Seedance 2.0 fa tremare Hollywood (mistergadget.tech)
Il nuovo generatore video IA Seedance 2.0 scatena polemiche tra studios e sindacati. Disney e MPA denunciano possibili violazioni di copyright e rischi etici.
Un video con Tom Cruise e Brad Pitt che combattono su un tetto di Manhattan al tramonto. Calci, macerie, skyline perfetto. Non è un blockbuster in produzione, ma un contenuto generato da ByteDance con il suo nuovo modello video IA, Seedance 2.0. Ed è bastato questo per accendere una miccia che sta bruciando veloce tra Hollywood, sindacati e colossi dell’intrattenimento. Il problema non è solo tecnico. È culturale. E soprattutto legale.
Cos’è Seedance 2.0 e perché cambia le regole
Seedance 2.0 non è il solito generatore text-to-video. È multimodale: può combinare fino a nove immagini, tre clip video, tre tracce audio e un prompt testuale per costruire una scena coerente, con continuità di personaggi, movimenti di camera e ritmo sonoro.
Parliamo di output in alta definizione, audio sincronizzato, narrazione multi-scena con coerenza visiva. In pratica, elimina una buona parte della post-produzione tradizionale. Il tutto in tempi più rapidi rispetto ai competitor. Lanciato inizialmente in beta in Cina attraverso app come Jianying, il modello è destinato a espandersi globalmente, anche tramite CapCut. E qui iniziano i problemi.
Hollywood alza le barricate
La reazione è stata immediata. La Motion Picture Association ha accusato ByteDance di utilizzare opere protette da copyright senza autorizzazione. Secondo il presidente Charles Rivkin, il modello mancherebbe di misure efficaci per bloccare l’uso non autorizzato di contenuti protetti. Anche il sindacato degli attori SAG-AFTRA ha parlato di utilizzo inaccettabile di volti e voci dei propri iscritti. Quando un’IA può replicare timbro, espressione e presenza scenica con tale fedeltà, la questione non è più teorica.
Poi è intervenuta The Walt Disney Company, con una lettera di diffida. Secondo Disney, Seedance 2.0 avrebbe utilizzato senza autorizzazione personaggi iconici come Spider-Man, Darth Vader e Grogu. L’azienda ha definito l’operazione una violazione intenzionale e massiccia dei diritti di proprietà intellettuale. Interessante notare che Disney non è anti-IA per principio. Ha già stretto accordi per l’uso controllato di contenuti generati artificialmente. Qui il nodo è il controllo.
Il vero problema: chi controlla cosa viene generato?
Il punto non è solo che Seedance 2.0 sia potente. È che è troppo potente senza un perimetro chiaro. Quando un sistema può generare deepfake ultra-realistici combinando riferimenti visivi e sonori, il rischio non è solo la violazione del copyright. È la replica non consensuale dell’identità.
Volti, voci, posture, micro-espressioni: tutto può essere sintetizzato. E quando la qualità è abbastanza alta da confondersi con il reale, la linea tra creatività e appropriazione diventa sottile. Qui si apre una domanda strutturale: fino a che punto l’intelligenza artificiale può affiancare o sostituire il lavoro umano nella creazione culturale? Per alcuni professionisti del cinema, strumenti del genere rappresentano un acceleratore creativo. Per altri, sono un cavallo di Troia che erode diritti, compensi e controllo sull’immagine.
Una battaglia che va oltre ByteDance
Il caso Seedance 2.0 non è isolato. È il sintomo di una tensione più ampia tra innovazione tecnologica e tutela dei diritti. Servono standard tecnici per autenticare e tracciare i contenuti generati dall’IA. Servono regole chiare su privacy, identità digitale e utilizzo dei dataset di addestramento.
Servono filtri interni robusti che impediscano la generazione di personaggi protetti o persone reali senza consenso. Altrimenti ogni upgrade tecnologico diventa un contenzioso legale annunciato. La tecnologia può fare moltissimo. Ma la domanda non è cosa può fare. È cosa dovrebbe fare, e con quali limiti. Seedance 2.0 ha alzato l’asticella tecnica. Ora tocca al sistema normativo e culturale decidere se quella stessa asticella va regolata o abbattuta.