Negli Stati Uniti il congresso ha svenduto la privacy web degli utenti

Luca Viscardi29 Marzo 2017
Negli Stati Uniti il congresso ha svenduto la privacy web degli utenti

Ha dell’incredibile quello che è stato votato ieri dalla Camera dei Deputati americana, che in collaborazione con il senato ha approvato una nuova legge che permette agli operatori internet, i provider della rete, di vendere i dati di navigazione degli utenti senza l’obbligo di chiedere alcun tipo di consenso.

Quello che fate on line potrà cioè essere venduto a terzi, per cui la vostra sana abitudine di fare un giretto su YouPorn ogni tanto non sarà solo una questione privata tra voi e chi vi fornisce i servizi di rete, ma sarà di dominio pubblico.

Per la nuova legge, sarà possibile raccogliere informazioni sui siti visitati, su quanto tempo trascorrete su ciascuno di essi e anche quali pagine visitate nel singolo sito. Vi ricordo che parliamo di legge degli Stati Uniti, per ora non è un rischio da considerare per il nostro paese.

Sarà facoltà dell’operatore decidere cosa fare con i vostri dati, ma secondo voi saranno più preoccupati per la vostra privacy o per il loro fatturato?

Se prima la facoltà di conoscere più o meno tutto di noi era lasciata solo a Google, adesso la compagnia di coloro che ci conosceranno benissimo si allarga a dismisura.

Il problema vero è che gli operatori di rete non sono bravissimi a proteggere la loro sicurezza e sono spesso stati oggetto di attacchi ben riusciti, con cui sono stati rubati milioni e milioni di dati. Questo ci fa immaginare un futuro in cui troveremo in vendita sul dark web, ma magari anche su quello che dark non è, una bella lista dei siti visitati dal nostro vicino di casa!

Ma cosa si può fare per difendersi da questa situazione? Che soluzioni possiamo adottare per ovviare al problema? Se domani dovesse presentarsi la stessa situazione da noi, cosa potremmo fare?

So già che qualcuno potrebbe dire: non ho niente da nascondere. Ma i temi sono delicati. Se ad esempio venissero venduti i dati di navigazione alle compagnie assicurative, che hanno facoltà di negarvi la copertura sanitaria, e ci fossero ricerche su qualche particolare malattia fatte da voi perché siete semplicemente curiosi e questo precludesse la possibilità di assicurarsi?

La prima soluzione è il Tor, che però è un po’ difficile da gestire e da mettere in pista, anche perché molti operatori non vanno d’accordo con questo tipo di opzioni, in alcuni casi il traffico viene “degradato” e il risultato finale è che la navigazione diventa sicura, ma semplicemente più difficoltosa.

L’alternativa più praticabile  è quella della VPN, che nasconde il vostro traffico web, con la possibilità di scegliere tra offerte gratuite e quelle a pagamento.

La mia raccomandazione è quella di scegliere opzioni a pagamento, perché ricordate che quando non pagate un servizio, il valore siete voi e con la navigazione in VPN gratuita, spesso avete limiti nella quantità di dati o nella qualità della navigazione, che si traduce in velocità peggiore.

Ma se tenete conto che gli operatori forniranno la privacy per 30 dollari al mese, forse è meglio spenderne 4 o 5 al mese per una VPN che funzioni bene, io ad esempio uso TunnelBear che funziona molto bene.

Sappiamo molto bravi a copiare le cattive idee degli altri, quando arriverà il primo tentativo di lobby per riuscire a far passare la stessa legge? qualcosa mi dice che prima o poi capiterà di sicuro…


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