Servizi pubblici e tecnologia: il caso di Bergamo

Mister Gadget Team3 Maggio 2015

E’ una vita dura quella di chi cerca di stimolare il cambiamento: alla fine finisci sempre per passare per il rompipalle, ti mettono nella schiera di quelli mai contenti ed è finita lì.

Ma a me il ruolo piace, ecco perché non demordo! E mi chiedo se sia possibile che nel 2015 non riusciamo a fare passi avanti nel rendere la vita dei cittadini più semplice, più facile, alla portata di tutti.

Quando c’è l’amministrazione pubblica di mezzo pare un’impresa impossibile: ma provato a pagare l’area C di Milano on line? L’albero di navigazione è a dir poco demenziale: ci sono dei passaggi in cui bisogna scegliere no per dire sì, alcuni passaggi con domande su convenzioni e sconti che sono difficilmente decifrabili.

Ma devo dire che oggi mi sono imbattuto in altro caso simile, quella dell’applicazione mobile di ATB, Azienda Trasporti Bergamasca, che  viene spacciata come un metodo semplice per pagare il biglietto.

Bisogna installare la app, questa è cosa semplice, ma per qualche misteriosa ragione di app nello store android ce ne sono due. Poco male, è facile capire quale sia quella giusta.

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Una volta aperta la app, facile trovare il punto in cui acquistare il biglietto, come si vede nella foto sotto. Ma se a farlo è uno ospite straniero, come si districa? non ho modo di verificare cosa succeda installando da un telefono che usa una lingua diversa, la mia rimane una domanda aperta, prima o poi spero di trovare risposta.

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Si seleziona la parte interessata, cioè acquista il biglietto e viene chiesta quale tariffa si voglia.

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Scelgo la mia tariffa (mi chiedo come uno straniero, ma anche chi vive semplicemente a Brescia, come faccia a conoscerla con certezza), e a questo punto parte il gioco dell’oca.

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Ops! Non posso in realtà pagare con la app che sto usando, ne devo installare un’altra! La domanda è: perché?!? Ok, ho deciso di dare fiducia, installo.

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Io vorrei pagare il biglietto direttamente ad ATB, ma in realtà sono costretto ad attivare una intermediazioni del Banco Popolare. In effetti, esiste anche se pago via carta di credito. Ma in questo caso, pago ad una banca, che tratterrà una commissione sulla transazione che già ha una commissione dell’operatore di carta di credito.

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In realtà, non sto pagando il biglietto, ma sto aderendo ad un circuito di pagamento, che magari non mi interessa, ma è l’unica possibilità che ho. Va bene, accetto pure questo, dico che va bene tutto, anche se mi verranno a svegliare alle 4 del mattino per vendermi quattro obbligazioni del banco popolare (cosa ci sarà scritto nell’informativa della privacy?).

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Ma è quando arriva questa schermata che scatta il dubbio: cosa dovrò scegliere? Perché non vedo “paga il biglietto”. Clicco un paio di opzioni e per deduzione mi viene in mente che forse devo attivare la app.

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Un ulteriore passaggio, un’altra schermata in cui metto pazientemente la mia mail, ma…

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Bastaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!! C’è un’altra schermata ancora da compilare! E dopo altre due schermate, ecco finalmente il punto in cui posso pagare.

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Non ci siamo ancora, perché devo ancora verificare la mia carta con un addebito  che verrà stornato. No, non ce la possiamo fare.

Ecco come sarebbe la mia app:

– prima schermata con: “aquista il biglietto” o “altri servizi”

– in acquista il biglietto: in città, fuori città

– una volta scelto in città (o fuori città): PAGA CON SMS, PAGA CON PAYPAL, PAGA CON CARTA DI CREDITO, PAGA CON UNA TELEFONATA

– Scelta la formula di pagamento, pagamento effettuato ed operazione finita.

No registrazione, no elementi esterni, no cessione di dati a terzi (per quale ragione i servizi pubblici devono alimentare db privati?!?). E’ così difficile?

Ovviamente, il primo obiettivo  è il pagamento via sms, che pubblicizzerei ovunque in autobus, alle fermate, sulle paline, sulle mappe. Anche questo così complicato?!?

Leggo che nel 2014 la Regione Lombardia ha stanziato 30 milioni di euro per rendere più moderna e più funzionale la biglietteria dei servizi pubblici nella nostra regione. Ora, io non so quanti di questi soldi arrivino ad un’azienda come la ATB, ma se questo è il risultato dopo un finanziamento così ingente, più che i cittadini delusi, o quelli che come me sono considerati rompipalle, di questo tema si dovrebbe occupare la magistratura.