Le radio e la musica
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Le radio e la musica

Torno ancora una volta sul tema radio, questa volta con una considerazione che è anche uno sfogo. Chi mi conosce sa benissimo che non ho mai nascosto la testa nella sabbia sul tema radio/discografia/musica. Molte radio stanno portando avanti una politica suicida, perchè non suonare certe canzoni è frutto di follia o di gravi problemi di udito.

Penso a diane birch, ma è solo un esempio di un elenco sterminato di brani di grande successo ovunque, totalmente ignorati da noi. Oppure penso al fatto che le radio hanno totalmente ignorato il fenomeno x-factor o quello di amici. Oddio, c’erano tante schifezze proposte nei programmi, ma la barriera a prescindere verso quegli artisti o l’etichetta di “inadatti” solo perchè proposti dalla tv, mi sembra fosse un po’ miope. E non sto esaltando la bravura degli artisti di x-factor, ma solo sottolineando che (con un po’ di furbizia) le radio avrebbero dovuto “sfruttare” il lavoro sporco fatto dalla tv di scrematura di nuove proposte. Considerato il successo di pubblico, soprattutto giovane, dei due programmi, seguirne i fenomeni più interessanti era una buona leva per catturare le nuove generazioni.

Forse dovremmo cominciare a preoccuparci in modo serio del fatto che la prima sorgente di informazione musicale per le nuove generazioni è internet, in particolare diverse indagini indicano che youtube è la fonte numero uno per la scoperta di nuovi brani, con buona pace della radio e delle sue playlist “consolidate”. Fino a qui la parte che compete alle radio. Ma… Perchè c’è sempre un ma…

Siamo sicuri che tutte le colpe di questa crisi siano imputabili alle radio?!? siamo sicuri che le “chiusure” delle radio siano l’unica giustificazione della crisi?!? E la discografia?!? O meglio, e i discografici?!?

Dopo tanti anni di carriera, sono un po’ stupito dai comportamenti ma soprattutto dalla scarsa disponibilità che trovo nel day by day nei confronti delle radio. Ormai i clichè sono ben precisi: un passaggio a “che tempo che fa”, un altro, se ci si riesce a “quelli che il calcio”, un’intervista a RTL, una da Linus e poi tanti saluti a tutti.

Perchè allora Alicia Keys quando promuove il suo disco va nella città più remota della provincia americana e parla con chiunque, mentre Ligabue non fa un’intervista con Radio Number One? E’ normale che non siamo riusciti ad organizzare un incontro con Malika Ayane, piuttosto che con Giuliano Sangiorgi? Secondo me no, sprecare l’occasione di parlare con 300.000 è alquanto bizzarro, visto che c’è chi paga per accedere alla stessa platea. Ma vale per 300.000 come per 30.000.

La crisi ha colpito in modo duro la discografia, durissimo, ma sono convinto che l’industria della musica ci abbia messo del suo. Però i cattivi sono quelli della radio, che non suonano i dischi. Io aggiungo quelli brutti. Adesso si torna a parlare di stabilire un obbligo per suonare una certa percentuale di musica italiana, la scelta più illiberale che si possa immaginare per un’attività editoriale. un obbligo che hanno solo in francia e in bulgaria. è noto cosa pensi di entrambi i paesi! Come dire al “corriere della sera” che ogni giorno deve scrivere almeno tre pagine di moda e due di tecniche agricole. Quando ci sarà un obbligo così per i giornali, allora forse potranno imporre a noi che dischi mettere.

amici delle radio, serriamo le fila, smettiamo di regalare spot per concerti a fronte di niente, chiediamo un po’ di rispetto per i mezzi che gestiamo perchè se qualcuno pensa che una paginetta su facebook risolve i problemi di promozione di un’artista, lasciamolo andare, lasciamolo fare. I nostri mezzi hanno un valore, è nostro preciso compito difenderlo e farlo crescere. Ma va fatto in modo coordinato, con uno spirito “di gruppo” che sembra un valore degli anni 70, ma che oggi secondo me è più che mai fondamentale per i mezzi che quotidianamente gestiamo.

Fine del pippone. Serviva a me per uno scarico di tensione. Avanti con gli insulti! 🙂

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