Indice
- Come funzionano le truffe con la voce clonata dall’intelligenza artificiale
- Le truffe con voci false sono già una realtà
- Come capire se la telefonata di un familiare è una truffa
- Il metodo più efficace: richiamare il numero che conosci
- Si può impedire che la propria voce venga clonata?
- Cosa fare se hai già inviato denaro a un truffatore
- La voce non è più una prova sufficiente
Le truffe con voci clonate dall’AI imitano figli e familiari per chiedere denaro. Scopri come verificare le chiamate e cosa fare in caso di frode.
Immagina di ricevere una telefonata da tuo figlio. La sua voce è inconfondibile, sembra agitato e racconta di essere finito in una situazione difficile. Potrebbe aver avuto un incidente, trovarsi in ospedale o avere problemi con la polizia. Poi arriva la richiesta: servono soldi subito, non c’è tempo per spiegare e bisogna agire prima che sia troppo tardi.
In una situazione del genere, la reazione più naturale è cercare di aiutare una persona cara. Ed è proprio su questo meccanismo che fanno leva le truffe telefoniche basate sulla clonazione vocale e sull’intelligenza artificiale. I criminali possono utilizzare registrazioni disponibili online per riprodurre una voce familiare e costruire una storia credibile, facendo leva sulla paura e sull’urgenza.
Il rischio è concreto: riconoscere la voce di una persona non significa più avere la certezza della sua identità. Per difendersi non è indispensabile riuscire a individuare un deepfake durante la chiamata. La strategia più efficace consiste nel verificare la richiesta attraverso un canale indipendente, prima di inviare denaro o condividere informazioni personali.
Come funzionano le truffe con la voce clonata dall’intelligenza artificiale
La clonazione vocale utilizza sistemi di intelligenza artificiale capaci di riprodurre le caratteristiche della voce di una persona partendo da registrazioni audio. Video pubblicati sui social network, interviste e altri contenuti accessibili online possono fornire materiale sufficiente per tentare di imitare il modo in cui qualcuno parla.
Il risultato può essere utilizzato per costruire una telefonata nella quale il truffatore si presenta come un familiare e racconta un’emergenza. Il contenuto del messaggio varia, ma lo schema rimane simile: creare una situazione apparentemente urgente, impedire alla vittima di riflettere e ottenere un pagamento prima che possa verificare i fatti.
Una chiamata potrebbe iniziare con una frase come «Papà, ho avuto un incidente e ho bisogno di soldi subito». In altri casi, il presunto familiare potrebbe dire di essere in ospedale o di avere un problema con le forze dell’ordine. La richiesta può essere accompagnata dall’intervento di un’altra persona, che si presenta come medico, avvocato o agente e fornisce ulteriori dettagli per rendere credibile la storia.
La voce imitata serve a costruire un’identità familiare. L’emergenza, invece, serve a impedire alla vittima di controllare se quanto raccontato sia vero.
Per questo motivo, concentrarsi esclusivamente sulla ricerca di anomalie nella voce può essere poco utile. Un contenuto sintetico ben realizzato potrebbe non presentare difetti facilmente riconoscibili durante una telefonata concitata. Anche eventuali esitazioni, silenzi o risposte poco coerenti possono essere segnali da approfondire, ma non costituiscono una prova definitiva.
Le truffe con voci false sono già una realtà
Un caso significativo si è verificato in Italia nel febbraio 2025, quando diversi imprenditori furono contattati da persone che si presentavano come membri dello staff del ministro della Difesa Guido Crosetto. I truffatori sostenevano di aver bisogno di ingenti somme di denaro per contribuire alla liberazione di giornalisti italiani rapiti all’estero. A rendere più credibile la richiesta contribuiva anche una voce attribuita al ministro, che successivamente ha dichiarato essere falsa.
Tra le persone coinvolte ci fu Massimo Moratti, che effettuò un bonifico di 980.000 euro. La somma venne successivamente individuata su conti olandesi e bloccata grazie alle indagini e alla cooperazione tra le banche. Altri imprenditori, invece, verificarono la richiesta prima di procedere e riuscirono a individuare il tentativo di truffa.
Il caso dimostra quanto possa essere pericolosa una richiesta costruita combinando identità imitate, una storia plausibile e la pressione psicologica. Non è sufficiente che una voce sembri autentica: bisogna verificare anche il contenuto della comunicazione e il motivo per cui viene richiesto un pagamento.
Il fenomeno si inserisce in un contesto più ampio. Secondo i dati riportati nell’articolo di partenza, nel 2025 l’Internet Crime Complaint Center dell’FBI ha ricevuto 22.364 segnalazioni contenenti informazioni sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, associate complessivamente a oltre 893 milioni di dollari di perdite dichiarate. Queste cifre riguardano diverse tipologie di criminalità facilitate dall’AI, non soltanto le truffe con voci clonate, ma evidenziano la portata del problema.
Come capire se la telefonata di un familiare è una truffa
Il primo campanello d’allarme è spesso la combinazione tra una situazione drammatica e una richiesta di agire immediatamente. Il presunto familiare potrebbe insistere affinché venga effettuato un bonifico, chiedere di non contattare nessun altro oppure sostenere che non ci sia tempo per ulteriori verifiche.
Queste richieste meritano particolare attenzione, soprattutto quando sono accompagnate da modalità di pagamento insolite o da indicazioni che impediscono di parlare con altre persone.
Non bisogna però affidarsi soltanto al comportamento di chi telefona. Una persona realmente in difficoltà potrebbe essere agitata, mentre un truffatore potrebbe parlare in modo convincente e rispondere senza esitazioni. Allo stesso modo, una voce apparentemente perfetta non dimostra che la telefonata sia autentica.
Anche una videochiamata non rappresenta necessariamente una garanzia. Le tecnologie di generazione e manipolazione dei contenuti possono intervenire non soltanto sull’audio, ma anche sulle immagini. Vedere il volto di una persona mentre se ne ascolta la voce può quindi non essere sufficiente per confermarne l’identità.
La regola più importante è semplice: non inviare denaro soltanto perché riconosci la voce o il volto di chi ti sta contattando. Quando la richiesta è urgente e riguarda un pagamento, occorre interrompere la dinamica della telefonata e verificare autonomamente quanto sta accadendo.
Il metodo più efficace: richiamare il numero che conosci
Se ricevi una chiamata sospetta, non è necessario dimostrare immediatamente che la voce sia artificiale. È più utile verificare la storia attraverso un canale indipendente.
La prima cosa da fare è interrompere la chiamata e richiamare il familiare sul numero che hai già salvato in rubrica. Non utilizzare eventuali numeri forniti durante la telefonata sospetta e non limitarti a richiamare il numero che compare sul display.
Se non riesci a contattare direttamente la persona, puoi parlare con un altro familiare che sappia dove si trova o che possa verificare la situazione. L’obiettivo è ottenere una conferma indipendente prima di procedere con qualsiasi pagamento.
Può essere utile anche porre una domanda legata a un ricordo condiviso, che non sia facilmente ricavabile dai social network o da altre informazioni pubbliche. Per esempio, puoi chiedere chi fosse presente durante un viaggio, quale dettaglio caratterizzasse un momento trascorso insieme o dove vi foste fermati in una determinata occasione.
Questo tipo di verifica può far emergere incongruenze, ma non è infallibile: un truffatore potrebbe conoscere informazioni personali ottenute online o da altre fonti. Per questo, il ricordo condiviso deve essere considerato un controllo aggiuntivo, non un sostituto della richiamata al numero abituale.
Se la storia coinvolge un ospedale, puoi cercare autonomamente il numero ufficiale della struttura e chiedere informazioni attraverso i canali appropriati. Se vengono citate le forze dell’ordine, non utilizzare recapiti forniti dalla persona che ti ha contattato: rivolgiti ai canali ufficiali. In caso di emergenza reale, il Numero Unico di Emergenza è il 112.
È altrettanto importante parlarne preventivamente in famiglia. Concordare una procedura di verifica, stabilire come confermare le richieste di denaro e abituarsi a richiamarsi sui numeri abituali può ridurre il rischio di prendere decisioni affrettate.
Si può impedire che la propria voce venga clonata?
Non completamente. Limitare le registrazioni vocali pubblicate online può ridurre il materiale immediatamente disponibile, ma non garantisce che una voce non possa essere imitata.
Video sui social network, interviste, registrazioni pubbliche e contenuti condivisi da altre persone possono essere utilizzati per raccogliere campioni audio. Lo stesso vale per le immagini e i filmati del volto.
Il Garante per la protezione dei dati personali ha richiamato l’attenzione sulla facilità con cui alcuni servizi consentono di utilizzare immagini e voci altrui per generare contenuti sintetici. È quindi ragionevole prestare attenzione a ciò che si pubblica, limitare la diffusione di registrazioni personali quando possibile e controllare le impostazioni di privacy dei propri profili.
Queste precauzioni, tuttavia, non eliminano il rischio. Una voce potrebbe essere già presente in contenuti pubblicati da altri oppure essere stata acquisita in precedenza. La protezione più importante rimane quindi la capacità di verificare l’identità attraverso un secondo canale.
Cosa fare se hai già inviato denaro a un truffatore
Se ti accorgi di essere caduto nella trappola dopo aver effettuato un pagamento, è fondamentale agire rapidamente. La prima cosa da fare è interrompere qualsiasi ulteriore trasferimento e contattare immediatamente la banca o l’intermediario finanziario attraverso i canali ufficiali.
Spiega che potresti essere vittima di una frode e chiedi se il pagamento può ancora essere bloccato, revocato o recuperato. La possibilità di intervenire dipende dal tipo di operazione e dal momento in cui viene segnalata: non esiste una garanzia di recupero, ma il tempo può essere determinante.
Nel frattempo, conserva tutte le informazioni utili a documentare l’accaduto. Mantieni i messaggi ricevuti, annota il numero dal quale è arrivata la chiamata, conserva le ricevute dei pagamenti e registra gli eventuali dati bancari comunicati dal truffatore. Evita di cancellare conversazioni che potrebbero servire alle indagini.
Se hai condiviso password, codici di accesso o altre credenziali, provvedi a cambiarli e a mettere in sicurezza gli account coinvolti. Se necessario, attiva ulteriori protezioni di accesso e verifica la presenza di attività sospette.
È poi importante denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine. Secondo le informazioni riportate nella fonte, dal 15 giugno 2026 è disponibile il portale Denunce Online della Polizia di Stato; per truffe e frodi informatiche, il servizio è descritto come sperimentale e disponibile nelle sedi abilitate, con una pre-denuncia telematica da formalizzare entro 48 ore presso un ufficio della Polizia di Stato. Se il servizio non è disponibile nella propria zona, è possibile rivolgersi direttamente alle forze dell’ordine o alla Polizia Postale.
La voce non è più una prova sufficiente
Le truffe basate sulla clonazione vocale sfruttano una fiducia naturale: siamo abituati a riconoscere le persone dal modo in cui parlano e dal suono della loro voce. L’intelligenza artificiale rende più semplice imitare questo segnale, mentre la pressione psicologica può spingere a prendere decisioni prima di aver verificato i fatti.
Non significa dover dubitare di ogni telefonata o videochiamata. Significa adottare una precauzione in più quando qualcuno chiede denaro, informazioni riservate o un’azione immediata in circostanze insolite.
Richiamare il numero conosciuto, contattare un altro familiare e verificare autonomamente le informazioni sono gesti semplici, ma possono fare la differenza. Quando una telefonata crea panico e pretende una decisione immediata, fermarsi e verificare è la prima forma di difesa.
