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Come Google sta cambiando il modo di fare ricerche online

Come Google sta cambiando il modo di fare ricerche online

AI Overview e AI Search stanno modificando il modo in cui gli utenti utilizzano Google. Un report di Similarweb evidenzia l’impatto sulle SERP, sul traffico e sull’editoria online.

Per oltre vent’anni il funzionamento di Google è rimasto sostanzialmente invariato. L’utente digitava una ricerca, il motore mostrava una pagina di risultati (la celebre SERP, Search Engine Results Page) e il traffico veniva distribuito tra i siti che comparivano nei primi posti. Oggi questo modello sta cambiando rapidamente.

Con l’introduzione di AI Overview e AI Search (AI Mode), Google non si limita più a indicare dove trovare un’informazione, ma prova direttamente a fornirla attraverso un riassunto generato dall’intelligenza artificiale o tramite una conversazione simile a quella di un chatbot.

Secondo un recente report di Similarweb, questa trasformazione sta modificando il comportamento degli utenti e rischia di avere conseguenze profonde per editori, creatori di contenuti e per l’intero ecosistema del web.

AI Overview occupa sempre più spazio nelle ricerche

Il dato più significativo riguarda proprio AI Overview, il riquadro che compare nella parte superiore dei risultati di Google con una risposta sintetica generata dall’intelligenza artificiale. Secondo il report, la presenza di AI Overview è cresciuta rapidamente nell’arco di circa un anno e mezzo.

All’inizio del 2025 compariva nel 16,4% delle pagine dei risultati, mentre a maggio 2026 era già presente nel 43,1% delle ricerche analizzate.

Questo non significa automaticamente che gli utenti smettano di visitare i siti web presenti sotto il riepilogo.

Tuttavia, quando la risposta appare già completa direttamente nella pagina di Google, diventa più probabile che molte persone trovino ciò che cercano senza aprire alcun collegamento. È un cambiamento che modifica radicalmente il ruolo tradizionale del motore di ricerca.

AI Search trasforma Google in un assistente conversazionale

Parallelamente continua a crescere anche AI Search, conosciuta in alcuni mercati come AI Mode. A differenza di AI Overview, questa modalità permette di interagire con Google attraverso una conversazione continua, molto simile a quella offerta da strumenti come ChatGPT, Gemini o Claude. L’utente non si limita più a effettuare una singola ricerca.

Può fare domande successive, chiedere chiarimenti, approfondire un argomento o modificare la richiesta senza ripartire da zero. In pratica il motore di ricerca assume sempre più le caratteristiche di un assistente personale basato sull’intelligenza artificiale.

Anche il modo di cercare informazioni sta cambiando

Uno degli aspetti più interessanti evidenziati da Similarweb riguarda il linguaggio utilizzato dagli utenti.

Negli ultimi anni milioni di persone hanno iniziato a utilizzare quotidianamente chatbot come ChatGPT, Gemini e Claude. Questa abitudine sembra influenzare anche il modo in cui vengono effettuate le ricerche su Google. Le query stanno infatti diventando progressivamente più lunghe e conversazionali.

In passato era normale digitare semplicemente: “ristorante vegetariano Roma”, mentre oggi è sempre più frequente scrivere richieste come: “Trova un ristorante vegetariano nelle vicinanze con buone recensioni e aperto questa sera.”

Secondo il report, la lunghezza media delle ricerche è passata da 3,36 parole a 3,52 parole. L’incremento può sembrare minimo, ma applicato ai miliardi di ricerche effettuate ogni giorno rappresenta un cambiamento significativo nel comportamento degli utenti.

Il problema del traffico verso i siti web

L’effetto più evidente riguarda il traffico destinato ai siti internet. Per decenni Google ha rappresentato la principale porta d’accesso al web.

Gli editori investivano nella produzione di contenuti perché gli utenti, trovando il link nei risultati di ricerca, visitavano le pagine generando visualizzazioni, ricavi pubblicitari e abbonamenti.

Con AI Overview questo equilibrio rischia di cambiare. Se la risposta viene fornita direttamente nella pagina dei risultati, una parte degli utenti potrebbe non avere più alcun motivo per visitare il sito che ha prodotto quell’informazione.

Si tratta del cosiddetto fenomeno delle zero-click search, cioè ricerche che si concludono senza alcun clic verso siti esterni. Per molte realtà editoriali questo potrebbe tradursi in una riduzione del traffico organico e, di conseguenza, delle entrate economiche necessarie per sostenere la produzione di contenuti originali.

Google si trova in una posizione delicata

La situazione è particolarmente complessa anche per Google stessa. Da una parte l’azienda investe sempre più risorse nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, integrando Gemini, AI Overview e AI Search nei propri prodotti.

Dall’altra, gran parte del valore del motore di ricerca si basa proprio sulla disponibilità di contenuti pubblicati da editori, aziende e creatori indipendenti.

Se il traffico verso questi siti dovesse diminuire sensibilmente nel lungo periodo, anche l’ecosistema da cui Google attinge informazioni potrebbe risentirne. L’azienda dovrà quindi trovare un equilibrio tra l’offrire risposte sempre più complete agli utenti e preservare la sostenibilità economica del web aperto.

La SEO dovrà adattarsi

Questo cambiamento avrà inevitabilmente effetti anche sul mondo della Search Engine Optimization (SEO). Per anni l’obiettivo principale è stato ottenere le prime posizioni nella SERP.

Oggi, invece, diventa sempre più importante creare contenuti che possano essere considerati autorevoli dall’intelligenza artificiale e utilizzati come fonte per AI Overview o AI Search.

Esperienza, competenza, autorevolezza e affidabilità assumono quindi un ruolo ancora più centrale, insieme alla capacità di produrre informazioni originali e realmente utili. La semplice ottimizzazione tecnica potrebbe non essere più sufficiente.

Le SERP non scompariranno, ma cambieranno profondamente

Parlare della “fine delle SERP” è probabilmente un’espressione provocatoria. Le pagine dei risultati continueranno a esistere, ma il loro ruolo è destinato a evolversi.

Invece di rappresentare soltanto un elenco di collegamenti, diventeranno sempre più un punto di accesso a risposte generate dall’intelligenza artificiale, integrate con link di approfondimento quando necessario. Per gli utenti questo potrebbe significare ricerche più rapide e conversazioni più naturali.

Per editori, aziende e professionisti della SEO, invece, sarà necessario ripensare strategie costruite nell’arco di oltre vent’anni.

L’intelligenza artificiale non sta semplicemente aggiungendo una nuova funzione a Google: sta ridefinendo il modo in cui le informazioni vengono trovate, interpretate e consumate online. Il futuro della ricerca potrebbe non essere più una lista di dieci link blu, ma un dialogo continuo tra utente e AI, con il motore di ricerca sempre più vicino al ruolo di assistente intelligente.

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