Indice
Non capita spesso che uno smartphone mi costringa a ripensare il modo in cui uso il telefono da trent’anni. Galaxy Z Fold8 ci riesce, e lo fa nel modo più radicale possibile: cambiando le proporzioni del display principale rispetto a tutto quello che abbiamo conosciuto finora.
Qualcosa di simile lo avevo intravisto con Huawei Pura X, provato per pochi giorni in modo piuttosto superficiale. Qui però il discorso va oltre: Samsung non si limita a stringere un pieghevole a conchiglia, cerca davvero una via di mezzo tra le due filosofie di piegatura che fino ad oggi si sono sempre escluse a vicenda.
I limiti dei due mondi li conosciamo bene. Un pieghevole a conchiglia, nell’uso quotidiano, finisce aperto per il 90% del tempo: il display esterno resta un palliativo, sufficiente per un’occhiata veloce ma inutile appena serve scrivere qualcosa.
Un pieghevole a libro, dall’altra parte, ha il problema opposto: usato chiuso è comodissimo in tasca, ma lo schermo stretto rende la tastiera minuscola e digitare un’impresa.
Z Fold8 prova a stare nel mezzo. Ed essere nel mezzo, va detto subito, non è sempre un complimento: a volte significa portarsi dietro un po’ dei difetti di entrambi i mondi. Vi spoilero già il finale: è effettivamente un compromesso, ma i limiti legati al cambio di proporzioni restano contenuti e, tutto sommato, accettabili.
Il trasferimento dati resta un piacere raro
Prima ancora di parlare di com’è usarlo, vale la pena fermarsi su un dettaglio che Samsung continua a fare meglio di quasi chiunque altro: il trasferimento dati da un vecchio smartphone Samsung a uno nuovo.
Bastano pochi centimetri di distanza tra i due dispositivi, un riconoscimento automatico e qualche istruzione a schermo, e nel giro di pochi minuti il nuovo telefono si presenta con lo stesso identico ordine delle app che si aveva su quello vecchio. Solo iPhone e Pixel riescono a offrire un’esperienza altrettanto indolore.
L’unica variazione, nel caso di Z Fold8, riguarda lo spazio disponibile in home: essendo inferiore rispetto ad altri modelli, le app possono ritrovarsi ridistribuite in modo leggermente diverso.
Ho notato anche la presenza di un wallet blockchainche non ricordavo di aver mai incrociato sugli altri Samsung, ma è più probabile che sia una mia distrazione passata che una vera novità di questo modello.
Il carattere piccolo e l’adattamento delle app
Finita la configurazione, arriva il vero banco di prova. La prima cosa che ho notato, per la prima volta in oltre trent’anni di smartphone, è che ho dovuto cambiare subito la dimensione del carattere: tutto appariva piccolissimo. Un problema che si risolve in un clic, quindi nulla di grave.
Più delicato è il tema dell’adattamento delle app al nuovo form factor. Aprendo un’applicazione, soprattutto a schermo interno aperto, compare un tasto che permette di scegliere se mantenere le proporzioni standard oppure adattarle allo spazio disponibile.
Le prime ore sono un po’ di smarrimento: ogni cosa che si guarda occupa uno spazio diverso da quello a cui siamo abituati da anni.
Ci si fa l’abitudine più in fretta del previsto, e a quel punto lo spazio a disposizione diventa genuinamente ottimo, soprattutto per digitare: la tastiera più larga rende la scrittura veloce e piacevole in un modo che un pieghevole a libro tradizionale non può offrire.
Le due fotocamere da 50 megapixel confermano quanto dico spesso: c’è megapixel e megapixel, e il numero da solo non garantisce nulla. Ma quando è Samsung a lavorare sull’elaborazione dell’immagine, la qualità difficilmente delude.
Aperto in verticale, sembra un iPad mini
L’aspetto che più mi ha sorpreso, però, è l’uso dello smartphone aperto in verticale. La sensazione è quella di avere tra le mani un piccolo tablet, qualcosa che ricorda da vicino un iPad mini, comodissimo per praticamente qualsiasi attività, lettura di ebook compresa.
È qui che il concetto dei “tre schermi” prende davvero forma: c’è il display esterno per gli usi rapidi, c’è il display interno usato in orizzontale, e c’è lo stesso display interno usato in verticale. Tre configurazioni diverse, tre utilità diverse, a seconda di cosa si sta facendo in quel momento.
Rimando le valutazioni tecniche più approfondite alla recensione completa, ma posso già anticipare qualche imperfezione: una tendenza al surriscaldamento quando si usano più applicazioni in contemporanea, e qualche piccolo inciampo nel funzionamento di Android Auto. Nel complesso, però, il prodotto sembra già maturo per essere la prima generazione di queste proporzioni così inedite.
Il dettaglio che conquista: il peso
Se c’è una cosa che, più di ogni valutazione tecnica ponderata, mi ha conquistato in queste prime 24 ore, è il peso.
Uno smartphone con questo tipo di funzionalità, che si piega e si trasforma in un piccolo tablet, e che pesa circa 200 grammi, è per le mie esigenze quotidiane semplicemente uno spettacolo.
Ne riparleremo con calma nella recensione completa, ma per ora lo ammetto senza troppi giri di parole: sto scrivendo queste righe con gli occhi a cuore.
Domande frequenti su Galaxy Z Fold8
Galaxy Z Fold8 sostituisce sia un pieghevole a conchiglia che uno a libro?
Non del tutto: cerca una via di mezzo tra i due form factor, riducendo alcuni dei limiti di entrambi senza eliminarli completamente.
Il trasferimento dati da un vecchio Samsung è complicato?
Al contrario, resta uno dei processi più semplici del settore: basta avvicinare i due telefoni e seguire le istruzioni a schermo.
Le app sono già ottimizzate per il nuovo formato?
In parte: molte si adattano bene, ma nelle prime ore d’uso serve comunque un periodo di abitudine alle nuove proporzioni.
Quanto pesa Galaxy Z Fold8?
Circa 200 grammi, un dato che per l’uso quotidiano fa una differenza notevole rispetto ad altri pieghevoli a libro.
