Lavorare alla cieca
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Lavorare alla cieca

La signorina nella foto sorride guardando verso l’infinito, ma c’è poco da ridere dopo le ultime vicende relative alle sorti di Audiradio. Se è vero quanto riportato da alcune fonti di informazione, durante l’assemblea di ieri i soci non hanno approvato il bilancio; ultima spiaggia sarebbe il giorno 21 giugno. Se nell’assemblea in quella data non si troverà un accordo tra le parti contrapposte, la società andrà in liquidazione.

Immaginate di aprire un’azienda che produce saponette e di cominciare a produrle senza sapere come va il mercato. Voi buttate fuori saponette su saponette senza sapere se il mercato le compra, se piacciono, se il prezzo è giusto, se i clienti tornano a comprarle dopo la prima volta. Ma voi, senza informazioni, producete producete producete. E che dio la mandi buona, come si diceva una volta.

Ecco, noi lavoriamo così. Senza misura, senza dati, senza certezze sul risultato che ciò che facciamo genera. Un suicidio. Ai meno avvezzi alle storie di radio, ricapitolo le puntate precedenti. Un paio di anni fa, audiradio decide di introdurre i diari, mezzo di ricerca ritenuto obsoleto in ogni angolo del mondo, introdotto negli usa nel 1965 (MILLENOVECENTOSESSANTACINQUE), ma da noi presentato come una novità nel 2010!

La nuova indagine presenta numeri leggermente diversi rispetto a quelli dell’indagine precedente, svolta al telefono, chiamando un campione di circa 100.000 persone in un anno per chiedere che radio ascoltano.

Alla fine del 2010, la bomba: gli stessi che volevano i diari l’anno prima, cambiano idea e vogliono tornare al sistema delle telefonate. La RAI, che dai diari ha ottenuto numeri da fantascienza (nel senso che solo aggiungendo i marziani agli abitanti del pianeta sarebbero credibili) si oppone al ritorno al passato e il fronte si spacca.

L’indagine viene bloccata, non vengono pubblicati i dati relativi alle radio nazionali e dal gennaio 2011 la rilevazione non viene più fatta. Viene rimandata di mese in mese, fino al blocco di ieri, quasi definitivo.

Dobbiamo auspicare una soluzione in tempi brevissimi, perché questa mancanza di numeri è un autogol pazzesco, una specie di corsa alla cieca verso un precipizio. Ci comportiamo come se fossimo soli sul mercato, mentre oggi la radio ha competitors in ogni angolo, ha mille sfide da parte di mezzi che stanno diventando sempre più temibili.

Siamo ancora figli della cultura in cui la pubblicità era tv, stampa o radio, ma oggi il mondo è diverso, più complesso, più competitivo e ci oppone a strumenti con un’efficacia devastante.

L’altro giorno un commerciante che gestisce un ristorante mi diceva che spendendo 5 euro al giorno su facebook ha avuto un feedback migliore di quello dato dalle uscite su stampa per un prezzo complessivo dieci volte più alto.

E noi ci permettiamo il lusso di rimanere senza numeri, di incrinare ulteriormente l’immagine di un mezzo che molti già vedono come obsoleto e poco efficace. io mi preoccuperei seriamente di costruire una prospettiva per il futuro, lasciando le beghe di cortile alle riunioni condominiali.

Il mezzo radio ha un futuro incerto, un peso sul mercato che vacilla di fronte all’avanzamento dei nuovi media, sarebbe una follia se il colpo fatale lo dessero proprio quelli che di radio vivono.

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