Indice
- Il 45% che dialoga, e il 59% che non ci crede ancora
- Perché scriviamo ancora più di quanto parliamo
- Dove la voce funziona già bene: i micro-momenti
- Casa intelligente, ma non ancora di massa
- Il nodo della fiducia (e della privacy)
- Cosa ha fatto Samsung negli ultimi dodici mesi per arrivare a questo punto
- Cosa sappiamo e cosa non sappiamo
- Domande frequenti su Samsung Trend Radar 2026
Samsung ha appena pubblicato il suo Trend Radar 2026, una ricerca condotta da Toluna su un campione di 1.000 italiani che mette a fuoco un cambiamento reale: la tecnologia non si usa più soltanto, si comincia a interpellarla.
Smartphone, TV e dispositivi smart home stanno lentamente smettendo di essere strumenti a comando singolo e diventano interlocutori, chiamati in causa con la voce o con un linguaggio sempre meno tecnico.
Il problema è che leggere questi dati come la prova di una rivoluzione già avvenuta sarebbe fin troppo comodo. La domanda giusta da porsi, prima di applaudire, è un’altra: gli italiani sono davvero pronti a usare la tecnologia con la voce, o stanno semplicemente iniziando a tollerarla?
Il 45% che dialoga, e il 59% che non ci crede ancora
Secondo il Trend Radar, il 45% degli italiani interagisce oggi con i propri dispositivi in modo conversazionale, abbandonando comandi rigidi per un linguaggio più naturale. È un numero che a prima vista sembra notevole.
Ma lo stesso studio, condotto nel giugno 2026, mette subito un freno all’entusiasmo: per il 59% degli intervistati il dialogo con la tecnologia non è ancora percepito come spontaneo.
Tradotto: quasi un italiano su due parla ai propri dispositivi, ma la maggioranza continua a sentirsi a disagio mentre lo fa. Non è ancora una conversazione, è più simile a un’interfaccia che si accetta di usare perché comoda, non perché naturale.
Perché scriviamo ancora più di quanto parliamo
Il comportamento resta fortemente ibrido. Il 59% degli italiani preferisce scrivere, mentre il 53% usa la voce, a seconda del contesto e della necessità del momento.
Chi vuole precisione o discrezione digita, chi cerca velocità parla. Non è un’anomalia italiana: è la stessa dinamica osservata a livello internazionale, dove tastiera e voce continuano a convivere invece di sostituirsi a vicenda.
C’è però un dato esterno al Trend Radar che aiuta a inquadrare meglio la situazione. Secondo Eurostat, aggiornato al 2025, solo il 19,9% degli italiani utilizza strumenti di intelligenza artificiale, contro una media europea del 32,7%.
L’Italia risulta penultima tra i paesi dell’Unione, davanti soltanto alla Romania (17,8%). In testa ci sono Danimarca (48,4%), Estonia (46,7%) e Malta (46,5%). Anche guardando ai più giovani, la fascia 16-24 anni più incline a dialogare con i chatbot, l’Italia si ferma al 47,2% contro il 64% europeo.
Messi uno accanto all’altro, i due studi non si contraddicono: raccontano semplicemente due fasi diverse della stessa storia. Il Trend Radar misura un comportamento conversazionale generico (scrivere in linguaggio naturale a un assistente, cercare qualcosa a voce), l’Eurostat misura l’uso consapevole di strumenti AI dichiarati come tali. Il divario tra i due numeri è probabilmente la misura più onesta di quanto lavoro resti da fare.
Dove la voce funziona già bene: i micro-momenti
Non tutto è scetticismo. Il Trend Radar individua con precisione i contesti in cui la voce ha già vinto la sua battaglia. Il 60% degli italiani usa assistenti e AI per ottenere informazioni pratiche, il 56% per semplificare o chiarire contenuti.
E poi ci sono i momenti di pausa: il 37% usa la tecnologia per staccare qualche minuto, il 35% la integra nel relax serale, quasi sempre per gestire musica o video senza dover impugnare un telecomando.
È in questo scenario che l’integrazione tra smartphone Galaxy, Smart TV Samsung e dispositivi collegati tramite SmartThings trova la sua ragione d’essere: avviare una playlist, cercare un contenuto o spegnere una luce senza interrompere quello che si sta facendo.
Un uso funzionale, quasi invisibile, molto lontano dall’idea di “conversare” con un assistente come si farebbe con una persona.
Casa intelligente, ma non ancora di massa
Se sui micro-momenti la voce convince, sulla smart home il quadro resta acerbo. Solo il 25% degli italiani possiede oggi dispositivi domestici connessi.
Le aspettative, però, sono già più mature dell’adozione reale: il 51% vorrebbe tecnologie capaci di semplificare la gestione della casa, il 55% le associa a una riduzione dello stress quotidiano.
Samsung punta su questo desiderio con SmartThings e la gamma Bespoke AI, che comprende frigoriferi Side-by-Side e monoporta, le lavasciuga Bespoke AI Laundry Combo con display AI Home e le scope senza filo Bespoke AI Jet.
Tutti dispositivi pensati per rispondere a comandi vocali e automatizzare compiti ripetitivi. Il concetto, già raccontato da Samsung durante IFA 2025 con la visione AI Home, resta valido: ma la distanza tra “lo vorrei” (51-55%) e “lo possiedo” (25%) racconta di un mercato che si sta ancora convincendo, non di uno già conquistato.
Il nodo della fiducia (e della privacy)
C’è un elemento che il Trend Radar non affronta direttamente, ma che pesa parecchio sulla domanda di partenza: quanto ci si fida davvero di un assistente che ascolta?
Un report separato di indigo.ai, il Customer Experience Unlocked, offre un dato interessante: la maggioranza degli italiani interagisce già regolarmente con assistenti vocali, ma quando l’interlocutore è un voicebot di prima generazione la soddisfazione crolla al 35%.
Le cause principali sono risposte imprecise, segnalate dal 64% degli utenti, e percorsi troppo complicati per arrivare a una soluzione, indicati dal 46%.
Tradotto: le persone sono disposte a parlare con la tecnologia, ma smettono di farlo volentieri appena la tecnologia le delude. La fiducia si costruisce con l’accuratezza delle risposte, non con lo slogan del momento.
Su questo fronte il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato indicazioni pratiche sugli assistenti digitali: evita di usarli per memorizzare informazioni delicate come password o dati di salute, valuta con attenzione l’accesso dell’assistente a foto, rubrica e calendario, e disattivalo quando non serve, perché in stato di ascolto passivo resta comunque “in ascolto” della parola di attivazione.
Non è un dettaglio da smanettoni: è la base minima per usare la voce come interfaccia senza regalare più dati di quanti se ne vogliano condividere.
Cosa ha fatto Samsung negli ultimi dodici mesi per arrivare a questo punto
Il Trend Radar non nasce nel vuoto. Negli ultimi dodici mesi Samsung ha ampliato in modo consistente il proprio ecosistema AI e voice-first. Dalla serie Galaxy S24 ai più recenti Galaxy S25, Galaxy AI ha introdotto Traduzione live, Assistente note e Assistente alla scrittura, oltre a una gestione più intelligente dell’audio. Lo stesso approccio conversazionale è arrivato su Galaxy Tab S10 e sui nuovi Galaxy Watch con AI integrata.
Il capitolo più recente porta la data del 22 luglio 2026, quando Samsung ha tenuto il suo Galaxy Unpacked a Londra, città scelta per la prima volta nella storia dell’evento.
Lì l’azienda ha presentato Galaxy Z Fold8, Fold8 Ultra e Flip8, con quest’ultimo che trasforma la sua FlexWindow da schermo secondario ad assistente personale, esattamente nella direzione conversazionale descritta dal Trend Radar.
Sullo stesso palco sono arrivati anche i primi Galaxy Glasses, sviluppati con Gentle Monster e Warby Parker, che portano Gemini fuori dallo smartphone e dentro un paio di occhiali da usare senza estrarre nulla dalla tasca. Ne avevamo parlato nella nostra copertura completa dell’evento: è lì che si vede plasticamente dove Samsung vuole portare l’interazione vocale nei prossimi anni.
Cosa sappiamo e cosa non sappiamo
Cosa sappiamo
- Il Trend Radar 2026 è stato realizzato da Toluna nel giugno 2026 su un campione di 1.000 italiani, rappresentativo per genere, età e area geografica, tra i decisori d’acquisto di prodotti tech.
- Il 45% degli italiani dichiara un’interazione conversazionale con i dispositivi, ma il 59% non la percepisce ancora come naturale.
- I dati Eurostat relativi al 2025 collocano l’Italia al penultimo posto in Europa per uso dichiarato di intelligenza artificiale.
- Un report indigo.ai segnala insoddisfazione diffusa (solo 35%) verso i voicebot meno evoluti, per risposte imprecise e percorsi complicati.
- Il Garante Privacy ha pubblicato raccomandazioni specifiche sull’uso sicuro degli assistenti digitali in casa.
Cosa non sappiamo
- Se i dati del Trend Radar misurino un uso effettivo e continuativo o soprattutto un’apertura dichiarata all’intervistatore, che nei sondaggi tende a essere più generosa della realtà.
- Quanto le nuove funzioni mostrate al Galaxy Unpacked di Londra modificheranno, nei prossimi mesi, la percentuale di italiani che usa davvero la voce come interfaccia primaria.
- Se l’adozione della smart home in Italia (oggi al 25%) accelererà in modo significativo entro fine 2026 o resterà un desiderio più dichiarato che praticato.
Domande frequenti su Samsung Trend Radar 2026
Cos’è il Samsung Trend Radar 2026? È una ricerca commissionata da Samsung Electronics Italia a Toluna su un campione di 1.000 italiani, che analizza il rapporto tra le persone e i dispositivi smart, tra AI conversazionale, comandi vocali e smart home.
Gli italiani preferiscono scrivere o parlare con la tecnologia? Il comportamento resta ibrido: il 59% preferisce ancora scrivere, mentre il 53% usa la voce, con la scelta che cambia in base al contesto e alla necessità del momento.
Perché la smart home cresce così lentamente in Italia? Solo il 25% degli italiani possiede oggi dispositivi domestici connessi, nonostante più della metà (51-55%) desideri soluzioni che semplifichino la gestione della casa. Il gap tra desiderio e possesso resta ampio.
Usare assistenti vocali comporta rischi per la privacy? Sì, se non gestiti con attenzione. Il Garante Privacy consiglia di non affidare agli assistenti digitali dati sensibili come password o informazioni di salute e di disattivarli quando non servono, poiché restano in ascolto passivo della parola di attivazione.
