Se anche mia mamma reclama Uber…

Luca Viscardi12 Giugno 2017
Se anche mia mamma reclama Uber...

Quella di ieri è stata una giornata strana: il board of Directors di Uber si è riunito per quasi sette ore, per analizzare un report sulla società e decidere se accogliere (o meno) le indicazioni in esso contenute.

Il meeting, i cui risultati sono segreti e verranno svelati solo domani, quando le decisioni saranno esposte ai dipendenti della società, aveva il compito di valutare l’indagine fatta sui comportamenti all’interno dell’azienda stessa. in particolare i fatti di molestie sessuali e altre pratiche scorrette che parevano essere diventate molto frequenti.

Ieri per qualche ora si è parlato dell’allontanamento dalla società di uno dei suoi massimi dirigenti e delle dimissioni temporanee dal ruolo di CEO di Trevor Kalanick, che di Uber è il fondatore.

E’ stato rilasciato un comunicato molto laconico, che essenzialmente non dice molto.

The Uber Board met today with Eric Holder and Tammy Albarrán. The Board unanimously voted to adopt all the recommendations of the Holder Report. The recommendations will be released to the employees on Tuesday.

Per chi non lo sapesse, Eric Holder è un ex procuratore generale, che Uber ha assunto a febbraio, dopo che un ingegnere donna, nel momento in cui ha lasciato il suo incarico, ha scritto sul suo blog, raccontando l’avventura di un anno dentro Uber, con diversi casi di molestie sessuali e comunque una forte discriminazione di genere.

Quella denuncia ha fatto scattare una verifica interna, affidata ad un uomo abituato ad indagini difficili, una scelta fatta per avere garanzia sui risultati, ma anche per rassicurare l’opinione pubblica sulla volontà di non insabbiare il caso e di cercare la verità.

Nel frattempo, una seconda indagine, condotta da uno studio legale indipendente, ha portato al licenziamento di oltre 20 persone, che sono state liquidate nel giro di poche ore, per i loro comportamenti scorretti.

Nel caso del rapporto Holder, si sono ascoltate circa 215 persone, che sarebbero coinvolte nei casi denunciati di discriminazione o molestie; al termine delle audizioni sarebbero state redatte alcune indicazioni per i dirigenti dell’azienda. Non solo consigli su quali dettagli modificare della “cultura aziendale”, ma anche alcuni provvedimenti “ad personam” che riguardano i dirigenti in carica.

Non sappiamo quali di queste indicazioni siano state recepite, lo scopriremo domani.

Ma la mamma cosa c’entra?!? In effetti, poco con quello che ho raccontato adesso, ma il tema è comunque “tangenziale”. Sabato pomeriggio, nel centro della mia città, Bergamo, per circa due ore, ha chiamato il radio taxi, che per ben due ore non ha reperito un’auto (evidentemente erano tutte all’aeroporto e non volevano perdere il posto in fila…).

Dopo due ore, mi ha chiamato (io ero fuori città) per chiedermi se potessi trovare qualcuno che la accompagnasse a casa (si muove su sedia a rotelle): abbiamo trovato una soluzione e il dramma è rientrato.

Ma quando mi ha telefonato, alla terza chiamata, la richiesta di una donna di 73 anni è stata: “ma perché non c’è Ber qui da noi? ” Dopo un attimo ho capito che parlava di Uber, non so bene da dove lo abbia colto, ma ha capito anche lei che funziona meglio e arriva prima del radio taxi.

Certo, c’è il tema della legalità e della possibilità di raccogliere i clienti senza partire dai depositi, ma se anche una donna di 73 anni chiede un servizio diverso e migliore, forse per chi lavora sul taxi è tempo di pensare che il cambiamento non si possa più fermare. Non è una questione di se, ma di quando avverrà.


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