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Europa dice basta a Palantir: la Francia mostra come si avvia l’indipendenza tecnologica

Un controller PlayStation fluttua sopra un chip con la scritta AI, appoggiato su una scheda elettronica illuminata da bagliori blu.

Immagina di affidare per anni i tuoi segreti più importanti a una cassaforte costruita da qualcuno che abita dall’altra parte dell’oceano, che ha le proprie leggi, i propri interessi e un governo che può, in teoria, bussare alla porta del produttore in qualsiasi momento.

Poi un giorno decidi che forse hai bisogno di una cassaforte fatta in casa. Non perché quella straniera fosse difettosa. Ma perché il mondo è cambiato, e certe dipendenze non puoi più permetterti di ignorare.

È esattamente quello che ha fatto la Francia il 16 giugno 2026, quando il primo ministro Sébastien Lecornu ha annunciato che la DGSI, la Direction Générale de la Sécurité Intérieure, ossia il controspionaggio francese, avrebbe sostituito Palantir con ArgonOS, la piattaforma di analisi dati sviluppata dall’azienda transalpina ChapsVision.

Una notizia che potrebbe sembrare di interesse solo per chi segue la geopolitica con il lanternino, ma che in realtà racconta qualcosa di molto importante per chiunque si occupi di tecnologia, di dati e di futuro digitale europeo.

Il tempismo imbarazzante che dice tutto

C’è un dettaglio in questa storia che vale più di qualunque comunicato ufficiale. Palantir aveva rinnovato il suo contratto triennale con la DGSI appena a dicembre 2025, sei mesi prima dell’annuncio dell’addio. La stessa agenzia che aveva firmato il rinnovo è quella che ha deciso di uscire.

Il governo francese non ha spiegato come queste due decisioni convivano. Ed è una sequenza che fa riflettere: o il rinnovo era già nella pratica un “arrivederci” con data di scadenza anticipata, oppure qualcosa è cambiato nel frattempo con tale urgenza da rendere la rottura necessaria prima del tempo.

In entrambi i casi, il messaggio è inequivocabile. La dipendenza tecnologica da fornitori extraeuropei è diventata un problema abbastanza serio da giustificare una transizione non pianificata.

Il sostituto, ChapsVision ArgonOS, è una piattaforma di elaborazione dati eterogenei basata su intelligenza artificiale, costruita dall’imprenditore Olivier Dellenbach.

Non è un progetto nato ieri: ChapsVision partecipava già nel 2022 a una gara pubblica francese per strumenti di data processing, competendo con la joint venture franco-italiana Athea (Thales ed Eviden insieme) e altri candidati.

Fino alla fine del 2025, però, nessuna delle alternative domestiche aveva raggiunto la maturità operativa sufficiente. Motivo per cui Palantir aveva tenuto il contratto così a lungo.

La dichiarazione di oggi è, in sostanza, il governo francese che dice: l’alternativa ora è abbastanza buona da scommettere su di essa. Che i documenti di gara lo confermino o meno.

Non è un caso francese. È una tendenza europea

Qui viene la parte interessante. La Francia non sta facendo qualcosa di isolato o bizzarro. Sta camminando su un sentiero che altri Paesi europei hanno già cominciato a percorrere, e il fatto che si muovano in direzione analoga indica che c’è qualcosa di più profondo di una scelta politica contingente.

La Germania ha fatto lo stesso: il BfV, il servizio di controspionaggio tedesco, ha scelto ChapsVision al posto di Palantir per la propria analisi dei dati. La Bundeswehr sta spingendo per un’infrastruttura cloud sicura nella quale nessuna azienda straniera abbia accesso strutturale.

Il Regno Unito sta revisionando un contratto da 330 milioni di sterline stipulato con Palantir per il sistema sanitario NHS, valutando l’attivazione di una clausola di uscita anticipata.

Il pattern è chiaro: i governi europei stanno riconsiderando quanta parte della loro infrastruttura più sensibile debba dipendere da software americano. E lo stanno facendo in modo coordinato, non casuale.

Palantir ne sta pagando il prezzo anche in borsa: le perplessità degli investitori si sommano alla progressiva perdita di contratti governativi europei, creando una pressione reale su un’azienda che aveva costruito gran parte del proprio modello di business sui governi come clienti primari.

Mistral entra in campo: il governo francese AI-powered da cima a fondo

La notizia su ChapsVision non è arrivata da sola. Lo stesso giorno, Lecornu ha confermato che i funzionari pubblici francesi riceveranno un assistente AI alimentato da Mistral, l’azienda di modelli linguistici large language fondata a Parigi nel 2023 e oggi considerata la risposta europea a OpenAI, Google e Anthropic.

Non è una coincidenza di calendario. È una strategia dichiarata. La Francia vuole costruire uno strato tecnologico sovrano che copra l’intera infrastruttura dello Stato: dai servizi di intelligence all’assistente degli impiegati pubblici. 

Dati sensibili elaborati da software europeo, AI generativa fornita da un’azienda europea, infrastruttura controllabile da Parigi.

Il CEO di Mistral, Arthur Mensch, sostiene da anni che l’Europa deve possedere e gestire la propria infrastruttura AI invece di affittarla. La decisione sulla DGSI è quell’argomento applicato al caso più estremo: i servizi segreti. Se funziona lì, funziona ovunque.

Perché questa non è sovranismo digitale da quattro soldi

Vale la pena fermarsi su un punto, perché il rischio di fraintendimento è reale. Parlare di indipendenza tecnologica europea può suonare come un riflesso nazionalista travestito da argomento tecnico. Un protezionismo moderno spacciato per sicurezza informatica.

Non è così. O almeno, non è solo così.

Il problema concreto è questo: le aziende americane che operano negli Stati Uniti sono soggette a normative che permettono al governo federale americano di richiedere accesso ai dati in loro possesso, anche quando quei dati appartengono a clienti stranieri.

Non è un’ipotesi teorica. È la legge vigente, il CLOUD Act del 2018, che estende la giurisdizione americana ai dati archiviati da aziende statunitensi anche su server fisicamente situati fuori dagli USA.

Per un’azienda privata che usa software americano per gestire i propri processi, questo è un rischio gestibile. Per un servizio di controspionaggio nazionale che elabora dati su minacce alla sicurezza interna, indagini su spionaggio straniero e intelligence critica, affidare quegli stessi dati a una piattaforma soggetta alla giurisdizione di un governo terzo è una vulnerabilità strutturale.

Non importa quanto ci si fidi degli americani. La dipendenza da un sistema che un altro governo potrebbe teoricamente attivare è, per definizione, una perdita di controllo.

E il contesto geopolitico del 2025-2026 ha reso queste considerazioni molto meno astratte di quanto fossero prima. Le turbolenze nei rapporti transatlantici, i dazi, le pressioni diplomatiche, i cambiamenti repentini nelle priorità politiche americane: tutto questo ha ricordato all’Europa che dipendere tecnologicamente da un singolo fornitore esterno non è una strategia. È una scommessa.

Cosa manca ancora all’Europa per farcela davvero

Essere onesti su questo tema significa anche riconoscere che la strada è tutt’altro che spianata. Il ritardo accumulato dall’Europa in ambito tecnologico è reale e significativo.

Palantir ha tenuto il contratto con la DGSI per quasi un decennio perché, semplicemente, non c’era un’alternativa europea paragonabile. ChapsVision ha avuto bisogno di anni per raggiungere una maturità operativa sufficiente.

Mistral esiste da appena tre anni e compete con aziende che hanno decenni di vantaggio e capitali incomparabilmente superiori.

I problemi strutturali sono noti: frammentazione del mercato europeo, difficoltà nel reperire capitali di rischio nelle fasi di scala, normative complesse e spesso disomogenee tra i vari Stati membri, carenza di talenti che spesso scelgono di emigrare verso gli ecosistemi americani o asiatici dove le opportunità sono più attraenti.

La buona notizia è che qualcosa si sta muovendo. Il AI Act europeo, per quanto controverso nella sua applicazione, ha creato un framework regolatorio che potrebbe diventare uno standard globale, esattamente come il GDPR ha trasformato il modo in cui il mondo gestisce la privacy dei dati.

Le iniziative di finanziamento per l’AI sovrana stanno crescendo, con la Francia che ha annunciato investimenti da 655 milioni di euro in infrastruttura AI pubblica. La Germania ha il suo percorso. L’Italia, come sempre, è in ritardo ma ha risorse e competenze che aspettano solo di essere mobilitate con continuità.

Il vero punto: è una questione di scelte consapevoli

La storia di Palantir e della DGSI non è solo una vicenda di intelligence. È un promemoria concreto di come le scelte tecnologiche abbiano conseguenze politiche reali, specialmente quando riguardano infrastrutture critiche.

Per le aziende private la riflessione è analoga, anche se su scala diversa. Quanti dati strategici, quante informazioni sui clienti, quante comunicazioni interne transitano oggi su piattaforme la cui proprietà effettiva e la cui giurisdizione sono altrove? Non è una domanda paranoica. È buona gestione del rischio.

L’Europa non ha bisogno di chiudersi in un fortino digitale. Ha bisogno di costruire alternative credibili, di finanziarle con continuità, di creare un mercato interno abbastanza grande da renderle sostenibili, e di fare scelte di approvvigionamento consapevoli.

La Francia ha fatto un passo in questa direzione. Non è la soluzione definitiva, e la transizione da Palantir ad ArgonOS avrà certamente intoppi tecnici e tempi più lunghi di quanto l’annuncio suggerisca.

Ma è un segnale. E i segnali, nel 2026, contano molto più di quanto sembri.

Ecco il paragrafo aggiuntivo da inserire dopo “Il vero punto: è una questione di scelte consapevoli” e prima del Verdetto/Conclusione:

L’AI europea esiste. Il problema è che non la stiamo usando

C’è una narrazione comoda che circola da anni nei corridoi delle aziende e delle pubbliche amministrazioni europee: quella secondo cui non ci sarebbe alternativa ai grandi modelli americani. ChatGPT, Gemini, Claude. Se vuoi l’AI che funziona, vai lì. Il resto è esperimento accademico.

È una narrazione falsa. O quantomeno, è diventata falsa.

Mistral, con sede a Parigi, ha dimostrato che modelli linguistici di alta qualità si possono costruire in Europa, con team europei, con approcci alla trasparenza che le controparti americane faticano ancora a garantire.

I suoi modelli Mistral Large e Mistral Small competono concretamente con GPT-4o e Gemini Pro su una vasta gamma di compiti, con il vantaggio aggiuntivo di poter essere distribuiti on-premise, cioè installati fisicamente dentro le infrastrutture di chi li usa, senza che un singolo byte di dati sensibili esca dall’edificio.

Per una banca, per un ospedale, per un ministero, questa non è una funzionalità secondaria. È la condizione necessaria per poterli usare.

La Germania ha Aleph Alpha, oggi orientata specificamente alle applicazioni enterprise e governative, con una filosofia dichiarata di sovranità del dato. I Paesi Bassi hanno contribuito in modo significativo allo sviluppo di modelli aperti come la famiglia BLOOM e al progetto ORCA di ricerca applicata.

In Italia esistono competenze universitarie e di ricerca di assoluto livello, con centri come il CINECA che gestisce supercalcolatori tra i più potenti d’Europa, teoricamente a disposizione per addestrare e ospitare modelli nazionali.

Il punto non è che l’AI europea sia già superiore a quella americana. Non lo è, e sarebbe disonesto sostenerlo. Il punto è che è diventata sufficientemente buona per la stragrande maggioranza dei casi d’uso reali: sintesi di documenti, assistenti interni, analisi di dati strutturati, classificazione automatica, supporto alla decisione.

Per queste applicazioni, che rappresentano il 90% di ciò che aziende e PA userebbero concretamente, Mistral funziona. E i dati rimangono in Europa.

La scelta del governo francese di adottare Mistral come assistente AI per tutta la pubblica amministrazione non è romanticismo industriale. È una scelta pragmatica basata su una valutazione reale delle capacità attuali degli strumenti disponibili.

Se uno Stato con le esigenze di complessità della Francia ritiene che Mistral sia adeguato, il resto d’Europa ha pochi argomenti per continuare a sostenere che non ci siano alternative.

Quello che manca, più che la tecnologia, è la volontà di sceglierla. Le grandi piattaforme americane hanno anni di ecosistema costruito intorno a sé, integrazioni pronte, documentazione in ogni lingua, community vastissime.

Passare a un’alternativa europea richiede un investimento iniziale in tempo e adattamento che molte organizzazioni non sono disposte a fare quando la soluzione americana “funziona già”. È il classico problema del lock-in: non ti incatena con i lucchetti, ti incatena con la comodità.

La Francia ha deciso che il costo della comodità è diventato troppo alto. È una lezione che vale anche per le aziende private, non solo per gli Stati.


Domande frequenti su Palantir

Cos’è Palantir e perché era usata dai servizi segreti francesi?
Palantir è un’azienda americana specializzata in software per l’analisi di grandi volumi di dati. La DGSI, il controspionaggio interno francese, utilizzava le sue piattaforme da quasi un decennio per elaborare informazioni legate alla sicurezza nazionale.

Cosa sostituisce Palantir in Francia?
La DGSI passerà a ArgonOS, una piattaforma di analisi dati basata su intelligenza artificiale sviluppata dall’azienda francese ChapsVision, controllata dall’imprenditore Olivier Dellenbach.

Perché la Francia ha deciso di abbandonare Palantir?
La decisione rientra in una strategia più ampia di sovranità tecnologica: ridurre la dipendenza da fornitori americani per le infrastrutture critiche dello Stato, alla luce delle normative statunitensi come il CLOUD Act che teoricamente permettono accesso ai dati anche su server europei.

La Germania ha fatto la stessa cosa?
Sì. Il BfV, il servizio di controspionaggio tedesco, ha già scelto ChapsVision al posto di Palantir. La Bundeswehr sta inoltre costruendo una cloud sicura senza accesso strutturale da parte di aziende straniere.

Cos’è il CLOUD Act e perché è rilevante?
Il Clarifying Lawful Overseas Use of Data Act del 2018 permette alle autorità americane di richiedere l’accesso a dati gestiti da aziende statunitensi anche quando questi sono fisicamente archiviati fuori dagli USA, inclusi i server europei.

L’Europa ha alternative valide a Palantir e alle grandi piattaforme americane?
Sì, ma ancora in fase di maturazione. ChapsVision per l’analisi dei dati e Mistral per l’intelligenza artificiale generativa sono i casi più citati. Il ritardo accumulato rispetto alle aziende americane è reale, ma gli investimenti pubblici e privati nel settore stanno crescendo.


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