Indice
Se pensavi che il futuro dell’intrattenimento fosse un unico, immenso monopolio nato dalla fusione di tutti i loghi che vedi sulla tua Smart TV, beh… i fatti del 2026 ci stanno dicendo che avevamo torto.
Nonostante le indiscrezioni che per mesi hanno suggerito un possibile matrimonio tra LA piattaforma di streaming e una delle più grandi istituzioni del cinema statunitense, Warner Bros Discovery, Netflix ha detto no. E non si tratta di un rifiuto dovuto a mancanza di fondi, ma a una precisa scelta tecnologica e strategica.
Perchè Netflix ha detto No a Warner Bros
Dopo mesi di corteggiamento e un pre-accordo che sembrava blindato, Netflix ha deciso di non pareggiare l’ultima, mostruosa offerta presentata da Paramount Skydance. La decisione è arrivata direttamente dai due co-CEO, Ted Sarandos e Greg Peters, che con una nota asciutta hanno dichiarato che l’affare “non è più finanziariamente attraente”.
Ma facciamo un passo indietro per capire l’entità del fallimento. A dicembre, Netflix sembrava aver messo le mani sulla divisione cinema e streaming di Warner Bros. Discovery con un assegno da 83 miliardi di dollari. Il consiglio d’amministrazione di Warner aveva dato il via libera, vedendo in Netflix il partner tecnologico perfetto per salvare un’istituzione storica in crisi di identità (e di cassa).
Tuttavia, il piano di Netflix forse non si accordava con la realtà dei fatti: volevano la produzione, volevano i marchi come HBO e i franchise cinematografici, ma non volevano l’intero carrozzone di Warner. Ed è qui che si è inserita la manovra a tenaglia di Paramount Skydance. A differenza di Netflix, il gruppo guidato da David Ellison non ha cercato un accordo amichevole per un pezzo dell’azienda: ha lanciato una vera e propria scalata ostile per prendersi tutto il pacchetto, inclusi i canali lineari e la corazzata dell’informazione, la CNN.
Quando il portafogli di papà ha la meglio
Se ti stai chiedendo come faccia Paramount — un’azienda che fino a poco tempo fa navigava in acque agitate — a mettere sul piatto cifre superiori ai 110 miliardi di dollari, la risposta ha un nome e un cognome: Larry Ellison.
Il fondatore di Oracle, uno degli uomini più ricchi del pianeta, è sceso in campo per sostenere l’ambizione del figlio David. Dopo che il board di Warner aveva inizialmente bocciato l’offerta di Paramount giudicandola finanziariamente fragile, Larry Ellison ha fatto qualcosa di inaudito nel mondo corporate moderno: ha garantito personalmente l’operazione impegnando 40,4 miliardi di dollari della sua fortuna privata.
Questa mossa ha cambiato i rapporti di forza. Nonostante un iniziale scetticismo e una causa legale intentata da Paramount contro Warner per mancanza di trasparenza, il rilancio finale a 111 miliardi di dollari (circa 30 dollari per azione) è diventato impossibile da ignorare. Netflix ha avuto quattro giorni di tempo per rispondere, una sorta di finestra di grazia concessa paradossalmente proprio da Netflix stessa durante le trattative. Ma alla fine, il senso del limite ha prevalso a Los Gatos. Sarandos e Peters hanno capito che inseguire gli Ellison su quel terreno avrebbe significato mettere a rischio la stabilità finanziaria di Netflix, trasformando un investimento strategico in un potenziale buco nero economico.
Cosa abbiamo perso con il No di Netflix a Warner Bros?
Per anni abbiamo pensato che Netflix avesse l’obiettivo finale di sostituire completamente gli studi cinematografici tradizionali, magari finendo per comprarne uno per mettersi in bacheca un secolo di storia (e di diritti d’autore). Ma la tech company di Los Gatos ha capito una lezione fondamentale che i suoi concorrenti hanno imparato a loro spese: il catalogo storico è un costo, non solo una risorsa.
Acquistare una major come Discovery significa portarsi in casa non solo Mission Impossible o SpongeBob. L’acquisizione includeva i Warner Bros. Studios e la loro immensa library centenaria. Dai classici come Casablanca e Il Mago di Oz fino ai blockbuster moderni come Dune o Barbie. Ma anche una rete immensa di infrastrutture fisiche obsolete, studi televisivi lineari in perdita e, soprattutto, una montagna di debiti miliardari. Le major hanno iniziato a svendere i propri gioielli di famiglia per tappare i buchi di bilancio, ma così facendo hanno svalutato il concetto stesso di esclusività.
Se un tempo il valore di Warner era dato dal fatto che Harry Potter o Il Trono di Spade si potessero vedere solo sui loro canali, la decisione di concedere queste licenze a terzi ha rotto l’incantesimo. Netflix ha guardato a questi giganti in difficoltà e ha capito che è molto più economico affittare un contenuto per due anni che comprare l’intera azienda che lo produce.
Netflix oggi preferisce investire quei miliardi nel proprio algoritmo e in produzioni originali fresche piuttosto che nel salvataggio di modelli di business obsoleti. La tecnologia di streaming di Netflix è ottimizzata per la novità e per il coinvolgimento costante. Caricarsi di migliaia di ore di contenuti legacy che richiedono costi di manutenzione dei diritti e che spesso non performano bene con l’algoritmo moderno non è più considerato un investimento sensato.
CNN e la libertà d’informazione
Se l’acquisizione di Warner Bros. da parte di Paramount Skydance andrà in porto, la famiglia Ellison si ritroverà a controllare un impero mediatico senza precedenti, che include la CBS (già sotto Paramount) e ora la CNN.
Perché questo è un problema? Larry Ellison è notoriamente vicino a Donald Trump. La CNN, d’altro canto, è stata per anni la spina nel fianco dell’amministrazione Trump, mantenendo una linea editoriale estremamente critica. Il timore degli analisti, e di buona parte dell’opinione pubblica americana, è che un cambio di proprietà così politicamente orientato possa trasformare radicalmente la natura della testata all-news più famosa del mondo.
Immagina un ecosistema dove la tecnologia di distribuzione (Paramount+ e le infrastrutture cloud di Oracle) si fonde con il controllo totale dell’informazione televisiva. Le preoccupazioni per la pluralità delle voci e per l’indipendenza dei giornalisti della CNN sono ai massimi storici. Netflix, sfilandosi, ha di fatto lasciato il campo libero a questa concentrazione di potere, preferendo tutelare i propri azionisti piuttosto che imbarcarsi in una battaglia politica che avrebbe richiesto anni di mediazioni con l’antitrust e le autorità di regolamentazione.