L’imbarazzo di essere cliente Telecom Italia

Mister Gadget Team18 Marzo 2015

quando vai in un ristorante e mangi male tutto sommato non te la prendi perché può sempre capitare.

Quando però decidi di tornare in un posto di cui conosci il pessimo servizio e i piatti scadenti la colpa non è di chi lo gestisce, ma È tutta tua perché sapevi a cosa andavi incontro.

Questo è un po’ quello che mi sta accadendo ora che ho deciso per qualche misteriosa ragione (che primo poi dovrò indagare) di tornare ad essere cliente Telecom Italia e anche di Tim.

Il primo imbarazzo é nato dal fatto che quando stavo maturando la decisione di tornare in Telecom ho letto sul sito di TIM che abbinando i servizi residenziali e mobile avrei ottenuto dei vantaggi come il raddoppio delle soglie di navigazione Internet.

Ho letto bene quelle pagine, perché conosco le abitudini di alcuni operatori che nascondono sempre qualche condizioni capestro tra le pieghe. Eppure, dopo aver guardato attentamente e quelle pagine lì sono convinto che l’offerta fosse buona.

Appena ho concluso entrambi i contratti ho chiamato il servizio clienti, per chiedere di attivare il raddoppio delle soglie. Scopro in quella occasione che i vantaggi sono riservati solo alle tessere prepagate, ma non è scritto da nessuna parte.

Chiedo su Twitter di spiegarmi perché ci sia una condizione nascosta in ciò che viene promesso ai clienti, dopo alcuni messaggi preconfezionati vengo indirizzato ad un assistente che in pratica mi dice che ho ragione, non è scritto da nessuna parte che il vantaggio sia solo per le ricaricabili, ma io non avrò comunque il raddoppio di quelle soglie. Aprirà una segnalazione. Bella soddisfazione.

Proprio nei giorni in cui mi sono infilato nella palude di un servizio clienti incredibilmente lacunoso, ecco un nuovo imprevisto.

Sono a casa una sera e decido di trasferire le Chromecast di Google che uso su tutti i miei televisori dalla vecchia rete alla fibra di Telecom.

Nel corso dell’installazione mi accorgo però che le chiavette non sono compatibili con il modem che Telecom fornisce, perché l’autenticazione si blocca appena vengono inserite le credenziali.

Scrivo all’assistenza su Twitter, mi rispondono dopo un giorno e mi promettono il contatto di un tecnico. In effetti, mi chiamano dopo circa ventiquattro ore, ma sono i tecnici della rete che mi chiedono se devono aprire una segnalazione di guasto sulla fibra.

Spiego che la mia fibra va benissimo ma è il router a non funzionare bene. Il tecnico mi dice che non è sua competenza ma mi farà chiamare da un tecnico informatico. Passano altre ventiquattro ore e mi chiama una signora che mi spiega che lei però si occupa solo di rete.

A quel punto chiedo di indicarmi quale fosse un modem compatibile con la fibra di Telecom, ma mi rispondono che in realtà se io cambio il modem poi non posso più telefonare.

Non nascondo che la mia proverbiale pazienza ha cominciato a vacillare.

Chiedo di essere messo in contatto con l’assistenza informatica, ma scopro che per farlo devo pagare € 30.

Allora, ricapitoliamo. Ho a casa un servizio di cui non posso sfruttare tutte le potenzialità perché l’hardware che mi è stato fornito e che io pago non funziona correttamente.

Se però voglio che qualcuno ripari qualche cosa che io pago e non funziona, devo pagare ancora per avere assistenza.

Non so se provare più disgusto, incazzatura, oppure un semplice senso di frustrazione.

Certo, se fossi Pif, proverei una volta a chiamare il 187. Ma con il nome di un comune mortale. Sono convinto che a quel punto mi vergognerei un po’ a mettere la mia faccia accanto al marchio di quell’azienda.