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La Commissione europea ha inflitto a Google una multa complessiva da 890 milioni di euro per due violazioni distinte del Digital Markets Act (DMA), il regolamento che disciplina il comportamento delle grandi piattaforme digitali designate come gatekeeper.
Non si tratta di un’unica sanzione, ma di due decisioni separate che chiudono un’indagine aperta da Bruxelles nel marzo 2024. La cifra più alta, 460 milioni di euro, riguarda Google Search. La seconda, da 430 milioni di euro, colpisce le politiche di Google Play.
Il capitolo Search: il self-preferencing nei risultati
Secondo la Commissione, Google avrebbe continuato a garantire un trattamento preferenziale ai propri servizi verticali, tra cui Google Shopping, Google Hotels e Google Flights, mostrandoli in posizioni più favorevoli rispetto ai contenuti dei concorrenti nei risultati di ricerca.
Il concetto giuridico non nasce oggi: l’autopreferenza è lo stesso principio al centro del caso Google Shopping, confermato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea nel 2024 dopo un’indagine partita nel lontano 2010. Il DMA ha semplicemente reso questo tipo di accertamento più rapido, eliminando parte degli oneri probatori tipici del diritto antitrust tradizionale.
Il capitolo Play Store: la libertà degli sviluppatori
La seconda sanzione riguarda invece il modo in cui Google gestisce la comunicazione tra sviluppatori e utenti all’interno del proprio ecosistema mobile. Secondo Bruxelles, l’azienda avrebbe impedito alle app di segnalare liberamente offerte più economiche disponibili fuori da Google Play, così come sistemi di pagamento alternativi.
È lo stesso tipo di obbligo, il cosiddetto divieto di anti-steering, che nel 2025 era già costato ad Apple una multa da 500 milioni di euro.
Nello stesso anno, con una logica diversa legata al modello “pay or consent”, anche Meta era finita nel mirino della Commissione con una sanzione da 200 milioni di euro. Con gli 890 milioni di oggi, Google diventa la terza grande piattaforma sanzionata ai sensi del DMA e, complessivamente, quella che ha ricevuto la multa più alta in assoluto.
Sessanta giorni per adeguarsi, altrimenti sanzioni fino al 5% del fatturato
Oltre al pagamento della multa, la Commissione ha imposto a Google di porre fine alle pratiche contestate: trattare i servizi di terzi senza discriminazioni su Search e permettere agli sviluppatori di comunicare liberamente con gli utenti su Play Store.
Google ha 60 giorni di tempo per conformarsi. In caso contrario, rischia sanzioni periodiche fino al 5% del fatturato mondiale complessivo, una soglia che per un’azienda delle dimensioni di Alphabet significherebbe cifre enormemente superiori agli 890 milioni odierni.
Va detto che l’azienda ha già iniziato a testare alcune modifiche sia al motore di ricerca sia alle policy di Play Store, e la Commissione ha definito alcuni di questi interventi un progresso concreto verso la conformità. Non è però ancora chiaro se Google intenda anche presentare ricorso contro la decisione.
Non è la prima stretta Ue dell’anno su Google
Il pacchetto di oggi arriva a distanza di pochi giorni da un’altra decisione vincolante della Commissione nei confronti di Google, quella che a metà luglio ha imposto l’apertura di Android agli assistenti AI concorrenti e la condivisione anonimizzata dei dati di ricerca con i motori rivali.
Due fronti diversi, la stessa cornice normativa: il DMA continua a essere lo strumento con cui Bruxelles smonta pezzo per pezzo le posizioni di rendita costruite da Google negli ultimi vent’anni, e la sequenza ravvicinata di provvedimenti suggerisce che la Commissione non intenda rallentare.
La replica di Google, affidata al presidente per gli affari globali Kent Walker, ricalca lo schema già visto in passato: la normativa, secondo l’azienda, peggiorerebbe prodotti amati dagli utenti europei a beneficio di “un piccolo gruppo di ricorrenti” con interessi personali. Un argomento che a Bruxelles, evidentemente, non sposta più di tanto l’ago della bilancia.
Cosa sappiamo e cosa non sappiamo
Cosa sappiamo:
- La Commissione europea ha multato Google per 890 milioni di euro in totale: 460 milioni per il self-preferencing su Search, 430 milioni per le restrizioni su Google Play.
- L’indagine era stata aperta nel marzo 2024 nell’ambito del Digital Markets Act.
- Google ha 60 giorni per adeguarsi alle richieste della Commissione, pena sanzioni periodiche fino al 5% del fatturato mondiale.
- È la terza sanzione DMA della storia dopo quelle ad Apple (500 milioni, 2025) e Meta (200 milioni, 2025), e la più alta finora comminata.
Cosa non sappiamo:
- Se Google presenterà ricorso formale contro la decisione della Commissione.
- Quali modifiche concrete e definitive verranno introdotte su Search e Play Store, oltre ai test già avviati.
- Come si evolverà il possibile attrito diplomatico con l’amministrazione statunitense, che in passato ha già influenzato le decisioni di Bruxelles su altri casi legati a Google.
Domande frequenti su Google Search
Perché Google è stata multata due volte nello stesso giorno?
Perché si tratta di due violazioni distinte del Digital Markets Act: una riguarda il trattamento preferenziale dei servizi Google nei risultati di ricerca, l’altra le restrizioni imposte agli sviluppatori su Google Play.
Quanto rischia Google se non si adegua entro i 60 giorni?
Sanzioni periodiche che possono arrivare fino al 5% del fatturato mondiale complessivo di Alphabet, una cifra potenzialmente molto più alta degli 890 milioni della multa attuale.
È la multa più alta mai inflitta nell’ambito del DMA?
Sì. Supera sia i 500 milioni pagati da Apple sia i 200 milioni pagati da Meta nel 2025, entrambe sanzionate per violazioni diverse dello stesso regolamento.
Questa multa è collegata alle recenti decisioni su Android e gli assistenti AI?
Non direttamente, ma fa parte dello stesso filone di applicazione del Digital Markets Act nei confronti di Google, arrivato a distanza di pochi giorni dalla decisione che impone l’apertura di Android agli assistenti AI concorrenti.
