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OpenAI sviluppa un’AI capace di cercare vulnerabilità: cosa può fare Astra

Astra di OpenAI, cos'è e come funziona l'AI che trova vulnerabilità

Astra è la nuova AI di OpenAI per la cybersicurezza: scopre vulnerabilità, sviluppa exploit e può individuare anche zero-day. Ecco come funziona.

L’intelligenza artificiale sta entrando in una fase nuova anche nel settore della cybersicurezza. Finora i modelli erano utilizzati soprattutto per aiutare gli esperti ad analizzare codice, individuare vulnerabilità e velocizzare alcune operazioni. Con Astra, però, OpenAI sta testando capacità che vanno oltre questa logica.

Il modello sarebbe infatti in grado non soltanto di analizzare falle già conosciute, ma anche di individuare nuove vulnerabilità e capire come sfruttarle. È questo l’aspetto che rende Astra particolarmente interessante, ma anche delicato, perché la stessa capacità può essere utilizzata tanto per rafforzare la sicurezza quanto per costruire attacchi informatici più rapidamente.

Cos’è Astra di OpenAI e come funziona

Astra è un modello sviluppato da OpenAI con capacità avanzate nel campo della cybersicurezza offensiva e difensiva. Il concetto da comprendere è quello di vulnerabilità zero-day. Si tratta di una falla di sicurezza ancora sconosciuta agli sviluppatori del software interessato e, di conseguenza, generalmente priva di una correzione disponibile.

Individuare una vulnerabilità di questo tipo è già un’operazione complessa. Ma c’è una differenza sostanziale tra trovare una falla e riuscire a trasformarla in un exploit funzionante, cioè in una tecnica concreta per sfruttarla. È proprio in questo secondo passaggio che Astra sembra mostrare capacità particolarmente avanzate.

Secondo le informazioni riportate nella fonte, OpenAI considera Astra il primo modello ad aver raggiunto la soglia Critical per la cybersicurezza prevista dal proprio Preparedness Framework. Nei test interni avrebbe inoltre ottenuto il 100% su ExploitBench, un benchmark utilizzato per misurare la capacità di sviluppare exploit partendo da vulnerabilità note.

Astra può trovare nuove falle?

È questa la parte più importante della notizia. OpenAI avrebbe testato una variante interna di Astra costruita utilizzando vulnerabilità più recenti. In questo scenario, il modello avrebbe individuato e utilizzato due vulnerabilità zero-day all’interno di una stessa catena di attacco.

La differenza rispetto all’utilizzo tradizionale dell’AI nella sicurezza informatica è quindi significativa. Non si parla più soltanto di un sistema che segnala a un esperto una possibile anomalia.

L’AI può arrivare a collegare più passaggi e trasformare una vulnerabilità in una componente concreta di una sequenza di attacco.

La capacità viene definita come bidirezionale perché lo stesso tipo di tecnologia può essere impiegato anche per la difesa. Un sistema capace di trovare autonomamente una falla potrebbe infatti essere utilizzato dai ricercatori di sicurezza per individuarla prima che venga scoperta da un attaccante.

In teoria, questo potrebbe ridurre drasticamente i tempi necessari per analizzare grandi quantità di software.

Perché questa tecnologia è importante per la cybersicurezza

La ricerca delle vulnerabilità richiede oggi competenze altamente specializzate. Un esperto deve analizzare il software, individuare comportamenti anomali, capire se esiste una vulnerabilità e successivamente verificare se questa può essere sfruttata. L’automazione di una parte di questo processo potrebbe cambiare significativamente il settore.

Un’AI come Astra potrebbe analizzare sistemi molto rapidamente e cercare punti deboli in modo continuativo, aumentando la quantità di codice che può essere sottoposta a verifica.

Dal punto di vista della difesa, questo significa potenzialmente scoprire vulnerabilità prima che diventino un problema reale. Ma esiste anche l’altra faccia della medaglia.

Se la stessa capacità viene utilizzata da un attaccante, diventa possibile accelerare la ricerca di nuovi punti d’ingresso nei sistemi informatici. La difficoltà tecnica che oggi rappresenta una barriera per molte attività offensive potrebbe quindi diminuire.

Il problema degli exploit generati dall’AI

La differenza tra una vulnerabilità e un exploit è fondamentale per capire perché Astra rappresenti un passaggio delicato. Una vulnerabilità indica l’esistenza di un punto debole. Un exploit è invece il metodo attraverso cui quel punto debole può essere sfruttato.

Per questo motivo, un modello capace di sviluppare exploit partendo da vulnerabilità conosciute possiede una capacità molto più concreta rispetto a un sistema che si limita a classificare o descrivere una falla.

Il risultato del 100% su ExploitBench, citato nella fonte, indica proprio un livello elevato nella capacità di trasformare vulnerabilità note in exploit. L’esperimento con due zero-day mostra inoltre che OpenAI sta valutando scenari nei quali il modello può operare anche su vulnerabilità non precedentemente conosciute.

OpenAI limita l’accesso alle funzioni più avanzate

Proprio per il potenziale rischio di un uso improprio, le funzionalità cyber più avanzate di Astra non sarebbero disponibili senza restrizioni. OpenAI ha previsto controlli specifici sulle richieste pericolose e sistemi di monitoraggio delle azioni compiute dal modello.

L’obiettivo è riconoscere comportamenti non autorizzati e interromperli prima che possano produrre conseguenze. Questa parte diventa particolarmente importante man mano che i modelli acquisiscono capacità operative sempre più autonome. Un conto è un’intelligenza artificiale che spiega a un esperto come analizzare una vulnerabilità. Un altro è un sistema che può svolgere autonomamente una sequenza di operazioni necessarie per arrivare allo sfruttamento della falla.

È proprio questo passaggio dall’AI come strumento di assistenza all’AI come sistema capace di svolgere attività complesse in autonomia a rappresentare il vero elemento di novità.

La cybersicurezza potrebbe diventare una gara tra AI

La prospettiva più interessante, e allo stesso tempo più preoccupante, riguarda quello che potrebbe accadere nei prossimi anni. Se la ricerca delle vulnerabilità può essere automatizzata, la cybersicurezza potrebbe progressivamente trasformarsi in una competizione tra sistemi di intelligenza artificiale.

Da una parte ci sarebbero AI incaricate di cercare vulnerabilità, verificare il codice e bloccare gli attacchi. Dall’altra potrebbero esserci sistemi utilizzati per trovare nuovi punti deboli e costruire catene di attacco.

Il vantaggio potrebbe quindi dipendere sempre meno dalla sola velocità degli specialisti umani e sempre più dalla capacità dei modelli di analizzare, ragionare e agire autonomamente.

Astra rappresenta proprio questo possibile cambio di paradigma. Non significa che l’AI sia improvvisamente diventata un hacker completamente autonomo capace di compromettere qualsiasi sistema senza limiti. La fonte descrive test e capacità specifiche, insieme a restrizioni sull’accesso alle funzioni più avanzate.

Ma il segnale è comunque importante: OpenAI sta lavorando su modelli che possono avvicinare l’automazione anche alle fasi più sofisticate della ricerca e dello sfruttamento delle vulnerabilità.

La domanda, quindi, non è più soltanto quanto l’intelligenza artificiale possa aiutare gli esperti di sicurezza. È quanto lavoro di cybersicurezza, sia offensivo sia difensivo, potrà essere svolto direttamente dall’AI.

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