Come si fa

Come scegliere il cavo USB-C giusto per la ricarica veloce dello smartphone

Ricarica rapida, il cavo USB-C conta davvero

Cavo USB-C da 100 W o economico? Ecco cosa determina davvero la velocità di ricarica, come funziona Power Delivery e quando serve l’E-Marker.

Quando si acquista un cavo USB-C è facile lasciarsi convincere dal numero più grande scritto sulla confezione. 60 W, 100 W, 240 W: sulla carta, più alta è la potenza dichiarata, più veloce dovrebbe essere la ricarica; in realtà non funziona così.

Un cavo USB-C da 100 W non può trasformare uno smartphone che supporta la ricarica a 25 W in un dispositivo capace di assorbire 100 W. La velocità finale dipende da tutta la catena di ricarica: smartphone, caricabatterie, cavo e tecnologia utilizzata.

Per questo motivo spendere di più per un cavo particolarmente potente può essere completamente inutile. Prima di guardare il numero di watt scritto sulla confezione, bisogna capire quali sono le reali capacità del dispositivo che vogliamo ricaricare.

La velocità di ricarica non dipende solo dal cavo

Il primo elemento da controllare è lo smartphone. Ogni dispositivo ha una potenza massima di ricarica stabilita dal produttore. Se un telefono arriva a 25 W, collegarlo a un caricatore da 100 W non farà aumentare questa soglia. Lo stesso principio vale per il resto della catena.

Se abbiamo uno smartphone compatibile con 45 W ma utilizziamo un alimentatore USB-C Power Delivery da 25 W, la ricarica sarà limitata ai 25 W disponibili dall’alimentatore.

Il risultato finale è quindi determinato dal componente più limitante della catena, oltre che dalla tecnologia di ricarica utilizzata.

Questo è il motivo per cui acquistare un cavo estremamente potente non è automaticamente sinonimo di ricarica più rapida. Un cavo da 100 W può essere perfettamente inutile per uno smartphone che non può sfruttare quella potenza.

Cavo USB-C, 25 W, 60 W o 100 W: quale serve davvero al tuo smartphone
Cavo USB-C, 25 W, 60 W o 100 W: quale serve davvero al tuo smartphone (mistergadget.tech)

Power Delivery è diventato lo standard più importante

Negli ultimi anni il panorama della ricarica rapida è cambiato parecchio. Molti produttori hanno progressivamente adottato USB Power Delivery, uno standard che permette a caricabatterie e dispositivi compatibili di negoziare la potenza necessaria.

Il vantaggio è evidente: un caricatore USB-C PD può essere utilizzato con numerosi dispositivi differenti, senza dover necessariamente ricorrere a un alimentatore proprietario per ogni prodotto.

Ma anche in questo caso bisogna fare attenzione alle specifiche. Se un telefono supporta 45 W e viene collegato a un caricatore PD da 25 W, non si possono ottenere 45 W. Al contrario, un alimentatore da 100 W non obbliga lo smartphone a utilizzare 100 W: sarà il dispositivo a stabilire quanta potenza richiedere, nei limiti previsti dalla tecnologia supportata. È quindi sbagliato considerare il caricatore o il cavo come un componente capace, da solo, di aumentare la velocità di ricarica.

Cos’è il PPS e perché può fare la differenza

All’interno dell’ecosistema Power Delivery c’è anche PPS, Programmable Power Supply. Si tratta di un’evoluzione dello standard che permette al dispositivo di richiedere variazioni della tensione all’alimentatore in base alle proprie necessità.

Invece di lavorare esclusivamente con livelli di tensione prestabiliti, lo smartphone può quindi comunicare con il caricatore per ottimizzare l’erogazione dell’energia durante la ricarica. Questa tecnologia è presente, per esempio, su diversi smartphone Samsung Galaxy.

Anche qui, però, serve compatibilità tra i componenti. Avere un alimentatore potente non significa automaticamente poter utilizzare tutte le funzioni offerte dal sistema di ricarica. E il discorso diventa ancora più complicato con i produttori che utilizzano tecnologie proprietarie.

SuperVOOC e SuperCharge: quando il cavo conta davvero

L’adozione di Power Delivery non ha eliminato completamente le tecnologie proprietarie. Alcuni produttori continuano infatti a utilizzare sistemi specifici per raggiungere le velocità di ricarica più elevate.

È il caso, per esempio, di OPPO con SuperVOOC e di Honor con SuperCharge. In situazioni di questo tipo un caricatore USB-C PD universale può non essere sufficiente per raggiungere la velocità massima dichiarata dal produttore. Può essere necessario utilizzare un caricatore e un cavo compatibili con la tecnologia proprietaria.

Questo è un dettaglio importante quando si sceglie un cavo: non basta controllare quanti watt riesce teoricamente a trasportare. Bisogna anche verificare quale protocollo di ricarica deve supportare il dispositivo.

Ricarica veloce dello smartphone: il cavo è davvero il componente più importante
Ricarica veloce dello smartphone: il cavo è davvero il componente più importante (mistergadget.tech)

Cosa significa E-Marker nei cavi USB-C

A questo punto entra in gioco uno degli elementi più interessanti dei cavi USB-C moderni: l’E-Marker. Si tratta di un piccolo chip integrato nel cavo, che permette al cavo stesso di comunicare determinate informazioni al dispositivo e all’alimentatore.

Secondo le specifiche riportate nella fonte, l’E-Marker è obbligatorio sui cavi USB-C progettati per supportare 5 A e potenze superiori a 60 W. È inoltre previsto sui cavi contrassegnati con il logo USB-C 3.1. Il suo ruolo diventa quindi importante quando si sale con la potenza e con le prestazioni.

Questo, però, non significa che tutti debbano comprare un cavo con E-Marker. Per uno smartphone che si ferma a 25 W, acquistare un cavo progettato per gestire 100 W non porta automaticamente alcun vantaggio sulla velocità di ricarica.

Il test con Galaxy S23 spiega tutto

Un confronto pratico rende il concetto ancora più evidente. Un test realizzato da MakeUseOf ha messo a confronto un cavo USB-C da 100 W con E-Marker, dal costo di circa 30 dollari, e un modello economico da circa 5 dollari. Lo smartphone utilizzato era un Samsung Galaxy S23, che supporta la ricarica rapida fino a 25 W.

Il risultato? Nessun vantaggio concreto per il cavo più costoso. In entrambi i casi lo smartphone ha impiegato circa 75 minuti per arrivare al 100%.

Il motivo è semplice: il Galaxy S23 non può sfruttare la potenza aggiuntiva offerta dal cavo da 100 W. Il limite imposto dal telefono rende irrilevante la maggiore capacità del cavo. È un esempio particolarmente utile perché dimostra quanto possa essere fuorviante scegliere un cavo esclusivamente guardando il valore massimo di potenza.

Quindi quale cavo USB-C bisogna comprare?

La risposta dipende dal dispositivo. Per uno smartphone con una ricarica relativamente contenuta non serve necessariamente acquistare il cavo più potente e costoso presente sul mercato.

Se il telefono supporta 25 W, un cavo progettato per gestire potenze molto superiori non farà magicamente aumentare quella velocità.

La situazione cambia quando si utilizzano dispositivi più esigenti, come notebook o altri prodotti capaci di assorbire una potenza elevata. In questi casi le caratteristiche del cavo diventano più importanti e bisogna verificare attentamente la potenza supportata, la capacità di corrente e le specifiche relative al trasferimento dati.

Ma anche per gli smartphone bisogna prestare attenzione alle tecnologie proprietarie. Se il produttore richiede un cavo specifico per sfruttare il proprio sistema di ricarica rapida, un generico cavo USB-C ad alta potenza potrebbe non essere sufficiente.

Il criterio migliore, quindi, non è “compro il cavo con più watt”, ma “compro il cavo compatibile con ciò che il mio dispositivo può realmente sfruttare”. In molti casi significa anche risparmiare.

Il numero scritto sulla confezione racconta infatti soltanto una parte della storia. Per ottenere la ricarica più veloce possibile bisogna mettere d’accordo smartphone, alimentatore, cavo e protocollo di ricarica. Se uno di questi elementi non è compatibile, la potenza aggiuntiva degli altri non serve a nulla.

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