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A poco più di una settimana dall’inaugurazione ufficiale, lo Stellar Hub è già al centro del dibattito sull’industria spaziale europea. La struttura, aperta il 28 ottobre 2026 a Settimo Torinese, è la prima fabbrica italiana pensata esplicitamente per la produzione seriale di satelliti — e il fatto che si trovi nell’area metropolitana di Torino non è casuale: la città ha una tradizione aerospaziale consolidata, e questa nuova infrastruttura punta a diventarne il simbolo più visibile nel prossimo decennio. La domanda, però, è quella che si pone chiunque guardi al mercato con occhio pragmatico: chi comprerà i satelliti che usciranno da questa fabbrica?
Cosa è davvero la fabbrica satelliti di Torino
Lo Stellar Hub non è un laboratorio di ricerca né un prototipo industriale: è un impianto operativo di 8.000 metri quadrati dedicato all’assemblaggio, all’integrazione e alla produzione in serie di satelliti fino a 600 chilogrammi di massa. Questa soglia di peso è significativa: copre una fascia molto ampia del mercato attuale, che va dai satelliti di osservazione terrestre a quelli per telecomunicazioni in orbita bassa e media.
Dietro al progetto c’è Space Industries, società fondata dal gruppo industriale Comat insieme all’executive aerospaziale Giuseppe Santangelo. L’investimento privato supera i 20 milioni di euro, interamente a carico di Comat, senza fondi pubblici diretti annunciati. È una scelta che dice qualcosa sulla fiducia degli investitori nel mercato: chi mette venti milioni su una fabbrica di satelliti non lo fa per scommessa, ma perché vede una domanda concreta all’orizzonte.
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Il 29 ottobre 2026, a un giorno dall’inaugurazione, Industria Italiana ha riportato i dettagli dell’apertura ufficiale dello Stellar Hub, sottolineando come Space Industries (Comat) abbia formalmente lanciato la struttura come polo produttivo per la costellazione commerciale europea. La notizia ha avuto eco immediata su testate internazionali come Euronews e SatNews, segnale che il settore guarda con attenzione a ciò che si muove a Settimo Torinese.
Perché Settimo Torinese e non altrove
La scelta della localizzazione non è banale. Settimo Torinese si trova nell’area nord di Torino, un territorio che ospita già una filiera manifatturiera avanzata — dall’automotive all’aeronautica — con una rete di fornitori, università tecniche e manodopera specializzata difficile da replicare altrove in Italia. Per una fabbrica che deve produrre oggetti ad altissima precisione come i satelliti, avere vicini i fornitori di componenti elettronici, strutture meccaniche e sistemi di controllo è un vantaggio competitivo reale, non una questione di marketing territoriale.
L’obiettivo occupazionale dichiarato è di circa 200 posti di lavoro: una cifra che, nel contesto della new space economy, è tutt’altro che trascurabile. Si parla di ingegneri, tecnici di integrazione, specialisti di collaudo e figure di supporto operativo — professionalità che il territorio torinese è in grado di esprimere, anche grazie alla vicinanza con il Politecnico di Torino e con realtà come il Centro Spaziale del Broglio e altri poli dell’ecosistema spaziale italiano.
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Il mercato commerciale: la sfida vera
Avere una fabbrica è una cosa; riempirla di ordini è un’altra. Il mercato dei satelliti commerciali è in forte espansione — SpaceX con Starlink, Amazon con Kuiper e decine di operatori europei e asiatici stanno moltiplicando le costellazioni in orbita bassa — ma è anche un mercato dove la competizione sui costi è feroce. La capacità produttiva dello Stellar Hub, pensata per la serialità, risponde esattamente a questa pressione: produrre più satelliti in meno tempo, con processi standardizzati, abbassa il costo unitario e rende la struttura competitiva rispetto ai grandi player internazionali.
La vera partita si gioca sulla capacità di attrarre clienti istituzionali e commerciali europei che cercano un’alternativa sovrana — cioè europea — ai fornitori americani o asiatici. In questo senso, lo Stellar Hub si posiziona in un momento politicamente favorevole: l’autonomia spaziale europea è diventata una priorità dichiarata sia dall’ESA che dalla Commissione Europea, e una fabbrica italiana in grado di produrre satelliti in serie è esattamente il tipo di asset industriale che l’Europa sta cercando di costruire.
Cosa cambia per l’industria spaziale italiana
Prima dello Stellar Hub, l’Italia aveva competenze spaziali di altissimo livello — basti pensare a Thales Alenia Space a Torino stessa, o a Leonardo — ma non disponeva di un impianto dedicato esplicitamente alla produzione seriale e accessibile anche a operatori di medie dimensioni. La distinzione è importante: le grandi prime contractor lavorano su programmi pluriennali con contratti istituzionali enormi; lo Stellar Hub punta a un segmento più agile, fatto di costellazioni commerciali, missioni di osservazione e applicazioni NewSpace che richiedono tempi di consegna più rapidi e lotti di produzione più flessibili.
Se la struttura riuscirà a tradurre la sua capacità tecnica in un portafoglio clienti solido nei prossimi mesi, Torino potrebbe consolidare un ruolo che va ben oltre la tradizione automotive: quello di capitale italiana dello spazio commerciale. Per ora, l’impianto è aperto, i macchinari sono pronti e le luci sono accese — tocca al mercato rispondere.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

