Il televisore che ci spia, parola di WikiLeaks

Luca Viscardi8 Marzo 2017
Il televisore che ci spia, parola di WikiLeaks

Sono rimasto molto scosso ieri dalle nuove rivelazioni di Wikileaks, che ci hanno fatto sapere che la CIA ci spia. Ma quello che mi ha colpito ancora di più è che lo faccia usando strumenti elettronici.

Fino a ieri pomeriggio, ero convinto che utilizzasse piccioni ammaestrati, che mettesse agenti travestiti da alberi nel mio giardino e in alcuni casi anche che nascondesse loschi figuri nel mio armadio. Ecco perché quella volta che trovai uno nudo nel mio armadio non mi incazzai con la mia di allora fidanzata: ero convinto che fosse un agente della CIA inviato a carpire i miei segreti.

Ieri invece sono crollate tutte le mie certezze. La CIA ci spia con gli strumenti elettronici, chi lo avrebbe mai detto. Abbiamo appreso che esiste un’unità specifica dedicata all’infestazione di telefoni di Apple e che c’è addirittura un gruppo di sciamannati che di mestiere fa l’untore di smartphone Android.

Pare che in passato abbiano tentato di prendere il controllo anche di Snake sui telefoni Nokia, per capire la nostra inclinazione politica dalla direzione data al serpentello durante il gioco, se vai spesso a sinistra sei comunista, al contrario fascista.

Ecco perché torna il Nokia 3310, è tutto un complotto governato dalla CIA, che adesso ha capito come bucare le protezioni di Snake ed è pronta a rubare tutte le nostre mosse segrete.

Apple ha risposto, dicendo che ha tappato quasi tutte le falle, dalle altre passano solo segreti piccolini, non bisogna preoccuparsi.

Ma la madre di tutte le rivelazioni di ieri è quella sulle nostre TV: se ne era già parlato, ma noi tanto dimentichiamo tutto. I telefoni di Samsung sono come il grande fratello e spiano tutto ciò che diciamo dentro casa.

Ieri sera, quando ho letto questa straordinaria verità, ho avuto un brivido e ripercorso immediatamente gli ultimi anni della mia vita, quelli trascorsi con televisori di Samsung disseminati dentro casa.

Ho immaginato un povero omino a Langley, in Virginia, sede della CIA, che con le cuffie in testa ha sentito mio figlio urlare “CACCAAAAAAA” quando era il momento della sua ritirata. Non ho mai capito perché lo urlasse così ai quattro venti, adesso so che lo faceva per educazione, voleva che alla CIA lo sentissero bene. Lui è della generazione digitale, mica si sorprende se gli captano il televisore.

Poi ho avuto un brivido bis. Spero che Assange e i suoi amici non facciano cazzate e non rilascino i testi delle intercettazioni raccolte attraverso la TV.

Se le trova mia suocera, sono un uomo finito.

Vado a riprendere il mio tubo catodico in cantina. Non si sa mai.


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