Indice
- Siri AI: cosa c’è di nuovo e perché gli europei non la vedranno
- Cosa dice il DMA, e dove nasce il problema
- Cosa ha proposto Apple, e perché la Commissione ha detto no
- Precedenti, sanzioni e il contesto in cui Tim Cook si è seduto al tavolo
- Cosa sappiamo e cosa non sappiamo
- Domande frequenti su Apple e leggi Europee
Il 30 giugno Tim Cook ha tenuto un incontro virtuale con Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione Europea per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia.
Un portavoce UE, secondo quanto riportato dal Financial Times, ha definito il colloquio “uno scambio costruttivo su temi di comune interesse, su cui il lavoro prosegue”.
Due persone informate sui contenuti della riunione hanno precisato che i temi in discussione includevano il modo in cui Apple potrebbe lanciare la nuova Siri in Europa evitando sanzioni da centinaia di milioni di dollari per violazione delle norme sulla concorrenza.
In sintesi: un incontro c’è stato, il tono è stato civile, ma un accordo non è stato raggiunto. E vale la pena raccontare per bene perché si è arrivati a questo punto.
Siri AI: cosa c’è di nuovo e perché gli europei non la vedranno
Alla WWDC26 di giugno, Apple ha presentato una versione di Siri sostanzialmente rifatta da capo. La nuova Siri, alimentata da Apple Intelligence, porta con sé conversazioni con memoria contestuale, capacità di agire sulle app in autonomia, integrazione profonda con il sistema operativo, una vera app Siri dedicata, strumenti di scrittura integrati e una modalità Siri direttamente nella fotocamera.
Era, tecnicamente, uno dei passi più rilevanti che Apple avesse fatto nel campo dell’intelligenza artificiale da anni.
Il problema è che questa nuova Siri non sarà disponibile su iPhone e iPad nell’Unione Europea con il lancio di iOS 27 e iPadOS 27, previsto per l’autunno 2026.
La funzione è invece disponibile su macOS 27 e visionOS 27 anche in Europa, perché quelle piattaforme sono soggette a obblighi DMA diversi rispetto a iOS, designato come “gatekeeper” dal regolamento europeo.
Gli utenti di iPhone e iPad in Europa perdono, in concreto, la nuova app Siri, la Visual Intelligence espansa, la modalità Siri nella fotocamera, gli strumenti di scrittura avanzati e l’intera architettura conversazionale presentata alla conferenza.
Cosa dice il DMA, e dove nasce il problema
Il Digital Markets Act è il regolamento europeo sui mercati digitali che impone ai cosiddetti gatekeeper, le grandi piattaforme che controllano l’accesso ai mercati digitali, obblighi di interoperabilità specifici.
Nel caso di Siri AI, la Commissione Europea interpreta il DMA come un obbligo per Apple di garantire a qualsiasi assistente virtuale di terze parti lo stesso livello di accesso al dispositivo che riceve Siri stessa: leggere e inviare messaggi, fare acquisti, accedere ai file, eseguire azioni su qualsiasi app installata, e farlo in modo autonomo, senza richiedere all’utente un consenso esplicito per ogni singola operazione.
Apple non contesta il principio dell’interoperabilità. Contesta quello che, a suo dire, l’interpretazione della Commissione richiederebbe in pratica: dare a sistemi AI di terze parti un accesso sostanzialmente illimitato al dispositivo dell’utente, senza i meccanismi di controllo e visibilità che Apple considera irrinunciabili dal punto di vista della sicurezza.
L’azienda cita ricerche di sicurezza che mostrano come i sistemi AI possano essere manipolati tramite prompt injection (istruzioni malevole nascoste nei contenuti elaborati dall’IA) per compiere azioni non volute dall’utente, e sostiene che un accesso così ampio senza protezioni adeguate rappresenti un rischio concreto.
Cosa ha proposto Apple, e perché la Commissione ha detto no
Per uscire dall’impasse, Apple aveva avanzato due proposte. La prima era il Trusted System Agent, un intermediario software progettato per permettere agli assistenti virtuali di terze parti di accedere alle stesse funzionalità di Siri AI in modo controllato, con i meccanismi di protezione che Apple considera necessari.
La seconda era un piano di rollout graduale: lanciare Siri AI in Europa e introdurre progressivamente la soluzione di interoperabilità nell’arco di 18 mesi.
La Commissione Europea ha risposto no a entrambe. Il portavoce Thomas Regnier ha precisato che gli obblighi del DMA non sono derogabili, e che la richiesta di un’esenzione temporanea di 18 mesi è incompatibile con il diritto europeo.
Regnier ha anche respinto la narrativa di Apple secondo cui il DMA impedirebbe il lancio di nuovi prodotti nell’UE: “La decisione di non distribuire Siri AI nell’UE è solo di Apple”, ha dichiarato, “nel DMA non c’è nulla che glielo impedisca”.
Dal lato opposto, Apple ha risposto che le sue squadre di ingegneri non stavano più lavorando attivamente a una soluzione tecnica, in assenza di un quadro regolatorio accettabile entro cui svilupparla.
Precedenti, sanzioni e il contesto in cui Tim Cook si è seduto al tavolo
Non è la prima volta che Apple si scontra con il DMA. Ad aprile 2025, la Commissione aveva inflitto ad Apple una multa da 500 milioni di euro, il primo procedimento sanzionatorio mai avviato in base al DMA, per aver limitato la possibilità degli sviluppatori App Store di indirizzare gli utenti verso canali di acquisto alternativi. Apple ha impugnato la decisione, e il ricorso è ancora pendente davanti ai tribunali europei.
Sul fronte Siri AI, nessuna sanzione formale è stata annunciata al momento. Prima di arrivare a una multa, la Commissione dovrebbe aprire un procedimento formale di non conformità, un percorso che richiede tempo.
I numeri potenzialmente in gioco non sono però irrilevanti: il DMA prevede sanzioni fino al 10% del fatturato globale annuoper violazioni, che nel caso di Apple significherebbe cifre nell’ordine di decine di miliardi di dollari, e fino al 20% per infrazioni ripetute.
È esattamente il peso di quelle cifre che rende comprensibile il fatto che Tim Cook, personalmente, abbia scelto di metterci la faccia in una videochiamata con Bruxelles.
Vale infine la pena segnalare un dettaglio non secondario notato da AppleInsider: quello dell’8 giugno è stato l’ultimo keynote WWDC di Tim Cook come CEO di Apple, con la transizione a executive chairman prevista per settembre.
Il fatto che sia lui a gestire direttamente le trattative con l’UE su un tema così delicato, nelle settimane finali del suo mandato operativo, dice qualcosa sul peso che Apple attribuisce a questa partita.
Cosa sappiamo e cosa non sappiamo
Cosa sappiamo:
- Il 30 giugno Tim Cook ha incontrato virtualmente Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione UE, per discutere di Siri AI e DMA. La fonte originale è il Financial Times
- L’incontro è stato definito “costruttivo” da un portavoce UE, ma nessun accordo è stato annunciato
- Siri AI è bloccata su iOS 27 e iPadOS 27 nell’Unione Europea, ma disponibile su macOS 27 e visionOS 27 anche in Europa
- Apple aveva proposto il Trusted System Agent e un piano graduale di 18 mesi: entrambe le soluzioni sono state respinte dalla Commissione
- In aprile 2025, Apple ha già ricevuto una multa da 500 milioni di euro per una violazione separata del DMA
- Nessuna sanzione formale è stata annunciata per la questione Siri AI
Cosa non sappiamo ancora:
- Se e quando verrà trovato un accordo tecnico e regolatorio che sblocchi Siri AI su iPhone e iPad in Europa
- Se la Commissione aprirà un procedimento formale di non conformità in assenza di progressi nelle trattative
- Quali eventuali nuove proposte tecniche Apple stia valutando dopo il rifiuto del Trusted System Agent
Domande frequenti su Apple e leggi Europee
Cos’è il DMA e perché blocca Siri AI in Europa? Il Digital Markets Act è il regolamento europeo che impone ai grandi operatori digitali, come Apple, obblighi di interoperabilità. Nel caso di Siri AI, la Commissione europea interpreta il DMA come un obbligo di garantire a qualsiasi assistente virtuale di terze parti lo stesso accesso al dispositivo che riceve Siri. Apple sostiene che questo richiederebbe un accesso illimitato che considera pericoloso per la sicurezza degli utenti.
Perché Siri AI è disponibile su Mac e Vision Pro, ma non su iPhone in Europa? Perché il DMA tratta le diverse piattaforme in modo diverso. iOS è classificato come “gatekeeper”, soggetto a obblighi di interoperabilità specifici che non si applicano con la stessa intensità a macOS e visionOS. La restrizione si estende anche a watchOS 27, ma solo perché Apple Watch dipende da un iPhone abbinato.
Cosa aveva proposto Apple per risolvere il problema? Apple aveva presentato due proposte: il Trusted System Agent, un intermediario software per permettere agli assistenti di terze parti di accedere al sistema in modo controllato, e un piano di rollout graduale della soluzione nell’arco di 18 mesi. Entrambe sono state respinte dalla Commissione Europea.
Rischia Apple una multa per questa vicenda? Potenzialmente sì, ma non in automatico. Prima di una sanzione, la Commissione dovrebbe aprire un procedimento formale di non conformità. Le cifre in gioco non sono irrilevanti: il DMA prevede sanzioni fino al 10% del fatturato globale annuo di Apple. Per ora nessun procedimento è stato avviato specificamente su Siri AI.
Quando potrebbe sbloccarsi la situazione per gli utenti europei? Nessuna delle due parti ha fornito una tempistica. Apple ha dichiarato di non avere “nessuna data” per il lancio di Siri AI su iOS e iPadOS nell’UE, e secondo alcune fonti i team di ingegneri non stavano più lavorando attivamente a una soluzione tecnica nel momento del blocco. L’incontro del 30 giugno segnala che il dialogo è ripreso, ma non che una soluzione sia vicina.
