Nuove leve cercasi

Mister Gadget Team27 Aprile 2011

Oggi leggevo un articolo sul corriere della sera, edizione Milano, dedicato all’emittente del politecnico, poliradio, che viene presentata come un fenomeno molto interessante nel panorama della radiofonia.

Mi fa piacere che venga dato spazio alle nuove leve e alle nuove iniziative, perché in effetti siamo davanti ad un problema drammatico (mi piace esagerare con i termini) che riguarda il futuro del mezzo: non esiste un ricambio generazionale. Il che non vuol dire che non ci sono aspiranti conduttori radiofonici: significa che la stragrande maggioranza di quelli che si propongono non sono all’altezza. Nessuno è “nato imparato”, per cui non si possono imputare colpe a coloro che non sono ancora ben preparati, ma una riflessione sulle ragioni di un livello così basso si impone.

Secondo me uno dei problemi principali è la mancanza di palestra: sono sparite le radio locali, come le concepivamo una volta, quelle un po’ “pane e salame”, che facevano da canale di ingresso per tutti coloro che venivano assorbiti dalla passione per quella scatola magica che fa uscire musica e parole.

In passato c’era questo campo di addestramento, che poi forniva ai mezzi più importanti le voci che di volta in volta rinnovavano il parco dei conduttori. Di solito, la catena era: piccola radio, grande radio, tv. con una buona dose di “migrazioni” verso il tubo catodico che per diversi anni ha dato nuove possibilità e soprattutto aperto nuove posizioni per chi desiderava crescere nel mondo dell’etere.

Oggi, purtroppo, la radio va di pari passo con il paese: un mezzo per vecchi! Oddio, in qualche modo dobbiamo mangiare pure noi che “c’abbiamo un’età”, ma forse dobbiamo essere anche contenti della fortuna che ci capita. Il buio oltre la siepe, il niente all’orizzonte ci fa dormire sonni abbastanza tranquilli. Se poi aggiungiamo che denigriamo sistematicamente l’indagine di ascolto, adesso non l’abbiamo proprio, diventa difficile pensare ad un mercato dinamico sulla base degli ascolti.

Anche questo è un aspetto non secondario: diciamo tutti che l’indagine fa schifo, ma saremmo pronti a misurarci con un sistema di “valutazione” davvero efficiente, che magari certifica che il nostro programma non piace?!? Dubito… E se ci pensiamo bene, fa comodo pure agli editori: sarebbero felice di trovarsi dei piccoli “del piero radiofonici” in casa, pronti ad alzare la posta e magari a fare i capricci, perché i numeri dicono che sono graditi al pubblico?!? Dubito ancora di più.

In mezzo a questo contesto “un po’ statico”, c’è anche il problema che non si affaccia nulla di nuovo. Lo scrivevo nei giorni scorsi: il programma più sorprendente degli ultimi anni è “molto personale” di Marco Balestri, che non è proprio un giovinetto. Eppure, nella sua semplicità, ha portato una radio che “ascolta” davvero i propri utenti. Una volta avrei scritto che mi piaceva molto la zanzara, ma da quando Cruciani (purtroppo) seppur bravo è stato colto dal virus che fa credere agli intervistatori di essere più importanti degli intervistati, il programma è sceso molto di tono e (mio modesto, insignificante parere) anche di contenuti. Rimane una produzione interessante, ma quella degli esordi era altra trasmissione.

Dopo aver costruito una nuova, fiammante amicizia nel mondo delle radio, torno a poliradio. L’esperimento delle college radio è molto interessante, ho solo una domanda: perché non si prendono “trainers” professionisti e professionali per chi vuole abbracciare questo mondo? Ho qualche diffidenza verso gli autodidatti: per uno che ce la fa, ce ne sono milioni che non fanno un passo oltre la sufficienza. E allora, forse, sarebbe interessante che questo tipo di realtà potessero diventare una sorta di accademia delle radio, una vera scuola formativa, dei diversi generi di radio che si possono produrre.

Molto interessante sviluppare il mondo news talk, ma credo che anche imparare a fare (bene) la radio di flusso sia un modo per far crescere il mezzo. Mai ascoltato una delle migliori radio inglesi o nrj in Francia? c’è qualcuno che può dire di fare altrettanto bene la radio di flusso? il che non significa fare una radio che non dice nulla o che dice solo cazzate. si può fare un’ottima radio di flusso, imparando a dare molte informazioni, anche preziose, in tempi molto compatti. un modo per essere meno al servizio del narcisismo del conduttore e molto di più rivolti al proprio pubblico.

Una “college radio” può aiutare ad imparare anche a questo. Sempre che ci sia qualcuno che lo spieghi… Keep it up, continuate a mantenere in vita un progetto importante, il domani del mezzo che amate dipende anche dalla vostra passione di oggi.