a continui cambiamenti.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, i contatti sarebbero iniziati nei mesi scorsi e Apple avrebbe già iniziato a discutere accordi pluriennali con alcuni publisher. La parte più interessante, però, riguarda il possibile modello economico: Apple non starebbe semplicemente valutando una licenza tradizionale, ma un sistema nel quale gli editori verrebbero remunerati in funzione dell’effettivo utilizzo dei loro contenuti da parte di Siri.

La strategia potrebbe rappresentare un passaggio importante per Apple Intelligence e, soprattutto, per una Siri che deve riuscire a rispondere in modo affidabile anche quando l’utente chiede informazioni su ciò che è appena successo.

Apple vuole una Siri più aggiornata

Il problema che Apple sta cercando di risolvere è abbastanza semplice da comprendere. Un assistente AI può essere molto efficace quando deve spiegare un concetto, riassumere un testo o aiutare l’utente con un’attività, ma la situazione cambia quando vengono richieste informazioni recentissime.

Una domanda come “cosa è successo oggi?” oppure “quali sono le ultime notizie su un determinato evento?” richiede infatti un accesso costante a fonti aggiornate.

È proprio su questo terreno che Apple starebbe lavorando. L’azienda vuole portare contenuti editoriali aggiornati all’interno della nuova Siri, permettendole di utilizzare informazioni provenienti direttamente dai publisher. L’obiettivo sarebbe quindi migliorare la qualità delle risposte soprattutto nei casi in cui la freschezza dei dati è fondamentale.

Non si tratta necessariamente di creare un nuovo motore di ricerca, ma di fornire all’assistente una base informativa più solida sulla quale costruire le proprie risposte.

Gli editori potrebbero essere pagati in base all’utilizzo

La parte più interessante delle indiscrezioni riguarda il modello di pagamento. Secondo il Wall Street Journal, Apple starebbe valutando accordi pluriennali con gli editori e, invece di limitarsi a garantire una somma fissa per l’accesso ai contenuti, potrebbe collegare la remunerazione al loro utilizzo effettivo.

In altre parole, se un articolo o un’informazione di una determinata testata venisse utilizzato da Siri per elaborare una risposta, l’editore potrebbe ricevere un compenso.

Si tratta di un’impostazione differente rispetto a molti degli accordi già visti nel settore dell’intelligenza artificiale. In diversi casi, infatti, le aziende hanno preferito stipulare licenze più ampie, pagando un corrispettivo prestabilito per poter utilizzare determinati contenuti. Apple starebbe invece valutando un sistema maggiormente legato all’effettiva fruizione.

Il budget complessivo preso in considerazione dall’azienda sarebbe nell’ordine delle centinaia di milioni di dollari, anche se non sono ancora emersi dettagli sui singoli accordi né sui possibili editori coinvolti.

Non sarebbe la prima volta che Apple collabora con gli editori

La relazione tra Apple e il mondo dell’informazione non nasce con questa iniziativa. L’azienda ha già sottoscritto in passato accordi con editori che comprendevano anche diritti relativi all’addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale. A questo si aggiunge Apple News+, il servizio dedicato alla consultazione di riviste e quotidiani.

La nuova strategia, quindi, si inserirebbe in un rapporto già esistente tra Cupertino e il settore editoriale, ma con una differenza sostanziale: questa volta l’obiettivo sarebbe rendere Siri più efficace nell’elaborazione di informazioni attuali.

Per un assistente che punta a diventare sempre più autonomo, avere accesso a contenuti aggiornati può fare una differenza enorme. Una Siri capace di comprendere il contesto di una richiesta ma priva di informazioni recenti rischia infatti di fornire risposte incomplete o, peggio, non aggiornate.

Il precedente delle notifiche Apple Intelligence

Dietro questa scelta potrebbe esserci anche una lezione arrivata direttamente dall’esperienza di Apple Intelligence. Alla fine del 2024 Apple aveva introdotto i riepiloghi delle notifiche generati dall’intelligenza artificiale, includendo anche contenuti relativi alle notizie.

Il sistema aveva però generato in alcuni casi riepiloghi e titoli errati, attribuendoli direttamente alle testate coinvolte. La vicenda aveva provocato le proteste degli editori e Apple aveva successivamente disattivato la funzione.

Il problema mostrava una delle difficoltà principali dell’AI applicata all’informazione: non basta generare una risposta plausibile, bisogna anche garantire che il contenuto sia corretto e attribuito alla fonte giusta. L’accesso diretto ai contenuti dei publisher potrebbe rappresentare una risposta proprio a questo problema.

Invece di affidarsi esclusivamente a informazioni reperite indirettamente, Siri potrebbe utilizzare materiale proveniente direttamente dalle fonti editoriali coinvolte negli accordi.

Una questione sempre più importante per tutta l’AI

La scelta di Apple si inserisce inoltre in una discussione molto più ampia che coinvolge l’intero settore dell’intelligenza artificiale. I sistemi AI hanno bisogno di enormi quantità di dati per funzionare e migliorare, ma l’utilizzo di contenuti editoriali protetti pone inevitabilmente questioni economiche e legali.

Chi produce quelle informazioni sostiene infatti costi per realizzarle: giornalisti, redazioni, fotografi, ricercatori e infrastrutture editoriali. Se quei contenuti vengono poi utilizzati da un sistema AI per rispondere direttamente agli utenti, diventa inevitabile discutere su come remunerare chi li ha prodotti.

Il possibile modello scelto da Apple è quindi particolarmente interessante perché sposta il ragionamento dall’addestramento all’utilizzo. Non si parla soltanto di quali contenuti possono essere utilizzati per costruire un modello AI, ma anche di quanto debba essere pagato un editore quando le sue informazioni vengono effettivamente utilizzate per generare una risposta.

Siri si prepara alla sfida con gli altri assistenti AI

Per Apple, infine, la questione è anche strategica. La nuova Siri rappresenta uno dei tasselli più importanti della trasformazione di Apple Intelligence. L’assistente dovrà competere con sistemi che hanno già costruito una forte reputazione nella ricerca e nell’elaborazione di informazioni.

Per riuscirci, non sarà sufficiente migliorare il modello linguistico. Sarà necessario anche garantire accesso alle informazioni corrette, aggiornate e verificabili.

Gli accordi con gli editori potrebbero quindi diventare una componente fondamentale della nuova Siri. Per ora, però, si tratta di indiscrezioni. Non sono stati resi noti i nomi dei possibili partner, gli importi dei singoli accordi o le modalità precise con cui i contenuti verrebbero integrati nelle risposte.

Se la strategia dovesse concretizzarsi, però, Apple potrebbe contribuire a cambiare ancora una volta il rapporto tra intelligenza artificiale e informazione online. E il fatto che Cupertino stia valutando di pagare gli editori in base all’utilizzo effettivo dei loro contenuti potrebbe diventare uno dei modelli più interessanti da osservare nei prossimi mesi.

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