E se il processore a 64bit di Apple servisse per...
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E se il processore a 64bit di Apple servisse per…

La sera, uno dei miei riti sulla strada di casa è una chiacchiera con il mio amico @cinquetacche, uno dei più profondi conoscitori di tecnologia mobile in Italia.

Non c’è via di uscita: è uno dei giornalisti “tennologici” più lucidi e più bravi nel leggere mercati e tendenze, oltre che uno dei più trasparenti perché senza religioni, manifeste o nascoste.

L’altra sera commentavamo il keynote di Apple, partendo dalla delusione della rete, motivata nella mancanza di novità.

Siamo andati un po’ più nel profondo delle variazioni introdotte, alcune delle quali sfuggono ai più, in particolare la nuova fotocamera e i nuovi processori, il cui effetto sarà più chiaro nel medio periodo.

Ma proprio alla proiezione futura ci siamo abbandonati nella chiacchierata facendo un’ipotesi: il processore a 64 bit apre una nuova era, ma non è banalmente quella di applicazioni più grandi e più complesse, è probabilmente di più.

Con il processore A7, apple rende più facile il porting di applicazioni da OSX a iOS, ma è più che verosimile che l’obiettivo sia un altro: unificare i sistemi operativi.

Computer, tablet e smartphones mossi da un cuore identico, strettamente interconnesso.

Non si tratta di competere con Samsung o con Google, ma di rendere insuperabile l’ecosistema.

Qui si va oltre l’innovazione, probabilmente (sottolineo probabilmente) si apre un pezzo di futuro.

Abbiamo anche ipotizzato quando: tra due generazioni, o giù di lì.

Forse siamo pazzi, ma voi segnatevi questa cosa e tra qualche anno magari ne riparliamo.

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