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Spotify porta il Partner Program in Italia: ecco come funziona la monetizzazione dei podcast audio e video, i requisiti e quanto conta il pubblico.
Per anni creare un podcast su Spotify ha significato soprattutto conquistare ascoltatori e costruire una community. Trasformare però quelle persone in una fonte di guadagno stabile è stato molto più complicato, soprattutto per i creator di dimensioni medio-piccole. La pubblicità tende infatti a essere realmente interessante quando un programma raggiunge numeri importanti, mentre sponsorizzazioni e abbonamenti richiedono una community già consolidata.
Ora Spotify sta cambiando approccio. Il Spotify Partner Program arriva anche in Italia e apre ai creator italiani nuove possibilità per monetizzare i propri podcast, sia in formato audio sia video.
L’espansione è prevista per l’autunno e porterà complessivamente il programma a 35 mercati. Oltre all’Italia, tra i nuovi Paesi coinvolti ci sono Spagna, Brasile, Messico, Colombia, Polonia e Cile.
La novità è particolarmente interessante perché Spotify non vuole limitarsi a offrire un altro spazio dove pubblicare podcast. L’obiettivo è trasformare la piattaforma in un vero ecosistema per creator, nel quale lo stesso contenuto può generare ricavi attraverso meccanismi differenti.
Cos’è Spotify Partner Program e come funziona
Il Spotify Partner Program è il programma attraverso il quale la piattaforma permette agli autori di podcast idonei di ottenere una remunerazione legata al consumo dei propri contenuti.
Il sistema distingue principalmente tra il pubblico Premium e quello che utilizza Spotify gratuitamente. Quando un abbonato Premium guarda un video podcast, la visualizzazione contribuisce alla remunerazione del creator. Per gli utenti che utilizzano invece il servizio gratuito, il modello passa dalla pubblicità: quando un contenuto viene ascoltato insieme agli annunci pubblicitari, Spotify riconosce al programma una quota dei ricavi generati.
È un cambiamento importante perché amplia il concetto stesso di monetizzazione del podcast. Non si tratta più soltanto di inserire uno sponsor all’interno di una puntata o di convincere gli ascoltatori a sottoscrivere un abbonamento.
Il contenuto può generare entrate direttamente attraverso il consumo sulla piattaforma. E c’è un altro aspetto particolarmente rilevante per chi produce podcast professionalmente: Spotify non impone l’esclusiva.
I creator possono quindi continuare a distribuire il proprio programma anche su altre piattaforme e, soprattutto, mantenere interamente i ricavi derivanti dalle proprie sponsorizzazioni.
In altre parole, entrare nel Partner Program non significa dover trasformare Spotify nell’unico canale di distribuzione del proprio podcast.
Perché il video podcast è diventato così importante
La scelta di Spotify arriva in un momento nel quale il confine tra podcast audio e contenuto video è diventato sempre più sottile.
Il video podcast permette infatti di distribuire contemporaneamente una registrazione audio tradizionale e un contenuto visivo che può essere seguito attraverso lo schermo dello smartphone, del computer o di altri dispositivi compatibili.
Secondo i dati comunicati da Spotify, dal lancio del formato nel 2022 il consumo dei video podcast sulla piattaforma è cresciuto del 140%.
Si tratta di un dato che aiuta a capire perché l’azienda stia investendo sempre di più in questo formato. Il podcast non viene più considerato soltanto come qualcosa da ascoltare mentre si guida, si cammina o si lavora, ma anche come un prodotto audiovisivo capace di competere per tempo e attenzione con altre forme di intrattenimento online.
La monetizzazione segue quindi la stessa evoluzione. Spotify vuole fare in modo che un creator possa utilizzare un singolo programma per costruire un pubblico e contemporaneamente sfruttare più modalità di generazione dei ricavi.
Quanto possono guadagnare i creator?
Spotify non indica nel materiale disponibile una cifra fissa per ogni visualizzazione o ascolto. Questo significa che non è possibile stabilire semplicemente quanto possa guadagnare un podcast moltiplicando il numero di visualizzazioni per una tariffa prestabilita.
La remunerazione dipende infatti dal modello utilizzato: da una parte ci sono le visualizzazioni dei video da parte degli utenti Premium, dall’altra la pubblicità associata agli ascoltatori che utilizzano il servizio gratuito.
Il dato interessante riguarda invece la crescita complessiva dei pagamenti. Spotify afferma che da gennaio i pagamenti mensili complessivi destinati agli show sono aumentati di un terzo.
La piattaforma sostiene inoltre che, dopo la riduzione delle soglie necessarie per entrare nel programma, gli show partecipanti abbiano registrato mediamente un aumento del consumo del 45%.
Sono numeri comunicati direttamente da Spotify e vanno quindi letti come dati relativi all’ecosistema della piattaforma, non come una garanzia di crescita o di guadagno per ogni singolo creator.
Quali sono i requisiti per entrare nel programma
L’accesso al Partner Program non è automatico per qualsiasi podcast. Spotify ha stabilito alcune soglie minime per poter accedere al sistema di monetizzazione. Al momento sono richiesti almeno tre episodi pubblicati, almeno 2.000 ore di fruizione e 1.000 utenti coinvolti negli ultimi 30 giorni.
La riduzione delle soglie rispetto al passato è uno degli elementi attraverso i quali Spotify punta ad ampliare la platea dei creator coinvolti.
Questo è particolarmente importante per i podcast indipendenti. Un programma non deve necessariamente avere le dimensioni dei più grandi show internazionali per poter iniziare a entrare nell’ecosistema della monetizzazione.
Rimane comunque necessario aver costruito una base di pubblico sufficiente e dimostrare che il programma viene effettivamente seguito.
Spotify punta a un modello più simile a quello dei creator
La vera novità non riguarda soltanto l’arrivo del programma in Italia, ma la direzione che Spotify sembra voler prendere.
La piattaforma sta progressivamente cercando di trasformare il podcast in un prodotto più vicino al mondo dei creator digitali. Un contenuto può nascere come podcast, diventare video, generare visualizzazioni, raccogliere pubblicità e contemporaneamente essere distribuito anche altrove. Questo modello riduce inoltre la dipendenza da una singola fonte di reddito.
Un creator può continuare a lavorare con gli sponsor direttamente, mantenere la distribuzione su altre piattaforme e utilizzare Spotify come ulteriore canale di monetizzazione.
Per chi produce contenuti con una certa regolarità, la possibilità di sommare più fonti di entrata può diventare particolarmente interessante.
Cosa cambia per i podcaster italiani
Per i creator italiani la novità più concreta è quindi l’apertura di un programma di monetizzazione che fino a oggi non era disponibile nello stesso modo sul mercato nazionale.
L’arrivo del Partner Program potrebbe rendere Spotify più interessante anche per chi produce podcast video e vuole costruire un pubblico senza dipendere esclusivamente dalle sponsorizzazioni.
Il punto fondamentale è che non basta pubblicare un podcast per iniziare a guadagnare. Rimangono requisiti di accesso e soglie di consumo da raggiungere, mentre Spotify non comunica una tariffa universale applicabile a ogni ascolto o visualizzazione.
Il nuovo modello, però, cambia le prospettive per chi riesce a costruire un pubblico sufficientemente ampio. E soprattutto conferma una tendenza ormai evidente: il podcast sta diventando sempre meno soltanto un formato audio. Con la crescita dei video podcast, le piattaforme stanno cercando di trasformarlo in un prodotto audiovisivo completo, con sistemi di monetizzazione sempre più simili a quelli già utilizzati per altri contenuti online.
Per l’Italia, il prossimo autunno rappresenterà quindi un passaggio importante. Spotify Partner Program arriverà anche nel nostro Paese, offrendo ai creator idonei la possibilità di monetizzare il consumo dei propri podcast senza rinunciare alla distribuzione sulle altre piattaforme.
