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IT-Wallet: i 14enni potranno usarlo in autonomia. E il sistema cresce fino a 200 documenti

IT-Wallet, si può usare dai 14 anni

Un cambio normativo importante: i minori potranno accedere in autonomia ai documenti digitali della PA, ma con limiti precisi.

Arriva una svolta per IT-Wallet: i ragazzi dai 14 anni in su potranno utilizzarlo senza il consenso dei genitori. La novità nasce da un emendamento al decreto PNRR approvato in Commissione Bilancio e modifica direttamente il Codice dell’amministrazione digitale.

Non è solo un aggiornamento tecnico, ma un passaggio giuridico rilevante: l’accesso ai servizi digitali della Pubblica Amministrazione si estende ufficialmente anche ai minori.

E arriva in un momento in cui IT-Wallet non è più un esperimento: il portafoglio digitale sviluppato e gestito dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato all’interno dell’app IO ha già superato 10 milioni di attivazioni, con 17,3 milioni di documenti caricati. Un dato che segna il passaggio dalla fase sperimentale, avviata nel 2024, a una diffusione ormai strutturale.

La digitalizzazione entra nella vita dei più giovani

Fino a oggi, l’uso di strumenti come IT-Wallet era di fatto riservato ai maggiorenni, anche per via dei sistemi di identità digitale come SPID o CIE.

Con questa modifica, lo Stato riconosce ai minori una maggiore autonomia digitale nei rapporti con la PA — un passaggio coerente con la trasformazione in corso, ma che apre anche nuove questioni sul piano educativo e normativo.

In concreto, un ragazzo di 14 anni potrà usare il proprio smartphone per accedere ai servizi pubblici, richiedere certificazioni ed esibire documenti digitali con valore legale, senza dover coinvolgere ogni volta un genitore.

Attenzione però: cambia l’accesso allo strumento, non le regole di fondo. Se una determinata operazione richiede per legge l’autorizzazione dei genitori, quella resta obbligatoria.

Quali documenti ci sono (e cosa arriverà)

Oggi IT-Wallet include tre credenziali operative: patente di guida, tessera sanitaria e carta europea della disabilità. Ma siamo davvero solo all’inizio. La prospettiva a regime è molto più ampia: oltre 200 credenziali diverse, che trasformerebbero IT-Wallet in un contenitore unico per gran parte delle informazioni personali e amministrative dei cittadini.

Nell’elenco previsto ci sono titoli di studio, certificati di frequenza scolastica, attestazioni di residenza, certificazioni ISEE, tessere elettorali, badge per dipendenti pubblici, il fascicolo sociale e lavorativo e — dettaglio interessante — uno strumento specifico per la prova dell’età: pensato per dimostrare la maggiore età senza condividere ulteriori dati personali.

Come ha spiegato Antonio Gentile, responsabile Ipzs ingegneria di prodotto, l’elemento distintivo è proprio l’uso ibrido: i documenti non servono solo per accedere ai servizi digitali ma possono essere utilizzati anche nella vita quotidiana, con una progressiva sovrapposizione tra identità fisica e digitale.

Entro un anno, tutte le amministrazioni pubbliche dovranno rendere disponibili i propri documenti anche in formato digitale, ampliando progressivamente il sistema.

L’infrastruttura dietro IT-Wallet

Dietro questa evoluzione c’è una trasformazione infrastrutturale che vale la pena conoscere. L’Istituto Poligrafico gestisce attualmente tre data center — due a Roma e uno a Foggia — con un quarto in costruzione nella capitale.

L’infrastruttura conta oltre 10.000 sistemi tra server, database, storage e componenti di rete, con tre petabyte di capacità di archiviazione, 81 terabyte di memoria RAM e circa 6.000 CPU.

Il data center di Foggia, inizialmente concepito come sito di disaster recovery, è già diventato un nodo attivo per l’erogazione dei servizi. Lo sviluppo dell’app IO è affidato a PagoPA, mentre la protezione dell’intero ecosistema è gestita dall’Ipzs attraverso il Cyber Physical Security Center di Roma: 41 specialisti monitorano il sistema 24 ore su 24, 365 giorni l’anno.

Nel solo 2025 sono stati registrati 187 milioni tra attacchi informatici e tentativi di intrusione— un dato che restituisce la dimensione della pressione su una piattaforma destinata a diventare uno snodo centrale per i dati di milioni di cittadini.

Autonomia vs controllo: due direzioni che non si contraddicono

Questa apertura ai minori arriva in un momento apparentemente contraddittorio. Da un lato si concede maggiore autonomia digitale ai giovani, dall’altro si studiano misure più restrittive sull’uso degli smartphone: SIM dedicate, parental control obbligatori, limitazioni sull’accesso ai social.

Due direzioni che sembrano opposte ma che rispondono a esigenze diverse — libertà nei rapporti con lo Stato, controllo nell’uso delle piattaforme private.

L’apertura ai 14enni non è casuale. Lo Stato sta costruendo un’infrastruttura digitale unica e coinvolgere prima possibile i cittadini — anche i più giovani — significa accelerarne l’adozione su scala generazionale. È una mossa che guarda chiaramente al lungo periodo.

Un cambio di ruolo per l’Istituto Poligrafico

Vale la pena notare anche la trasformazione in atto nell’ente che gestisce il sistema. Da quasi un secolo l’Istituto Poligrafico produce documenti fisici e carte valori.

Oggi sta evolvendo verso un ruolo sempre più digitale, con nuove assunzioni in ambito tecnologico e un modello economico in fase di ridefinizione.

L’ente genera circa 600 milioni di euro di fatturato annuo, in gran parte ancora legato alle attività tradizionali — ma l’introduzione di servizi come IT-Wallet apre a nuove forme di remunerazione legate ai servizi digitali.

Come ha sottolineato l’amministratore delegato Michele Sciscioli, l’Istituto continua a operare come garante della fede pubblica, ma lo fa adattando competenze e struttura a un contesto profondamente cambiato.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Il sistema è destinato a espandersi rapidamente, sia lato servizi che lato utenti. È probabile che arrivino linee guida più precise sull’uso da parte dei minori, soprattutto per bilanciare autonomia e sicurezza.

Quello che sembra certo è che IT-Wallet stia diventando qualcosa di molto più grande di un semplice portafoglio di documenti: una banca dati digitale distribuita dell’identità dei cittadini italiani — con tutto ciò che questo comporta in termini di opportunità e responsabilità.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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