10 italiani in top 10. Colpa delle radio?

Mister Gadget Team6 Marzo 2011
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Leggevo oggi con curiosità la classifica di vendita italiana. Nei primi dieci posti ci sono dieci prodotti italiani, nemmeno un brano della svizzera italiana, non si trova neanche un meneguzzi a dare una parvenza di internazionalità.

Ma come? E le radio che uccidevano la musica? E quei cattivoni di programmatori che schiacciavano la produzione italiana a favore di quella straniera? Dove sono finiti? E non mi si venga a dire che é merito della pluralità delle fonti, perchè mi faccio una grassa risata.

La top ten di questa settimana certifica con una matematica precisione che non sono le radio che fanno male alla musica italiana. E’ la musica che si fa male da sola quando presenta prodotti di scarsa qualità. In questo periodo c’é una primavera metereologica stentata, ma fortunatamente c’é una primavera musicale che ci offre prodotti di ottima qualità. La radio li suona, il pubblico li compra. Un’equazione di una banalità assoluta, ma così evidente che potrebbe sembrarlo troppo e qualcuno finge di non capirla.

E allora è più facile insistere con segnali di follia come la paventata legge sulle “quote”, quella regola per cui le radio sarebbero obbligate a suonare una certa “quota” di musica italiana, chi dice il 40 chi il 50 per cento del totale.

Un po’ come se domani al corriere dicessero che deve fare 15 pagina di cronaca nera, pena una multa o il divieto di andare in edicola. Oppure se a l’espresso imponessero di scrivere almeno venti pagine alla settimana dedicate alla raccolta dei funghi.

Un delirio.. Anche perché il governo ha ritirato tutti i sostentamenti alla radiofonia, per quale ragione le radio, impresa al 100% privata, dovrebbero mai assolvere a compiti “sociali”. Al massimo si può pensare che la radio di stato possa essere assoggettata a quel tipo di regola. E’ pagata con i soldi del canone, dovrebbe tuttto sommato svolgere un ruolo anche educativo, ecco che si potrebbe pensare a coinvolgerla in un ruolo di promozione culturale della musica di casa nostra.

Per ill resto, basta la qualità. Quando la qualità c’ê, noi ci siamo. Potrei fare decine di nomi di gruppi e/o produttori che non perdono occasione per denunciare i soprusi della radiofonia, salvo poi prostrarsi quando per sbaglio una radio suona una loro canzone. Ma guarda caso, quando i programmatori valutano un brano adatto alla programmazione, spesso si muovono le acque e il brano riscuote interesse. Forse perché abbiamo semplicemente orecchio e, guarda caso, i dieci in classifica sono quelli che noi suoniamo. Al bano, visto da 12.000.000 di persone per cinque sere di fila, ma non trasmesso dalle radio, non c’è.

Ci sarà pure un perché.