La Tv è morta, lunga vita alla radio
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La Tv è morta, lunga vita alla radio

Sorrido. Ma solo perché sono maledettamente cinico. E lo faccio perché dopo anni di necrologi anticipati e previsioni di prematura scomparsa per la radio, a quanto pare qui chi ci sta lasciando le penne è la tv!

I segnali sono molteplici e direi che sono tutti inequivocabili. Il prime time di sabato scorso per Italy’s got talent ha registrato 3.900.000 spettatori. Ieri, in una delle serate principi della settimana Annozero ha raggiunto il suo picco a 5.500.000 spettatori, raiuno ha fatto 5.200.000 con un medico in famiglia, su canale 5 il picco è stato 3.600.000 spettatori. Vogliamo andare a vedere cosa succedeva in tv solo qualche anno fa?!? Con questi numeri, avrebbero chiuso quasi tutti.

E in effetti, solo questa settimana, hanno chiuso: Uman, Il senso della vita e il programma di Facchinetti e Belen Rodriguez, ciak si canta. Di quest’ultimo mi meraviglia che sia stato messo in pista, non tanto che l’abbiano chiuso in anticipo. Sembra che il cambio di gusto “generale” ormai sia irreversibile. I programmi patacconi, tipici della produzione italiana, forse finalmente non piacciono più, sono al capolinea.

Vorrei vedere il profilo di età e di locazione geografica di coloro che guardano l’arena di RaiUno  o programmi di simil fattura: con grande probabilità vecchi che abitano in piccole località di provincia, la stragrande maggioranza al sud. L’avvento della tv via satellite, dopo il digital divide, ha portato anche lo screen divide.

Da un lato una popolazione numerosa e sempre crescente, che si disperde nelle centinaia di canali del satellite e del digitale, prediligendo le serie tv e i programmi di approfondimento; dall’altro lato, una popolazione di bassissimo profilo, che vive di tronisti e di grandi fratelli. Fortunatamente, il loro numero scende drasticamente e in modo inesorabile.

E la radio?!? Tutto sommato, tiene botta, anche se con alcuni segnali da prendere in considerazione seriamente. Però, dato importante, è il mezzo di informazione che meno ha perso terreno con l’avvento di internet. Alla domanda: “da quando uso internet, uso meno…” Giornali e televisione escono abbastanza demoliti, mentre la radio ha una flessione molto contenuta. E dagli stati uniti arriva anche il dato quasi inaspettato che i giovani continuano ad ascoltare la radio, in una percentuale impensabile in europa, dove i canali per la fascia teen-agers scarseggiano.

tutto sommato, chi muore (la tv) giace, chi vive (la radio) non molta pace, ma ha un futuro meno nero davanti.

 

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