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PlayStation Store rimuove 551 film comprati: il vero problema è la trasparenza, non la licenza

Mister gadget PlayStation Store

Sony ha avvisato i clienti PlayStation in diversi paesi europei, tra cui l’Italia, che dal 1° settembre 2026 perderanno l’accesso a 551 film distribuiti da StudioCanal e acquistati tramite il PlayStation Store.

La causa è la scadenza di un accordo di licenza tra Sony e lo studio, e l’avviso pubblicato sulle pagine legali di PlayStation è inequivocabile: i titoli coinvolti “verranno rimossi dalla libreria video”. Di rimborsi, per ora, non si parla.

Cosa dice davvero l’avviso

L’avviso è stato pubblicato sulle pagine regionali del PlayStation Store dedicate ai contenuti video, comprese quelle per Regno Unito, Francia, Italia e Spagna. L’elenco completo dei titoli coinvolti è consultabile direttamente sul sito di PlayStation e copre centinaia di film del catalogo StudioCanal.

Chi ha acquistato uno di questi titoli nei paesi interessati lo vedrà sparire dalla propria libreria a partire dalla data indicata, senza che venga menzionata alcuna forma di compensazione economica.

Non è la prima volta che succede qualcosa di simile. Sony aveva già pianificato, alcuni anni fa, di rimuovere dalla libreria PlayStation diversi show del network Discovery per ragioni di licenza analoghe, salvo poi raggiungere un nuovo accordo e fare marcia indietro all’ultimo momento.

Questa volta, a oggi, non risulta nessun segnale nella stessa direzione. La scadenza è fissata a settembre, quindi tecnicamente c’è ancora margine per un cambio di rotta, ma chi ha comprato uno di questi film farebbe bene a non contarci troppo.

Un problema che si ripete da anni

Il caso PlayStation/StudioCanal non è un episodio isolato: è l’ennesimo capitolo di una storia che si ripete con regolarità preoccupante. Nintendo ha chiuso gli store digitali di Wii U e Nintendo 3DS, rendendo irrecuperabili acquisti fatti anni prima.

Myspace perse circa 50 milioni di brani caricati dagli utenti durante una migrazione di server, senza che nessuno potesse fare nulla per recuperarli.

E negli Stati Uniti una causa legale contro Amazon, intentata da un’utente che si è vista rimuovere dalla libreria Prime Video un contenuto acquistato e pagato, ha riportato al centro del dibattito una domanda tutt’altro che scontata: cosa significa davvero il tasto “Acquista” quando si parla di contenuti digitali?

La risposta tecnica è semplice quanto scomoda: nella maggior parte dei casi non si acquista un film o un videogioco, si acquista una licenza d’uso che il fornitore può revocare se perde i diritti di distribuzione, chiude un servizio o cambia strategia commerciale. Il pulsante dice “compra”, il contratto dice “licenza”. Ed è esattamente in questa distanza che si nasconde il problema.

La trasparenza è il punto debole, non la legge

È qui che il caso PlayStation diventa interessante anche dal punto di vista normativo, perché la legge, in teoria, qualcosa la dice già.

In Europa la Direttiva (UE) 2019/770, recepita in Italia con il Decreto Legislativo 173/2021, regola i contratti di fornitura di contenuti e servizi digitali e garantisce al consumatore rimedi in caso di difetto di conformità o mancata fornitura, inclusa la possibilità di richiedere una riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto. Sulla carta, quindi, un acquirente europeo non è del tutto privo di tutele.

Il problema è che questa normativa si concentra sulla conformità del servizio, non sull’obbligo di chiarire, al momento dell’acquisto, che quel “compra” nasconde in realtà una licenza revocabile.

È esattamente il vuoto che la California ha provato a colmare con la legge AB 2426, in vigore dal gennaio 2025, che obbliga i venditori di contenuti digitali a dichiarare esplicitamente se si tratta di proprietà piena o di licenza soggetta a revoca, e a informare l’utente che l’accesso può terminare per la scadenza di accordi con terzi.

Un piattaforma che usa la parola “acquisto” senza questa precisazione rischia oggi, in California, una violazione della legge sulla protezione dei consumatori. In Italia e nel resto dell’Unione Europea, una previsione così diretta e specifica semplicemente non esiste.

Questo è il punto che il caso StudioCanal mette di nuovo sotto i riflettori: non manca la tutela in caso di problema, manca la trasparenza nel momento in cui si decide di pagare.

Nessuno, al checkout del PlayStation Store, avvisa che quel film potrebbe smettere di esistere nella propria libreria nel giro di pochi anni per una scadenza contrattuale di cui l’utente non sa nulla e su cui non ha alcun controllo.


Cosa sappiamo e cosa non sappiamo

Cosa sappiamo:

  • Sony rimuoverà 551 film StudioCanal dalle librerie PlayStation in Regno Unito, Francia, Italia e Spagna dal 1° settembre 2026
  • La causa è la scadenza di un accordo di licenza tra Sony e StudioCanal
  • L’avviso ufficiale non menziona alcun rimborso per i contenuti già acquistati
  • Sony aveva già evitato una rimozione simile in passato (contenuti Discovery), trovando un nuovo accordo all’ultimo momento
  • In Europa esiste una normativa sulla conformità dei contenuti digitali (Direttiva UE 2019/770), ma non un obbligo specifico di etichettare “acquisto” e “licenza” in modo distinto come previsto in California

Cosa non sappiamo ancora:

  • Se Sony rinnoverà l’accordo con StudioCanal prima di settembre, evitando la rimozione
  • Se verrà offerta una qualche forma di compensazione agli utenti che hanno acquistato i titoli coinvolti
  • Se l’elenco dei 551 film potrà subire variazioni nelle prossime settimane

Domande frequenti su Playstation PlayStore

Perché Sony rimuove questi film dal PlayStation Store? Perché l’accordo di licenza che permetteva a Sony di distribuire i film StudioCanal sta per scadere. Quando una licenza termina e non viene rinnovata, la piattaforma perde il diritto di rendere disponibile quel contenuto, anche a chi lo ha già pagato.

Posso ottenere un rimborso per i film che perderò? L’avviso ufficiale di Sony non menziona alcun rimborso. Significa che, salvo cambiamenti, chi ha acquistato uno dei titoli coinvolti rischia di perdere l’accesso senza alcuna compensazione economica.

È la prima volta che succede una cosa simile su PlayStation? No. Sony aveva già annunciato in passato la rimozione di contenuti Discovery dalla libreria PlayStation per motivi di licenza analoghi, salvo poi trovare un nuovo accordo ed evitare la cancellazione. Non è garantito che la stessa cosa accada anche questa volta.

Esiste una legge che protegge chi compra contenuti digitali in Europa? Sì, ma con dei limiti. La Direttiva UE 2019/770, recepita in Italia, garantisce rimedi in caso di difetto di conformità o mancata fornitura del contenuto digitale. Non obbliga però i venditori a dichiarare in modo esplicito, al momento dell’acquisto, che si tratta di una licenza revocabile e non di una proprietà piena, come invece prevede una legge californiana entrata in vigore nel 2025.

Come posso proteggermi da situazioni come questa? Non esiste una protezione assoluta quando si tratta di contenuti distribuiti tramite licenza, ma conviene sempre verificare se un servizio offre il download permanente del file (non solo lo streaming legato all’account) e, per i contenuti a cui si è particolarmente legati, valutare il supporto fisico, che non dipende dalla durata di un accordo commerciale tra aziende.


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