Dopo lo SPID, ecco il nuovo domicilio digitale dei cittadini

Luca Viscardi22 Gennaio 2018
Dopo lo SPID, ecco il nuovo domicilio digitale dei cittadini

Dopo lo SPID, ecco il nuovo domicilio digitale dei cittadini, il secondo passo per la costruzione della nuova anagrafe nazionale: ce la faremo?

Non so se ve ne siete accorti, ma da qualche giorno mi sono impallinato con il tema della nostra identità digitale: abbiamo in tasca smartphone con processori più potenti di quello che ha portato l’Apollo sulla luna, i nostri tablet hanno una capacità di calcolo superiore a quella di alcuni “cervelloni” aziendali di qualche anno fa e poi cosa facciamo?!? Per ricevere una raccomandata dobbiamo andare in posta, fare la fila, sperare che l’orario sia quello giusto, possibilmente andando nell’ufficio postale corretto.

Nel 2018 sembra una pratica molto più prossima al medioevo che alla civiltà 4.0. Ecco perché il domicilio digitale è un ulteriore passo verso una vita in cui la tecnologia fa quello che dovrebbe, ci semplifica la vita.

Cosa è il domicilio digitale?

E’ la versione per tutti della PEC, la posta elettronica certificata, in un certo senso è la sua massificazione estrema, verso dimensioni che voi umani nemmeno pensavate possibili.  L’unica speranza è che i cittadini, cioè noi, siano sensibili al tema, perché qualche anno fa, quando l’indirizzo tecnologico è stato introdotto per la prima volta, con una cosa che si chiamava “cec-pac”,  nessuno rispose all’appello e alla fine gli indirizzi attivati furono due milioni, aziende comprese. Un po’ poco per urlare alla rivoluzione digitale.

Tra l’altro, la legge del 2010 che istituì la “cec-pac” non obbligava la pubblica amministrazione ad usarla nel comunicare con il cittadino e per questo motivo lo stato continuò ad inviare tonnellate di carta e ad intasare l’ufficio delle poste con l’antica e ormai incomprensibile raccomandata.

Il domicilio digitale, in pratica, è un indirizzo di posta elettronica certificata dagli standard europei che possiamo eleggere come nostro unico indirizzo per la comunicazione con la pubblica amministrazione e per la ricezione di multe, bollette, informazioni ufficiali. Non pensate che sottraendovi alla consegna cambino poi i tempi di pagamento dei vostri oneri.

Ricordatevi che quando viene lasciata una notifica di raccomandata scattano i 60 giorni che avete per pagare la sanzione e che superata quella soglia le sanzioni stesse aumentano anche se voi non avete ancora ritirato il plico. Dato che il mancato ritiro di una lettera non mette al riparo da ciò che è scritto sulla stessa, non conviene ricevere la corrispondenza senza stress?

Ecco a cosa serve il domicilio digitale, che dovrebbe aiutare la nostra burocrazia a fare un passo in più.

Come si ottiene il domicilio digitale?

Questa è la domanda delle domande, perché al momento è chiaro quale sarà la dinamica del funzionamento, ma non esiste un vero e proprio indirizzo da comunicare per attivare il proprio domicilio, che sarà registrato nella nuova Anagrafe Nazionale Popolazione Residente, dove accanto ad ogni nome verrà indicato anche lo SPID e, appunto, il domicilio elettronico.

Alcuni comuni hanno già messo on line moduli con cui potete registrare il vostro domicilio elettronico che verrà poi inserito nell’anagrafe nazionale. Al momento il metodo mi fa orrore, perché la possibilità di commettere errori di trascrizione è altissima e si richiesta un’ecatombe di mail spedite all’indirizzo sbagliato.

Aspettiamo metodi più sicuri per l’adesione, con la speranza che la data del 2019 per l’avvio delle comunicazioni digitali venga rispettata. Dipende anche dalla nostra adesione.


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