Il mercato della telefonia italiana è un eterno ritorno, un valzer di frequenze che questa volta riporta PosteMobile tra le braccia di TIM.
Il 23 febbraio 2026, è iniziata ufficialmente la migrazione massiva dei quasi 5 milioni di clienti dell’operatore giallo verso l’infrastruttura di rete di Telecom Italia, abbandonando progressivamente quella di Vodafone.
Non è un semplice “cambio di appoggio”, ma una mossa che segue l’ingresso di Poste Italiane nel capitale azionario di TIM. Per te che hai una SIM PosteMobile in tasca, la traduzione pratica è meno traumatica di quanto sembri, ma richiede un minimo di attenzione.
Cosa succede alla tua SIM
La prima buona notizia è che non devi cambiare la scheda SIM. Se hai ancora il pezzo di plastica che usavi ieri, continuerà a funzionare. La migrazione è puramente software e avviene “over-the-air”: un bel mattino ti sveglierai e, dove prima leggevi la copertura Vodafone, il tuo smartphone aggancerà i ripetitori TIM.

Le condizioni economiche restano blindate. Se paghi 6,99 euro al mese, continuerai a pagarli. Tuttavia, c’è un dettaglio tecnico che spesso sfugge: se utilizzi un router 4G/5G da interno per navigare da casa, potresti dover riavviare il dispositivo o, nel peggiore dei casi, controllare che l’APN (il punto di accesso) sia ancora configurato correttamente su wap.postemobile.it. Curiosamente, i terminali più vecchi potrebbero mostrare per qualche secondo l’icona del roaming, un piccolo “singhiozzo” digitale prima di stabilizzarsi sulla nuova rete.
Il fattore copertura: l’unica vera variabile
Inutile girarci intorno: passare da Vodafone a TIM significa cambiare la geografia del segnale. Se in ufficio prendevi “pieno” con Vodafone, con TIM potresti avere una tacca in meno (o viceversa). È il gioco delle torri.
C’è un’eccezione storica: se possiedi una vecchissima SIM attivata prima del 14 luglio 2014 (quelle che si chiamavano ESP), resterai sulla rete attuale. Sono reperti archeologici della telefonia che Poste ha deciso di non toccare per evitare blackout tecnologici su sistemi che probabilmente non sopporterebbero lo switch automatico.
L’intuizione: il 5G “silenzioso”
Molti clienti sperano che questo passaggio sblocchi automaticamente il 5G su tutte le offerte. L’intuizione non ortodossa è che, sebbene TIM stia spingendo molto sull’ultrabroadband, PosteMobile potrebbe usare questa migrazione per fare una selezione silenziosa della clientela. Non è escluso che le prestazioni massime vengano riservate solo a chi possiede le offerte “Creami” più recenti, lasciando i vecchi piani su un 4G solidissimo ma limitato.
Se la nuova copertura non ti soddisfa, hai il diritto di recedere senza penali entro 60 giorni dalla comunicazione ufficiale, ma la portabilità verso un altro operatore resta la strada più veloce per chi non ha voglia di compilare moduli cartacei.