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Hai un vecchio laptop inutilizzato? Ecco come trasformarlo in un secondo monitor per il PC usando Spacedesk, senza acquistare nuovo hardware.
Un vecchio portatile finisce spesso dimenticato in un cassetto. Magari è diventato troppo lento per essere utilizzato come computer principale, la batteria non dura più molto oppure semplicemente è stato sostituito da un modello più recente. Questo, però, non significa necessariamente che il suo schermo sia diventato inutile.
Se il display funziona ancora, quel vecchio laptop può infatti essere trasformato in un secondo monitor per il PC principale, senza acquistare un monitor aggiuntivo. La soluzione passa dal software e può essere configurata in pochi minuti. Il punto di partenza è però importante: non basta collegare i due computer con un cavo HDMI.
Perché non basta un cavo HDMI
La prima cosa da sapere è che, nella maggior parte dei portatili, la porta HDMI è progettata per funzionare come uscita video, non come ingresso.
Questo significa che il notebook può inviare le immagini verso un monitor esterno o un televisore, ma non è normalmente in grado di ricevere il segnale video proveniente da un altro computer.
Collegare quindi il PC principale al vecchio laptop tramite HDMI non permette di utilizzare automaticamente lo schermo di quest’ultimo come monitor.
Per ottenere questo risultato bisogna utilizzare una soluzione software che trasmetta l’immagine attraverso la rete locale. Una delle possibilità indicate per questo scopo è Spacedesk, un’applicazione gratuita che permette di utilizzare un altro computer o un dispositivo compatibile come display aggiuntivo.
Come funziona Spacedesk
Il principio è piuttosto semplice. Il computer principale genera il desktop aggiuntivo e trasmette l’immagine attraverso la rete, mentre il vecchio portatile riceve il flusso e lo visualizza sul proprio display. Per configurare il sistema bisogna installare componenti differenti sui due dispositivi.
Sul PC principale va installato Spacedesk Driver, che svolge il ruolo di server e crea il display virtuale. Sul vecchio laptop, invece, va installato Spacedesk Viewer, che riceve il segnale e mostra il desktop.
Il software non è limitato esclusivamente ai PC Windows. Secondo la configurazione descritta dalla fonte, il Viewer può essere utilizzato anche su dispositivi Android e iOS, permettendo quindi di sfruttare come schermo aggiuntivo anche altri dispositivi compatibili.
La configurazione richiede pochi passaggi
Una volta installati i programmi, il funzionamento è relativamente immediato. Il PC principale e il vecchio portatile devono essere collegati alla stessa rete locale. Avviando Spacedesk sui due dispositivi, il computer secondario dovrebbe essere in grado di individuare automaticamente quello principale.
A quel punto è sufficiente selezionare il PC principale dal vecchio laptop per stabilire la connessione. Windows dovrebbe quindi riconoscere il dispositivo come un display aggiuntivo. Non è necessario modificare il modo in cui si gestiscono normalmente le finestre: il secondo schermo può essere configurato attraverso le normali impostazioni di visualizzazione del sistema operativo.
Come organizzare il secondo schermo
Una volta collegato il vecchio laptop, bisogna entrare nelle impostazioni dello schermo di Windows e scegliere la modalità Estendi questi schermi.
Questa opzione permette di trasformare i due display in un’unica superficie di lavoro virtuale. È inoltre possibile trascinare le rappresentazioni dei monitor nelle impostazioni per riprodurre la loro posizione fisica sulla scrivania.
Se il vecchio laptop si trova a sinistra del monitor principale, per esempio, è possibile posizionare virtualmente il secondo schermo nello stesso punto. Il cursore potrà così passare da un display all’altro nella direzione corretta.
Il vantaggio più importante è proprio la semplicità d’utilizzo. Non bisogna imparare un nuovo sistema di gestione delle finestre. Si può lasciare Word sul monitor principale e spostare browser, posta elettronica, chat, cartelle o strumenti secondari sul display del vecchio laptop. Anche finestre e file possono essere trascinati da uno schermo all’altro come avverrebbe con un monitor tradizionale.
Meglio Wi-Fi o Ethernet?
La configurazione può funzionare attraverso il Wi-Fi, che rappresenta naturalmente la soluzione più comoda perché non richiede ulteriori cavi.
La qualità dell’esperienza dipende però dalla rete wireless. Se il Wi-Fi domestico è molto congestionato o diversi dispositivi stanno utilizzando contemporaneamente una quantità elevata di banda, possono comparire ritardi, perdita di fluidità o una riduzione della qualità dell’immagine.
Quando possibile, una connessione Ethernet può offrire risultati più stabili. Il collegamento cablato riduce infatti le variabili legate alla qualità del segnale wireless e può rendere più affidabile la trasmissione del desktop.
È quindi una soluzione particolarmente interessante quando il vecchio laptop viene utilizzato quotidianamente come secondo schermo e può essere collocato vicino al router o collegato alla rete cablata.
Non aspettarti le stesse prestazioni di un monitor
Il principale compromesso di questa soluzione è la latenza. Un monitor collegato direttamente al computer attraverso una connessione video dedicata, come HDMI o DisplayPort, riceve il segnale in modo molto più diretto. Nel caso di Spacedesk, invece, l’immagine viene elaborata e trasmessa attraverso la rete prima di arrivare al secondo dispositivo.
La differenza può essere poco importante durante le normali attività di produttività, ma diventa evidente negli scenari in cui ogni millisecondo conta.
Per questo motivo il vecchio laptop può essere molto utile come secondo schermo per lavoro e studio, ma non rappresenta la soluzione ideale per il gaming competitivo o per applicazioni particolarmente sensibili alla latenza. Browser, documenti, posta elettronica, chat, pannelli di controllo e strumenti secondari sono invece utilizzi molto più adatti.
Anche un laptop molto vecchio può essere utile
Uno degli aspetti più interessanti è che non serve necessariamente un notebook recente. Se il computer è abbastanza funzionante da avviare il software e dispone di un display ancora in buone condizioni, può essere sufficiente per trasformarlo in un secondo schermo.
Questo permette di dare una nuova funzione a un dispositivo che altrimenti rimarrebbe inutilizzato. La soluzione è particolarmente interessante per chi lavora spesso con molte finestre contemporaneamente. Un secondo display permette infatti di separare le attività principali da quelle secondarie: sul monitor principale può rimanere il programma sul quale si sta lavorando, mentre il vecchio laptop può visualizzare browser, posta, comunicazioni, riferimenti o strumenti di monitoraggio.
Non bisogna quindi necessariamente spendere denaro per acquistare un secondo monitor se in casa è già presente un vecchio portatile con uno schermo ancora utilizzabile.
Una soluzione semplice, ma con qualche limite
Trasformare un vecchio laptop in un secondo monitor non equivale ad aggiungere fisicamente un pannello video al computer. La soluzione dipende dalla rete e dal software, quindi prestazioni e fluidità possono variare in base alla configurazione.
Il vantaggio, però, è evidente: non serve acquistare hardware aggiuntivo e si può riutilizzare un dispositivo che probabilmente sarebbe rimasto inutilizzato.
Per lavorare, studiare, gestire molte finestre o tenere sotto controllo informazioni secondarie, può essere un modo intelligente per allungare la vita di un vecchio notebook. Se invece l’obiettivo è giocare con la massima reattività o lavorare con applicazioni estremamente sensibili al ritardo, è meglio affidarsi a un monitor tradizionale collegato direttamente al computer.
In tutti gli altri casi, prima di mettere definitivamente da parte quel vecchio laptop, vale la pena provare a trasformarlo in uno schermo aggiuntivo.
