In USA vogliono vietare la vendita di smartphone sotto i 13 anni

Luca Viscardi20 Giugno 2017
In USA vogliono vietare la vendita di smartphone sotto i 13 anni

In USA vogliono vietare la vendita di smartphone sotto i 13 anni e la considerazione più immediata che mi sovviene è che sia una cazzata.

Avrei potuto usare molti sinonimi, ma credo che non ne esistano di più precisi per commentare una situazione come questa.

Non è corretto, non è auspicabile e non è nemmeno giusto sostituirsi al processo educativo, che è pura responsabilità di genitori e scuola per “lavarsi la coscienza” su un tema che oggi è oltremodo delicato.

La proposta, in realtà, arriva da un comitato chiamato Parents Against Underage Smartphones, quindi non si tratta di un processo già avanzato di proposta da parte di un soggetto o gruppo politico, per cui dubito che mai riuscirà ad essere tramutato in legge, ma già il fatto che la notizia stia facendo il giro del mondo sta comunque a significare che il tema esiste e che comunque sia considerato delicato.

E su questo penso non ci siano dubbi. A che età è giusto che un ragazzo possieda uno smartphone, che oggi non è solo un mezzo per rendere più sicura una mamma ansiosa sui suoi movimenti, ma è anche un modo per aprire un mondo e metterlo nelle mani di chi forse non ha ancora la capacità critica necessaria per gestire tutta quella “potenza”.

Tra l’altro, per come è formulata, la legge è di difficile attuazione, perché imporrebbe ai commercianti l’obbligo di verificare l’età di chi compra uno smartphone, ma mi sembra una specie di paravento, perché quanti telefoni usati dai teenagers sono veramente comprati da loro?

Non capisco bene quale sia l’obiettivo di una legge di questo tipo, ma piuttosto che introdurre un divieto, che rende sempre affascinante aggirarlo o infrangerlo, mi preoccuperei di costruire una cultura digitale, che tra i suoi aspetti e mille sfumature ha anche quello di imparare ad usare il cellulare, per quello che è, una sorta di arma di distruzione di massa, nascosta dentro un aspetto molto gentile, che la fa sembrare innocua.

Sappiamo bene che così non è, che il potenziale di rischio, soprattutto per l’esposizione a contenuti o forme di comunicazione pericolose, che non sempre si sanno gestire o la cui pericolosità è difficile da individuare quando si hanno dieci o dodici anni.

Mi metto alla finestra per seguire gli sviluppi di questa vicenda, ma dubito che riesca a trasformarsi in qualche cosa di concreto.

Da noi difficilmente arriveremo a disquisire di questi temi, a meno che ce lo chieda l’Europa.

Non sappiamo fare una legge su come votare, sarà molto difficile pensarne una per temi avanzati come questo. Ma sono pronto a farmi stupire. 🙂


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