OpenAI: in arrivo il primo dispositivo indossabile (mistergadget.tech)
OpenAI lavora a SweetPea, auricolari AI progettati da Jony Ive: chip a 2 nm, AI locale e assistente proattivo sempre attivo.
L’ingresso di OpenAI nel mondo dell’hardware di consumo non è più solo una suggestione. Secondo le ultime indiscrezioni provenienti dalla Cina, l’azienda starebbe lavorando a un progetto di auricolari intelligenti dal nome in codice SweetPea, un dispositivo che punta apertamente a proporsi come alternativa concettuale – prima ancora che commerciale – agli AirPods.
A rendere il progetto particolarmente credibile è un nome che pesa come un macigno nel mondo del design industriale: Jony Ive. L’ex chief design officer di Apple sarebbe infatti responsabile dell’impostazione hardware e formale del dispositivo, segnando uno dei primi risultati concreti dell’acquisizione del suo studio io hardware da parte di OpenAI, avvenuta nel 2024 per circa 6,5 miliardi di dollari.
OpenAI: un design radicalmente diverso dagli auricolari tradizionali
SweetPea non seguirebbe la strada degli auricolari true wireless classici. Le informazioni parlano di un form factor inedito, composto da un’unità principale in metallo, simile a un piccolo ciottolo, affiancata da due moduli a capsula che si appoggiano dietro l’orecchio anziché nel canale uditivo.
Una scelta tutt’altro che estetica: questo design consentirebbe di ricavare più spazio interno per componenti avanzati, in particolare per l’elaborazione AI direttamente a bordo dispositivo. Un’impostazione che rompe con l’idea di auricolare come semplice periferica audio e lo avvicina a un vero assistente personale indossabile.
AI locale e chip dedicato a 2 nanometri
Il cuore tecnologico di SweetPea sarebbe un processore custom a 2 nm, progettato per gestire la maggior parte delle funzioni di intelligenza artificiale in locale. Questo significa meno dipendenza dal cloud, latenze ridotte e un’interazione più fluida e continua con l’utente.
L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di trasformare gli auricolari in una interfaccia primaria con il mondo digitale, capace di comprendere comandi vocali, contesto e intenzioni senza dover passare ogni volta dallo smartphone.
Niente “Hey”: l’assistente diventa proattivo
Uno degli aspetti più ambiziosi del progetto riguarda il modo in cui l’AI interagirebbe con l’utente. SweetPea integrerebbe microfoni e fotocamere per percepire costantemente l’ambiente circostante, eliminando la necessità di una parola di attivazione.
In pratica, l’assistente AI potrebbe anticipare bisogni e suggerimenti in base a ciò che vede e sente: un approccio radicalmente diverso rispetto agli assistenti vocali attuali, ancora legati a comandi espliciti e interazioni frammentate.
Questa visione spinge SweetPea oltre il concetto di auricolare, avvicinandolo a un companion AI sempre attivo, capace di sostituire molte funzioni base dello smartphone.
Tempistiche ambiziose e numeri da big tech
Secondo le indiscrezioni, OpenAI starebbe puntando a un lancio nel settembre 2028, con l’obiettivo di distribuire tra i 40 e i 50 milioni di unità già nel primo anno. Numeri estremamente ambiziosi per un prodotto completamente nuovo, che evidenziano quanto l’azienda creda in questo cambio di paradigma.
Resta però un’incognita non da poco: il tempo. Da qui al 2028 il mercato dell’AI consumer potrebbe cambiare radicalmente, così come le aspettative degli utenti e il quadro normativo legato a privacy e sorveglianza ambientale.
Un segnale chiaro: OpenAI vuole un corpo, non solo una voce
SweetPea, se confermato, rappresenterebbe molto più di un gadget. Sarebbe il primo tentativo concreto di dare un corpo fisico all’AI, spostando l’esperienza fuori dallo schermo e rendendola continua, contestuale, quasi invisibile. La sfida non è tanto contro AirPods o Apple, quanto contro l’idea stessa di come interagiamo con la tecnologia. E su questo fronte, OpenAI sembra pronta a giocare una partita lunga.