Dopo la Cina anche l’Iran blocca l’estrazione di criptovalute

Redazione Web27 Maggio 2021
Dopo la Cina anche l'Iran blocca l'estrazione di criptovalute

Dopo che la Cina ha recentemente dichiarato di muoversi verso un divieto delle transazioni e del mining, adesso anche il Governo iraniano prende la stessa decisione e blocca per quattro mesi l’estrazione di criptovalute.

Perchè?

Alla base della decisione del Governo iraniano ci sono però motivazioni diverse da quelle che hanno portato la Cina a disporre il divieto.

Infatti, mentre il Governo di Pechino è contrario all’uso delle criptovalute perché ritiene che siano strumenti speculativi altamente volatili, Theran è arrivato a disporre il blocco del mining per l’impatto energetico determinato da queste attività.

Negli ultimi mesi, infatti, l’Iran ha visto molteplici blackout diffusi a causa di un consumo energetico particolarmente elevato, dovuto dalla siccità e dalle alte temperature.

Con il mining di criptovalute, trattandosi di un’attività ad alto consumo di elettricità, la situazione diventerebbe ancora più drastica e il Governo iraniano vuole ridurre qualsiasi ulteriore elemento capace di incidere negativamente sull’erogazione di elettricità.

Iran criptovalute

Attività legittima, ma…

Dal 2019 l’Iran riconosce la legittimità di questa attività, ma i miner devono registrarsi presso gli enti governativi, pagare tariffe elettriche più elevate e vendere le criptovalute minate alla Banca Centrale.

Il problema, però, è che i miner non rispettano l’obbligo di registrazione e questo ha un impatto molto più rilevante.

Il mining illecito, infatti, rappresenta l’85% della complessiva attività di mining che si svolge in Iran, e richiede un consumo energetico giornaliero di 2.000MW.

Quindi, anche se gli aumentati rischi di blackout sono da ricondurre a questa parte di utenti, il blocco del mining riguarderà tutti indistintamente, anche chi poteva farlo lecitamente.


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