il piacere di farsi del male
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il piacere di farsi del male

e di farlo da soli. ieri è uscito il rapporto comunicazione del censis relativo ai primi mesi del 2011. A leggere i dati e incrociandoli con altri numeri che ci arrivano da studi e statistiche c’è da chiamare la neuro per far rinchiudere quelli che gestiscono le radio in Italia.

Penso sia il primo caso al mondo di masochismo collettivo, una specie di congrega di tafazzi che si fanno del male volontariamente, altrimenti non c’è spiegazione all’aggregazione di dati che si possono organizzare in questi giorni.  Allora, facciamo un po’ di ordine: secondo i dati del censis:

– 80% degli italiani ascolta la radio

– 66% degli italiani legge i giornali

– 50% della popolazione naviga in internet

Nello stesso tempo arriva una nota dal radio advertising bureau, di cui vi ho già parlato, che narra dell’impatto positivo della radio sull’umore e sull’energia di chi ascolta. allo stesso tempo è stata misurata l’attenzione con cui si ascolta la pubblicità se arriva subito dopo la voce del proprio conduttore preferito.

L’UPA l’associazione degli utenti pubblicitari, ci fa sapere però che internet ha superato la radio nel fatturato globale pubblicitario dello scorso. diciamolo, una volta per tutte, siamo dei coglioni incompetenti, perché non esiste una motivazione logica o statistica per la cosa avvenga, se non la pessima percezione che lo scadente mondo pubblicitario italiano ha del nostro mezzo.

E chi costruisce la percezione del mezzo indubbiamente e inconfutabilmente sorretto da dati statistici e concreti semplicemente straordinari?!? La capacità di costruire relazioni di chi ci lavora, la capacità di fare sistema di chi vi opera, la forza di farne comprendere il valore e l’efficacia ai clienti.

Cosa che evidentemente in 30 anni, dico 30, non siamo riusciti a trasferire se è vero che su 500 big spenders italiani, la metà non fa pubblicità alla radio. C’è una ragione valida, nel momento in cui chi la prova ha sempre un feedback straordinario?!?

Non esiste una spiegazione logica al fatto che chi ha la metà dei nostri utenti fatturi di più di noi!!!! Anche perché la matematica non è complicata: rinunciare alla radio per fare solo pubblicità su internet significa rinunciare al 30% della popolazione, di quale fascia?!? evidentemente di quella alto spendente over 35. ha un senso?!?

i dati ci dicono che la radio è forte, è in salute, che piace, che rimane una delle abitudini fisse degli  italiani. è da pazzi non misurarla in modo adeguato e venderla per quello che è: un mezzo ancora straordinariamente forte.

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