Android 11, il sistema operativo che forse non vedrete mai

Luca Viscardi12 Settembre 2020
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Sto usando da qualche giorno il nuovo sistema operativo di Google, Android 11, arrivato sugli smartphone della famiglia Pixel.

A brevissimo il sistema operativo dovrebbe arrivare anche su altri prodotti, ma la road map dei vari produttori è ancora abbastanza incerta e segmentata senza date fissate.

Vorrei dire che questa è una novità, ma purtroppo è il grande tallone d’Achille di Android, che ogni anno torna a farsi sentire. Puntualmente, i super esperti avvisano che questo sarà l’ultimo anno, dal prossimo gli aggiornamenti saranno veloci, immediati, istantanei.

Android 11

lo abbiamo letto un sacco di volte e ogni anno siamo stati smentiti dalla realtà dei fatti: per tranquillizzare coloro che vorrebbero già l’aggiornamento ad android 13 possiamo dire che visivamente non ci sono grandissime novità in questa versione del sistema operativo.

Sono state introdotte le cosiddette bolle dei programmi di messaggistica, che portano delle notifiche flottanti sullo schermo, ci sono delle novità che riguardano il controllo granulare dei permessi di locazione e di accesso ai dati da parte delle app, alcune novità che riguardano l’assistente di Google, ma sono riservate ai paesi di lingua inglese.

C’è la registrazione dello schermo nativa, ci sono nuove emoji, ci sono nuovi permessi per le applicazioni per usare il microfono o altre risorse dello smartphone, che possono essere gestite in modo molto preciso, ad esempio consentendo l’accesso una sola volta.

E’ stato introdotto anche un nuovo menu per lo spegnimento dello smartphone, ma onestamente non è una novità straordinaria, è invece più utile l’accesso più semplice ai controlli di Google home sempre attraverso il tasto di spegnimento.

Nei paesi di lingua inglese ci sono anche altre funzioni straordinariamente comode come la traduzione in tempo reale di quello che viene mostrato sul display, anche dei dialoghi di un video clip, la possibilità di fare la traduzione in tempo reale di ciò che viene registrato attraverso la app dedicata.

Diciamo però che non ci sono stravolgimenti essenziali dell’esperienza d’uso e dell’interfaccia utente, si può quindi sopravvivere anche senza aggiornare il proprio smartphone.

Il punto è che purtroppo ancora una volta si ripropone l’argomento della vita degli smartphone dopo il loro acquisto.

Troppi prodotti vengono abbandonati a se stessi o vengono aggiornati al nuovo sistema operativo quando è il momento di scoprire la versione successiva.


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Alcuni produttori hanno aggiornato ad Android 10 l’altro ieri quando ormai è tempo di pensare alla versione 11. Su alcuni smartphone, poi, la nuova versione non arriverà proprio, perché tantissimi produttori in particolare con i dispositivi di fascia bassa garantiscono gli aggiornamenti di sicurezza ma non il salto al nuovo sistema operativo.

Google dammi sta lavorando ad un nuovo progetto, che si chiama Fuchsia che dovrebbe risolvere tutti questi problemi, sostituendo di fatto Android.

La domanda che ci facciamo oggi è: quando finalmente il nuovo sistema operativo entrerà nel mercato, sostituirà Android e garantirà aggiornamenti tempestivi puntuali ed affidabili?


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