Allerta della Polizia Postale, questa volta l'urgenza rischia di trasformarsi in una trappola - Mistergadget.tech
C’è un momento preciso in cui la vacanza dei sogni si trasforma in un incubo digitale: è il clic su un link arrivato via SMS o via mail, camuffato da conferma urgente di una prenotazione che non abbiamo mai fatto, o peggio, di quella che stavamo aspettando.
La Polizia Postale ha appena alzato il tiro delle sue allerte perché il fenomeno delle false prenotazioni online ha smesso di essere un tentativo goffo per diventare una trappola di ingegneria sociale raffinatissima. Non stiamo più parlando del principe nigeriano che ci promette eredità, ma di interfacce che replicano al pixel i portali di booking più famosi.
La nuova truffa pericolosa: allerta della Polizia Postale
Il meccanismo è oliato. Ricevi un avviso: “Problema con il pagamento della tua camera a Mykonos, clicca qui per non perdere la prelazione”. La fretta è la complice silenziosa del truffatore. In quel secondo di panico, l’utente medio dimentica di controllare l’URL nella barra degli indirizzi, dove spesso un piccolo carattere speciale o un dominio “.net” al posto del “.com” segna il confine tra la sicurezza e il conto svuotato. Secondo i dati recenti diffusi dagli organi di controllo, il picco di queste attività coincide paradossalmente non solo con l’estate, ma con i “ponti” primaverili, quando la guardia si abbassa e la voglia di evadere offusca il cinismo digitale.
C’è un dettaglio che mi ha colpito durante l’ultima analisi dei flussi di frode: molti server utilizzati per ospitare queste pagine clone si trovano in cluster geografici insospettabili, come piccole cittadine del sud-est asiatico dove la fibra ottica è arrivata prima dell’asfalto drenante nelle strade secondarie. È un contrasto stridente, quasi poetico nella sua crudeltà tecnologica.
La mia intuizione, forse poco ortodossa, è che il problema non sia l’analfabetismo digitale, ma l’eccesso di confidenza. Siamo diventati così bravi a usare le app che le trattiamo con la stessa distrazione con cui apriamo il rubinetto di casa. Pensiamo che il “sistema” ci protegga a prescindere, delegando la nostra sicurezza a un algoritmo che, per definizione, può essere aggirato da un altro algoritmo più furbo. La truffa non colpisce chi non sa usare il web, ma chi lo usa troppo e male, convinto che un lucchetto verde nella barra di navigazione sia ancora una garanzia assoluta di santità informatica.
La Polizia Postale ribadisce di non inserire mai dati sensibili fuori dai circuiti ufficiali, ma la verità è che i truffatori oggi giocano sulla psicologia del “recupero”. Ti fanno credere di aver commesso un errore tu, spingendoti a rimediare inserendo di nuovo i dati della carta. È un gioco di specchi. Un mio conoscente, un sistemista di lungo corso, è caduto nel tranello per una mail scritta in un italiano perfetto, senza quei refusi da traduttore automatico che un tempo erano il nostro giubbotto antiproiettile.
Il mercato nero dei dati di viaggio è florido perché una prenotazione contiene tutto: nome, cognome, date di assenza da casa (utile per i topi d’appartamento) e disponibilità economica. Siamo merce esposta su uno scaffale invisibile. Se il prezzo dell’hotel sembra un errore di sistema, probabilmente lo è, ma il sistema che sta sbagliando è il tuo istinto di sopravvivenza.