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Dopo aver analizzato i numeri nudi e crudi dei 3.200 licenziamenti, entriamo nel vivo della rivoluzione voluta dalla neo CEO Asha Sharma. Tra studi “scaricati” e la demolizione delle strategie di Phil Spencer, ecco cosa si nasconde dietro la più grande crisi della divisione gaming di Redmond.
Come vi abbiamo raccontato nel nostro approfondimento di ieri, l’atteso e temuto terremoto in casa Microsoft si è finalmente abbattuto sull’industria videoludica. La nuova leader di Xbox, Asha Sharma, ha ufficialmente premuto il famigerato tasto “reset” sulla divisione Gaming, prendendo quelle che in gergo aziendale vengono definite “decisioni difficili”. Fuor di metafora: stiamo assistendo a uno dei più massicci licenziamenti della storia del settore.
I numeri iniziali li conoscete, ma le motivazioni tecniche, i retroscena e, soprattutto, i “colpevoli” di questa situazione stanno emergendo solo ora con prepotenza. Ecco tutto quello che c’è da sapere per comprendere a fondo la radicale ristrutturazione del colosso americano, andando oltre la superficie dei comunicati stampa.
Un’agonia lunga un anno: la spada di Damocle dei 3.200 licenziamenti
Il dato totale fa girare la testa ed è all’altezza della “carneficina” che gli analisti temevano. Microsoft ha deciso di liberarsi di ben 3.200 dipendenti: 1.600 hanno perso il lavoro in queste ore, mentre gli altri 1.600 verranno tagliati progressivamente nel corso del nuovo anno fiscale, che si concluderà il 30 giugno 2027.
Avete letto bene: questo significa che migliaia di sviluppatori e dipendenti continueranno a lavorare ogni giorno senza sapere se e quando arriverà la lettera di licenziamento. Un clima interno a dir poco tossico.
Nonostante Asha Sharma abbia parlato di decisioni “difficili da accettare” e abbia elogiato “la creatività” dei talenti coinvolti, la nuova boss di Xbox non lascia spazio ai sentimentalismi. D’altronde, Satya Nadella l’ha messa su quella poltrona con un solo, spietato obiettivo: raddrizzare i conti.
La divisione gaming, per ammissione della stessa Sharma, sta operando con margini di profitto “dalle 3 alle 10 volte inferiori” rispetto ai concorrenti. E il dato più doloroso è un altro: “Abbiamo perso 64 centesimi per ogni dollaro investito”. Sebbene non ci sia ancora una lista pubblica definitiva, fonti interne confermano che anche studi prestigiosi e apparentemente intoccabili come Obsidian, id Software e ZeniMax Online hanno subito tagli pesantissimi.
Il gioco di prestigio: nessuno studio è stato (tecnicamente) chiuso
La notizia “meno tragica” di questo doloroso reset è che, formalmente, Microsoft non ha chiuso nessuno studio. Ma la realtà è molto più complessa.
Compulsion Games (attualmente al lavoro su South of Midnight) e Double Fine (autori di Psychonauts) hanno riacquistato la loro indipendenza e i diritti sulle proprie licenze storiche. Ninja Theory e Undead Labs, invece, passeranno sotto l’ombrello di un nuovo proprietario, al momento ancora segreto. Infine, Arkane Lyon (i creatori di Dishonored) sta “valutando diverse opzioni strategiche” per il proprio futuro.
Sulla carta, ritrovare l’indipendenza è di gran lunga preferibile alla chiusura definitiva stile Tango Gameworks. Tuttavia, questa mossa ributta gli studi esattamente nel precario ecosistema da cui volevano fuggire facendosi acquisire. Chi conosce la storia di Double Fine e del suo fondatore Tim Schafer sa bene quanto sia stato estenuante, negli anni, dover rincorrere costantemente fondi e investitori per sopravvivere. Nell’industria odierna, servirà un coraggio enorme a questi team per restare a galla da soli.
Sul fronte dei giochi, una piccola rassicurazione: nessun titolo first-party (sviluppato internamente) già annunciato pubblicamente è stato cancellato, incluso il misterioso OD di Hideo Kojima. Sappiamo però che il cosiddetto “Project Fantasy” di IO Interactive, finanziato proprio da Xbox, è stato staccato dalla spina prima ancora di essere svelato al mondo. Nessun terremoto, invece, per Matt Booty: l’attuale Chief Content Officer mantiene saldamente il suo posto.
Il fallimento ha un nome? L’ombra pesante di Phil Spencer
Perché Xbox si ritrova in una situazione così calamitosa? Asha Sharma non usa mezzi termini e punta il dito direttamente contro i tre pilastri della politica portata avanti per anni da Phil Spencer.
Secondo la nuova dirigenza, l’Xbox Game Pass, l’apertura al mercato multipiattaforma e le acquisizioni compulsive di studi non hanno generato alcun valore significativo, fallendo clamorosamente nel portare la crescita sperata. “Abbiamo anche capito di non essere la casa ideale per ogni tipologia di studio di sviluppo”, ha ammesso Sharma con brutale onestà.
Si prospetta quindi una clamorosa inversione a U. Sulla questione multipiattaforma, Microsoft sembra voler tornare a valorizzare le esclusive. In un’intervista a Fortune, Asha Sharma ha ricordato che le console fisiche rappresentano ancora l’80% del vero business di Xbox, rendendo impensabile un abbandono dell’hardware. E il Game Pass? Il futuro del celebre abbonamento è un’incognita. Non è da escludere che la promessa di avere tutte le grandi produzioni interne disponibili al “day-one” possa essere presto ridimensionata o cancellata per massimizzare le vendite singole.
Snellire la macchina: la riorganizzazione aziendale
Sharma aveva già lasciato intendere che uno dei mali endemici di Xbox fosse la sua struttura tentacolare, frenata da una burocrazia infinita. Questo grande rimpasto mira anche a velocizzare i processi decisionali, riducendo i livelli gerarchici da 14 a un massimo di 5. L’obiettivo è chiaro: meno dirigenti, più efficienza e responsabilità ben definite.
In quest’ottica, Sharma ha preso il controllo diretto di due vere e proprie galline dalle uova d’oro: Mojang (Minecraft) e King (Candy Crush). Se Microsoft vuole davvero raggiungere il traguardo utopico di “un miliardo di giocatori attivi al giorno”, questi due giganti avranno un ruolo fondamentale. Per coordinare il tutto, è stata creata la figura del Direttore Operativo (COO), affidata a Helen Chiang. A lei l’ingrato compito di allineare i risultati di Xbox alle spietate aspettative degli azionisti.
Il futuro di Xbox riparte da qui
Sebbene la scelta di Microsoft di “liberare” gli studi anziché chiuderli sia lodevole in un panorama disastroso, resta l’amaro in bocca per il numero spaventoso di professionisti lasciati a casa. I tagli odierni sono la prova provata di anni di scelte gestionali errate.
L’approccio di Asha Sharma è cinico e focalizzato esclusivamente sui bilanci. Oltre alla promessa di rendere Xbox “la piattaforma dove il mondo gioca e crea”, mancano visioni creative concrete. Era davvero impossibile tenere a bordo talenti come quelli di Ninja Theory o Arkane, magari affidando loro il rilancio di vecchie IP dormienti di casa Microsoft?
“Quest’anno investiremo in Xbox come mai prima d’ora, ma con una strategia più mirata, rigorosa e chiara”, promette la nuova CEO. Eppure, mentre si promette un “ritorno alla crescita nel 2027”, la realtà odierna è fatta solo di posti di lavoro che svaniscono.
