Il design Dancing Aurora cattura la luce con effetti 3D impossibili da fotografare (mnistergadget.tech)
Autonomia o potenza? È la domanda che ti poni ogni volta che il telefono muore alle sei di sera, proprio mentre stai cercando di immortalare quel tramonto perfetto. La risposta classica è sempre stata un compromesso al ribasso: o prendi un telefono che dura ma è lento, oppure uno scattante che ti abbandona a metà giornata.
OPPO Reno15 prova a cambiare i termini della questione. Non è il modello Pro con processore top e prezzo da flagship. Non è nemmeno il fratellino economico con rinunce evidenti. È il figlio di mezzo della famiglia Reno15, quello che ha guardato le specifiche del Pro e ha detto: “Okay, forse non mi serve tutta quella potenza”.
La batteria è da 6500mAh, la stessa del Reno15 Pro Max. Il teleobiettivo è presente, cosa rara per la fascia media. Il design Dancing Aurora cattura la luce con effetti 3D che cambiano ad ogni angolazione. Ma il processore è uno Snapdragon 7 Gen 4, non un flagship. E il prezzo è 599 euro, quasi 200 euro in meno del fratello maggiore.
La scommessa di OPPO è chiara: a fronte di qualche rinuncia sulle prestazioni pure, ti offre un telefono che semplicemente non muore mai, scatta ritratti decenti e costa sensibilmente meno. Dopo due settimane di utilizzo intenso, possiamo dirvi se questa strategia ha senso oppure no.
Batteria da 6500mAh, teleobiettivo dedicato ai ritratti, design che cattura la luce come l’aurora boreale. Non è il più veloce della famiglia, ma potrebbe essere il più sensato. Soprattutto quando guardi il prezzo.
+ Teleobiettivo 3.5x dedicato ai ritratti
+ Design Dancing Aurora
+ Certificazione IP69
+ Ricarica rapida 80W
+ Prezzo competitivo per la dotazione
– Ultrawide da 8MP di qualità mediocre
– Software con bloatware
– Niente ricarica wireless
– USB 2.0 senza output video
Indice
- Design: aurora boreale in tasca
- Display: AMOLED senza compromessi
- Dotocamere: il teleobiettivo che fa la differenza
- Prestazioni: il prezzo da pagare
- Batteria: la vera protagonista
- Software: ColorOS 16 con luci e ombre
- Audio e connettività
- La concorrenza
- Verdetto finale: che faccio, lo compro?
- FAQ – Domande frequenti su OPPO Reno15
Design: aurora boreale in tasca
Partiamo da una premessa: quando apri la confezione del Reno15 nella colorazione Aurora White (disponibile anche Twilight Black), il primo impatto è quello di un telefono che costa più di 599 euro. Il vetro posteriore scolpito a freddo con la tecnologia HoloFusion crea davvero quell’effetto aurora che OPPO promette.
Non è il solito gradiente arcobaleno che abbiamo visto su mille altri telefoni cinesi. Qui parliamo di migliaia di nano-strutture incise nel vetro che manipolano la luce creando riflessi 3D dinamici. Ruoti il telefono e l’effetto cambia, scorre, si trasforma. È difficile da spiegare in foto, devi vederlo dal vivo.
Il frame è in alluminio aerospaziale, che suona come marketing ma nella pratica significa che il telefono non si piega se lo tieni in tasca posteriore (sì, l’abbiamo testato). Il peso di 197 grammi si sente, ma è distribuito bene. Lo spessore di 7,77mm lo rende uno dei telefoni più sottili considerando la batteria monstre dentro.
La certificazione IP69 è una rarità per la fascia media. Non solo resiste all’immersione fino a 1,5 metri per 30 minuti, ma anche a getti d’acqua ad alta pressione fino a 80°C. OPPO ha persino aggiunto funzionalità dedicate alla registrazione video subacquea in 4K. Quanti telefoni da 600 euro possono dire lo stesso?
Il display da 6,59 pollici ha cornici simmetriche e uno screen-to-body ratio del 93,4%. Non è il più compatto della famiglia (quello è il Pro Mini con 6,32″), ma rimane gestibile con una mano per la maggior parte delle operazioni.
Nella pratica quotidiana, il Reno15 è un telefono che fa bella figura. Non ha il look anonimo di tanti medio gamma, e la gente ti chiede effettivamente quale telefono sia quando lo appoggi sul tavolo. È un dettaglio che conta, anche se non influenza le prestazioni.
Display: AMOLED senza compromessi
Il pannello AMOLED da 6,59 pollici con risoluzione 2760×1256 pixel (460 ppi) è uno dei punti di forza. OPPO non ha risparmiato qui, e si vede. Luminosità massima di 1200 nit in HBM (High Brightness Mode), che nella pratica significa che sotto il sole lo vedi benissimo. La luminosità minima scende a 2 nit, perfetta per chi usa il telefono a letto senza accecare il partner.
Il refresh rate a 120Hz dinamico si adatta automaticamente ai contenuti. Durante lo scrolling sui social è fluido, mentre su contenuti statici scende per risparmiare batteria. Il sistema funziona bene e raramente si nota lo switch.
La copertura del gamut DCI-P3 arriva al 100%, con delta E inferiore a 1,0 in tutte le modalità colore. Per chi non mastica termini tecnici: i colori sono accurati e ricchi senza essere pompati artificialmente. Tre profili colore disponibili (Standard, Natural, Vivid), tutti ben calibrati. Il profilo Standard è probabilmente il più equilibrato per uso quotidiano, mentre il Vivid esagera leggermente ma rende bene su Instagram.
Il vetro di protezione Corning Gorilla Glass 7i è una generazione indietro rispetto al Victus 2 dei flagship, ma nella pratica resiste bene. Dopo due settimane senza pellicola protettiva, zero graffi visibili. Unica pecca: niente LTPO per refresh rate veramente variabile dall’1Hz. Sarebbe stato il tocco finale per un display già ottimo.
Dotocamere: il teleobiettivo che fa la differenza
Qui la strategia di OPPO diventa interessante. Invece di montare un sensore principale stratosferico e dimenticare il resto, hanno scelto un approccio equilibrato su tre fotocamere vere (l’ultrawide da 8MP è il punto debole, ma ci arriviamo).
Fotocamera principale: Sony IMX882 da 50MP
Sensore da 1/1.95″ con pixel da 0,8μm e stabilizzazione ottica OIS. Non è il top di gamma (quello è il Sony LYT-900 del Find X9 Pro), ma fa il suo lavoro egregiamente.
Le foto in buona luce hanno dettaglio eccellente fino al 2x digitale. La resa cromatica è leggermente calda, in linea con il gusto OPPO. Il motore AI Portrait Glow funziona senza essere invadente: riconosce le condizioni di controluce e ribilancia automaticamente l’illuminazione sui volti.
Di notte la situazione è meno trionfale. La mancanza di un sensore più grande si fa sentire: il rumore è presente nelle zone d’ombra e il dettaglio cala. Non è terribile, ma telefoni come Pixel 9a fanno meglio con algoritmi più aggressivi.
Teleobiettivo: Samsung JN5 da 50MP con zoom ottico 3.5x
Ecco il pezzo forte. Un teleobiettivo dedicato da 80mm equivalente, stabilizzato OIS, in un telefono da 600 euro. Non è scontato. La focale 3.5x è perfetta per i ritratti. Crea quella compressione prospettica che fa sembrare le foto più cinematiche, con lo sfondo naturalmente sfocato senza bisogno di modalità ritratto forzate.
Il bokeh è naturale, l’edge detection è accurata. Funziona bene anche in condizioni di luce non ottimale grazie all’apertura f/2.8 e all’OIS. Lo zoom digitale fino a 7x è utilizzabile, poi la qualità degrada velocemente. Per chi fa molte foto di persone, questo teleobiettivo vale da solo metà del prezzo del telefono.
Ultrawide: OV08D da 8MP
E qui arriva la delusione. Un sensore da 8 megapixel nel 2026 è anacronistico. Le foto perdono dettaglio, i colori non sono coerenti con la principale, la distorsione ai bordi è evidente.
Va bene per foto di gruppo veloci o paesaggi da condividere su Instagram compresse, ma se vuoi stampare o semplicemente vedere bene i dettagli, questa fotocamera è un limite. Almeno ha autofocus, quindi funziona anche come macro. Meglio di niente.
Selfie camera: 50MP ultrawide
La frontale da 50MP con angolo a 0,6x è una sorpresa positiva. Cattura un sacco di spazio, perfetta per selfie di gruppo o contenuti social. La qualità è buona, meglio di tante fotocamere posteriori di telefoni competitor.
Registra anche in 4K a 60fps, cosa non scontata. Per chi fa vlog o contenuti social, è un dettaglio che conta.
Verdetto fotocamere:
Due fotocamere ottime (principale e teleobiettivo), una buona (selfie), una mediocre (ultrawide). Per la maggior parte delle persone, le prime due coprono il 90% degli utilizzi. L’ultrawide è lì quando serve, ma meglio non aspettarsi miracoli.
Prestazioni: il prezzo da pagare
Ecco il punto dolente. Lo Snapdragon 7 Gen 4 è un processore medio gamma, e si sente. Questa la differenza principale rispetto a quello che abbiamo raccontato nella recensione di OPPO Reno15 Pro. Nell’uso quotidiano il telefono è fluido. App che si aprono velocemente, multitasking gestibile, ColorOS 16 scorre senza intoppi. Per social media, navigazione, foto, email, tutto funziona benissimo.
Poi apri un gioco impegnativo e la realtà ti colpisce. Genshin Impact consiglia preset “medium” ma fatica a mantenere 30fps. Scendiamo alle impostazioni minime e arriviamo a 50fps, ma non costanti. Wuthering Waves è ancora peggio: combattimenti sotto i 30fps anche al minimo, e durante le battaglie contro i boss diventa uno slideshow. Zenless Zone Zero si comporta in modo simile.
Giochi più leggeri come Call of Duty Mobile e Destiny Rising girano bene, ma non è esattamente il target di riferimento. I benchmark confermano: circa 1 milione di punti su AnTuTu. Per contesto, il Dimensity 8350 del Reno14 faceva 1,7 milioni. Sì, il Reno15 è più lento del predecessore. OPPO lo sa, e infatti non fa proclami sulle prestazioni.
La domanda è: ti importa? Se usi il telefono per social, foto, streaming, navigazione e giochi occasionali leggeri, non noterai la differenza. Se sei un mobile gamer, questo non è il telefono per te. Punto. Il Trinity Engine di ColorOS 16 aiuta a mantenere le prestazioni costanti nel tempo, gestendo RAM e processore in modo intelligente. Nei test sintetici forse non impressiona, ma l’esperienza quotidiana è solida.
Batteria: la vera protagonista
Batteria da 6500mAh. 25,48Wh se vogliamo parlare in modo sensato (perché i milliampere/ora da soli non dicono nulla senza conoscere il voltaggio).
Nel test di autonomia standardizzato arriviamo a 24 ore e 39 minuti. Nella pratica significa quasi due giorni pieni di utilizzo normale. Social media, foto, navigazione, streaming, hotspot: arrivi a sera del secondo giorno con ancora margine. È una sensazione liberatoria. Non devi più pianificare la giornata attorno alla carica del telefono. Non cerchi la presa disperatamente al bar. Non porti il powerbank nello zaino per sicurezza.
La ricarica rapida 80W è inclusa in confezione (grazie OPPO per non fare come alcuni che vendono telefoni premium senza caricatore). Da 15% a 100% in circa 42 minuti con il caricatore proprietario.
Se usi un caricatore USB-PD PPS generico, il telefono accetta fino a 42W e si ricarica in circa 50 minuti. Leggermente più lento ma non drammatico. A questo scopo, può servire il caricatore di Anker da 140 Watt, che viene recepito come quello originale e attiva la carica veloce.
Niente ricarica wireless, ma onestamente con una batteria così grande e ricarica cablata così veloce, non è una mancanza grave. La durabilità della batteria è garantita per almeno 1600 cicli di ricarica, che significa 4+ anni di utilizzo normale. OPPO ha lavorato sulla chimica della cella e sul sistema di gestione termica per preservare la capacità nel tempo.
Software: ColorOS 16 con luci e ombre
ColorOS 16 basato su Android 16 è fluido, personalizzabile, ricco di funzioni. È anche pieno di bloatware che va rimosso manualmente se non vuoi notifiche spam. Le app pre-installate che nessuno ha chiesto si possono disinstallare, ma devi prenderti 10 minuti per farlo. È fastidioso, ma non un deal-breaker.
Le funzioni AI sono presenti: AI Mind Space per organizzare screenshot e note, Google Gemini integrato nelle app di sistema, AI Portrait Glow per le foto, funzione Popout per creare collage creativi con soggetti in primo piano. Alcune sono effettivamente utili (AI Portrait Glow), altre sono gimmick che userai una volta e dimenticherai. L’integrazione con Gemini funziona bene per chi è già nell’ecosistema Google.
Il Trinity Engine 2.0 ottimizza performance, velocità e consumi in background. Non è magia, ma aiuta a mantenere il telefono reattivo anche dopo mesi di utilizzo. Le animazioni di default sono troppo lente. Prima cosa da fare: impostazioni → velocità animazione → accelera tutto. Il telefono sembrerà immediatamente più scattante.
OPPO promette 4 anni di aggiornamenti Android e 5 anni di patch di sicurezza. Non è ai livelli di Google (7 anni) o Samsung (7 anni sui flagship), ma è solido per la fascia media.
Audio e connettività
Doppio speaker stereo con certificazione Hi-Res Audio. Il suono è pulito, con discreto volume massimo. I bassi non sono profondi (è uno smartphone, non una cassa Bluetooth), ma per video e chiamate in vivavoce va più che bene.
Per l’ascolto critico userai comunque le cuffie. Qui troviamo Bluetooth 5.4 con supporto aptX HD, aptX Adaptive e LHDC 5. La connessione è stabile, la latenza bassa.
Wi-Fi 6 (non 6E o 7), 5G dual SIM, NFC per i pagamenti. C’è anche il blaster infrarossi per usare il telefono come telecomando universale. Una feature che sembra inutile finché non la usi per controllare il condizionatore dell’hotel.
La porta USB-C 2.0 è una delusione. Velocità di trasferimento dati ridicole per il 2026, e nessun output video. Non puoi collegare il telefono a un monitor esterno via cavo. Per molti non sarà un problema, ma per chi usa DeX o simili, è un limite. Il lettore d’impronte sotto il display ottico funziona bene, veloce e preciso. Il riconoscimento facciale è presente ma non sicuro quanto il sensore biometrico.
La concorrenza
A 599 euro il Reno15 si trova in una posizione interessante. Vediamo le alternative:
Realme GT7 (circa 650€): Snapdragon 8 Gen 4 molto più potente, ma batteria più piccola (5800mAh) e niente teleobiettivo dedicato. Per i gamer è la scelta migliore, per tutti gli altri il Reno15 ha più senso.
OnePlus 15R (699€): Performance superiori, ma costa 100 euro in più e ha batteria da 6000mAh. Il teleobiettivo è assente. Se i giochi sono priorità assoluta, vale il surplus. Altrimenti no.
Samsung Galaxy A56 5G (stimato 499-549€): Prezzo potenzialmente più basso, ecosystem Samsung, ma processore Exynos che storicamente non ha brillato. Autonomia inferiore. Per chi è già nell’universo Samsung può avere senso, altrimenti il Reno15 offre di più.
Xiaomi 14T (circa 649€): Dimensity 8300 Ultra comparabile come prestazioni, ma batteria da 5000mAh. Ha il teleobiettivo ma manca la certificazione IP69. Prezzo simile, dotazioni simili.
Google Pixel 9a (stimato 499€): Fotocamere probabilmente migliori grazie al software Google, ma batteria da 5000mAh e niente teleobiettivo. Aggiornamenti garantiti per 7 anni. Se la fotografia computazionale è priorità numero uno, il Pixel vince. Per tutto il resto, il Reno15 è più completo.
Verdetto finale: che faccio, lo compro?
OPPO Reno15 non prova a vincere sui benchmark. Non vuole essere il telefono più veloce della sua fascia. La scommessa è diversa: sacrificare qualche frame nei giochi per guadagnare un giorno intero di autonomia. Per chi passa la giornata tra lavoro, social media, foto, navigazione e streaming, questa strategia ha un senso cristallino. La batteria da 6500mAh non è marketing, sono due giorni pieni senza ansia da ricarica.
Il teleobiettivo 3.5x fa foto migliori dei ritratti della maggior parte dei flagship che puntano tutto sul sensore principale. Il design è genuinamente bello. La certificazione IP69 ti fa dormire tranquillo. Le prestazioni gaming sono il compromesso da accettare. Se Genshin Impact al massimo è la tua priorità, guarda altrove. Per tutti gli altri, il Reno15 è forse il più sensato della famiglia Reno15.
Il Pro ha il processore migliore ma costa 200 euro in più. Il Pro Mini è più compatto ma ha batteria più piccola. Il Reno15 standard prende il meglio dai fratelli, rinuncia al superfluo, e costa meno di tutti. A 599 euro rappresenta probabilmente il miglior equilibrio nella fascia media del 2026 per chi non è un mobile gamer. Non è perfetto, ma ha capito le priorità di chi lo comprerà davvero.
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FAQ – Domande frequenti su OPPO Reno15
1. Quanto dura davvero la batteria dell’OPPO Reno15? Con utilizzo normale (social media, foto, navigazione, streaming) arrivi tranquillamente a due giorni pieni. Nei test standardizzati abbiamo registrato 24 ore e 39 minuti di autonomia continua.
2. Il processore Snapdragon 7 Gen 4 è abbastanza potente? Per uso quotidiano (social, foto, navigazione, app) sì. Per gaming pesante (Genshin Impact, Wuthering Waves) no. È il compromesso per avere autonomia monstre a prezzo contenuto.
3. Il teleobiettivo 3.5x vale davvero la pena? Assolutamente sì. La focale da 80mm è perfetta per ritratti con compressione prospettica naturale e bokeh reale. È una delle feature che giustificano l’acquisto del Reno15.
4. La certificazione IP69 è utile nella pratica? Resiste a immersione fino a 1,5 metri per 30 minuti e getti d’acqua ad alta pressione fino a 80°C. Puoi registrare video sott’acqua in 4K senza preoccupazioni. Per la fascia media è un plus raro.
5. Come si confronta con il Reno15 Pro? Il Pro ha Dimensity 8450 più potente e costa 200€ in più. Se non giochi in modo intensivo, il Reno15 standard offre praticamente la stessa esperienza d’uso a prezzo molto migliore.
6. L’ultrawide da 8MP è davvero così limitata? Sì. Le foto perdono dettaglio, i colori non sono coerenti con la principale. Va bene per scatti veloci da social, non per qualità o stampa. È il punto debole del comparto fotografico.
7. La ricarica da 80W danneggia la batteria? OPPO garantisce almeno 1600 cicli di ricarica mantenendo buona capacità. Il sistema di gestione termica protegge la cella. Nella pratica significa 4+ anni di utilizzo normale.
8. C’è la ricarica wireless? No. Ma con batteria da 6500mAh e ricarica cablata da 80W (42 minuti per il pieno), non è una mancanza grave per la maggior parte degli utenti.
9. Il bloatware si può rimuovere? Sì, tutte le app pre-installate non essenziali sono disinstallabili. Serve dedicare 10 minuti al primo avvio per ripulire il sistema, poi ColorOS 16 è ottimo.
10. Conviene rispetto al Samsung Galaxy A56 5G? Il Reno15 ha batteria più grande (6500mAh vs 5000mAh), teleobiettivo dedicato che Samsung non ha, certificazione IP69 superiore. Costa leggermente di più ma offre dotazioni superiori in aspetti chiave.