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BolognaFiere, in questi giorni, è il posto più affollato d’Italia se l’argomento è il futuro. Il WMF, We Make Future, ha aperto i battenti mercoledì 24 giugno e chiuderà domani, venerdì 26, dopo tre giornate che si annunciano come l’edizione più grande di sempre: 70.000 metri quadrati di area fieristica, oltre 800 espositori, più di 1.000 speaker e delegazioni da oltre 90 Paesi.
Numeri che da soli bastano a far capire perché, ogni anno, l’evento ideato da Search On Media Group sia diventato un punto di riferimento per chi si occupa di intelligenza artificiale, tecnologia e innovazione digitale.
Ma tra le tante anime del WMF, palchi di business, startup competition, concerti e spettacoli pirotecnici fatti di droni, c’è stato un momento che ha spostato il discorso su un piano diverso, più scomodo e più necessario.
Francesca Albanese: “L’algoritmo non può diventare un alibi”
Mercoledì, sul Mainstage, Francesca Albanese ha tenuto un intervento che difficilmente rientra nella categoria “spettacolare” del WMF, eppure è stato uno dei momenti più discussi della giornata. In dialogo con Cosmano Lombardo, fondatore e CEO di Search On Media Group e ideatore della manifestazione, Albanese ha affrontato il rapporto tra tecnologia, diritti umani, informazione e conflitti armati.
Il punto di partenza è stato il ruolo delle piattaforme digitali, che secondo Albanese non sono spazi neutrali: le scelte di moderazione, le policy aziendali e gli algoritmi decidono cosa viene amplificato e cosa viene silenziato.
In contesti di guerra, ha ricordato, l’informazione diventa essa stessa terreno di battaglia: blackout, manipolazione dei dati e limitazione dell’accesso alle fonti possono ostacolare la documentazione di ciò che accade sul campo.
Il passaggio più netto, però, ha riguardato l’intelligenza artificiale. Per Albanese, il fatto che una decisione sia assistita da un algoritmo non crea una zona franca dal punto di vista delle responsabilità.
“L’algoritmo non può diventare l’alibi”, ha affermato, riferendosi al rischio di usare l’automazione come schermo dietro cui nascondere responsabilità politiche, militari e umane, anche quando si parla di sorveglianza, riconoscimento biometrico e raccolta dati su larga scala.
Una riflessione che chiude con un messaggio semplice quanto efficace: l’innovazione resta uno strumento, e il suo valore dipende da chi la usa e per cosa. “Restiamo umani”, la sintesi finale di Albanese sul Mainstage. Detto in un evento interamente dedicato all’AI e alle nuove tecnologie, suona quasi come un monito rivolto a tutti i presenti, espositori compresi.
Il cielo sopra BolognaFiere si accende di droni
Se la giornata di Albanese ha lavorato sulla testa del pubblico, quella di giovedì ha puntato dritto agli occhi. Alle 21:15 è andato in scena Awakening of Lights, il Drone Light Show firmato Allumee: 500 droni luminosi hanno disegnato nel cielo immagini, simboli e animazioni nell’ambito del Future Show, lo spazio del WMF dedicato alle tecnologie più scenografiche.
Lo spettacolo ha raccontato, in chiave visiva, la storia della luce dalle sue origini cosmiche fino al futuro, con l’obiettivo dichiarato di unire innovazione, creatività e partecipazione collettiva.
Un format che, va detto, funziona soprattutto perché smette per qualche minuto di essere una dimostrazione tecnica e diventa puro intrattenimento: la coreografia aerea ha trasformato BolognaFiere in un palcoscenico a cielo aperto, con il pubblico radunato a guardare verso l’alto invece che verso uno stand.
Non è un caso isolato nel programma del WMF 2026, che ha messo in fila anche il progetto ICARUS (il tentativo di record per il volo dell’aeroplano di carta più grande al mondo) e la Jet Suit Flight Display. Il messaggio, neanche troppo nascosto, è che l’innovazione si vende meglio quando si lascia guardare, non solo spiegare.
Tra palchi e ospiti, un’edizione che guarda fuori dalla fiera
Il WMF 2026 non vive solo di Mainstage e droni. Tra gli ospiti annunciati per le tre giornate figurano nomi che vanno ben oltre il perimetro della tecnologia in senso stretto: i giornalisti Cecilia Sala ed Enrico Mentana, il magistrato Nicola Gratteri, il professore di Berkeley Alberto Sangiovanni Vincentelli e l’imprenditore Mathew Knowles.
Venerdì è atteso anche l’arrivo della Vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen, responsabile per sovranità tecnologica, sicurezza e democrazia, che visiterà i padiglioni accompagnata dalle istituzioni del territorio.
Sul fronte musicale, il Music Fest ha portato sul Mainstage I Patagarri e Francesco Cavestri il 24 giugno, Valerio Lundini & i VazzaNikki e N.A.I.P. il 25, mentre Ditonellapiaga chiuderà venerdì la rassegna concertistica.
Cosa resta da vedere
Domani, venerdì 26 giugno, si chiude l’edizione 2026. Resta in programma la visita istituzionale di Virkkunen e una serie di panel dedicati a urbanistica, governance metropolitana e competenze, con la partecipazione delle amministrazioni locali bolognesi.
Per chi non è riuscito a esserci, vale la pena ricordare che il format del WMF non si ferma a Bologna: a dicembre l’evento sbarcherà a Riyadh con Saudi Makes Future, la versione mediorientale della manifestazione, segno che il “fare futuro” oggi è diventato un’esportazione a tutti gli effetti.
