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Quando si sale in macchina, il rito di accendere la radio inaugura il viaggio. Una volta era il manopolone analogico che gracchiava tra una frequenza e l’altra a fare parte dell’anima stessa del viaggio. Oggi ci sono dispositivi più moderni, basati su tecnica digitale, in grado di unire la vecchia banda FM con la nuova tecnologia digitale DAB+, passando in automatico all’ascolto in streaming quando le frequenze tradizionali vengono meno.
In futuro, però, salendo a bordo di un’auto di ultima generazione, potresti avere una brutta sorpresa. Alcuni produttori di auto vorrebbero eliminare la radio gratuita dai veicoli, per sostituirla con servizi a pagamento considerati ulteriori fonti di guadagno. Oltre il prezzo della macchina.
In pratica, scegliendo la prossima auto, rischi di pagare qualche decina di migliaia di euro per poi salire a bordo e non poter ascoltare gratuitamente le ultime notizie o non poter fruire sempre gratuitamente dei successi musicali che preferisci, perché alcuni produttori vorrebbero farti pagare anche il piacere della compagnia durante un viaggio.
Ma cosa sta succedendo davvero? È solo una questione di progresso tecnologico o c’è dell’altro? La realtà è un mix affascinante (e un po’ inquietante) di fisica elettromagnetica, strategie di marketing e sicurezza pubblica. Se pensavi che la radio fosse un elemento eterno dell’arredamento automobilistico, preparati a cambiare idea.
Il paradosso della tecnologia del futuro
La prima causa della scomparsa delle radio dalle nostre auto avrebbe un nome tecnico molto preciso: interferenza elettromagnetica (EMI). Se hai mai guidato o sei salito su un’auto elettrica, avrai notato quanto sia silenziosa. Tuttavia, sotto la scocca, si muovono un’infinità di fenomeni elettrici. Una specie di tempesta invisibile. I motori elettrici e gli inverter che trasformano l’energia delle batterie in movimento generano frequenze che sono quasi identiche a quelle utilizzate dalle trasmissioni in Modulazione di Ampiezza (AM).
Il risultato? Un rumore di fondo statico che rende l’ascolto della radio AM praticamente impossibile. Case automobilistiche come Tesla, BMW, Volvo e Ford hanno sollevato il problema spiegando che schermare efficacemente i componenti elettrici per proteggere il segnale radio costerebbe centinaia di milioni di euro in ricerca e materiali pesanti. La soluzione più semplice? Eliminare del tutto il ricevitore.
Mentre l’FM e il DAB+ sono meno suscettibili a questi disturbi, grazie alle loro diverse proprietà di modulazione e frequenza, la loro permanenza non è comunque garantita. Il passaggio all’elettrico ha fornito ai produttori la scusa perfetta per iniziare a ripensare l’intero concetto di intrattenimento di bordo, spostando l’attenzione verso sistemi interamente basati su software.
Monetizzazione e controllo dei dati
Se la fisica è il braccio armato, la strategia commerciale è la mente dietro la rimozione delle radio. Bisogna affrontare la realtà: per i produttori di auto, la radio tradizionale è un vicolo cieco economico. È gratuita, anonima e non genera flussi di entrate ricorrenti.
Ogni azienda punta ai servizi in abbonamento. Avere una radio analogica che funziona gratis è visto come un’opportunità mancata. Spingendo gli utenti verso app integrate come Spotify, TuneIn o Apple Music, le case automobilistiche possono raccogliere dati e sapere cosa ascolti, per quanto tempo e dove ti trovi. Tutto ciò permette di profilarti con una precisione chirurgica.
Vendere abbonamenti, come pacchetti di connettività premium per accedere alle funzioni di streaming direttamente dal display dell’auto. Controllare l’interfaccia. Se controlli l’app, controlli l’attenzione dell’utente. Puoi decidere quali stazioni mostrare in primo piano e quali nascondere dietro tre menu diversi.
Questa è quella che gli esperti chiamano la battaglia per la prominence. Le emittenti radiofoniche di tutto il mondo sono in rivolta perché temono di scomparire non per mancanza di ascoltatori, ma perché nascoste dai produttori che preferiscono promuovere i propri partner commerciali.
È una transizione da una tecnologia aperta e democratica (chiunque può accendere una radio e ascoltare) a un ecosistema chiuso dove serve una connessione dati e, spesso, un profilo pagante.
Perché togliere la radio dalle nuove auto preoccupa i governi
Potrebbe sembrarti strano, ma la rimozione della radio (specialmente la banda AM) è diventata una questione di sicurezza nazionale, specialmente negli Stati Uniti e in diverse parti d’Europa. Perché? Perché la radio è l’unica tecnologia che sopravvive quando tutto il resto fallisce.
In caso di catastrofi naturali, attacchi hacker alla rete elettrica o blackout delle torri cellulari, Internet smette di funzionare. Le reti 4G e 5G cadono in pochi minuti a causa del sovraccarico o della mancanza di alimentazione. La radio, invece, ha una resilienza impareggiabile. I segnali AM, in particolare, possono viaggiare per centinaia di chilometri, superare montagne e penetrare all’interno degli edifici.
Per questo motivo, è nato negli USA l’AM Radio for Every Vehicle Act. Una proposta di legge bipartisan che mira a rendere obbligatoria la presenza della radio AM in ogni veicolo venduto. Anche in Italia e in Europa le autorità per le comunicazioni (come l’Agcom) stanno monitorando la situazione con attenzione, sottolineando che la radio rappresenta un presidio di democrazia e pluralismo informativo che non può essere sostituito da un algoritmo di streaming.
Il diritto alla semplicità
Al di là delle motivazioni tecniche o dei fatturati legati ai big data, esiste una questione di principio che sta molto a cuore agli automobilisti: la libertà di scelta. L’automobile è sempre stata il simbolo dell’autonomia e della libertà personale. Siamo pronti ad essere ostaggi di un ecosistema digitale che impone costi ricorrenti per funzioni basilari? Sembra quasi un controsenso.
Offrire la possibilità di accedere a contenuti senza dover sottoscrivere un abbonamento o consumare il traffico dati dello smartphone dovrebbe essere un diritto. Molti guidatori non cercano l’iper-connessione costante o le opzioni Cinema mostrate nei grandi display touch. Cercano un compagno di viaggio che funzioni appena acceso il quadro, senza configurazioni, login o costi nascosti.
Inoltre, la gratuità del mezzo radiofonico garantisce il pluralismo informativo. Se i produttori di auto decidono quali app pre-installare, hanno il potere di filtrare, anche indirettamente, ciò che ascoltiamo. La radio analogica e il DAB+, invece, permettono a chiunque di sintonizzarsi su emittenti locali, comunitarie o indipendenti, mantenendo vivo quel legame con il territorio che nessuna playlist algoritmica di Spotify potrà mai replicare.
Come scegliere la prossima auto
Sembra incredibile, ma è un po’ come tornare indietro fino agli anni 80, quando la radio all’interno dell’automobile era un optional.
Ecco perché acquistando la propria auto è utile chiedere al concessionario se la radio è compresa, ma è anche importante verificare che la posizione del servizio radio sia prominente nel sistema di bordo, ovvero facile da raggiungere e con accesso immediato.
Altro elemento fondamentale da verificare è che il sistema di bordo offre un ricevitore unico per la rete FM tradizionale e per la rete DAB+: alcuni produttori cinesi offrono infatti dei sistemi di bordo che usano le due bande di ricezione come se fossero due applicazioni separate all’interno del sistema di bordo.
Questo, però, diminuisce drasticamente l’efficienza della ricezione, perché impedisce di passare automaticamente da una all’altra. Significa che in alcuni casi potreste perdere la ricezione del segnale analogico tradizionale, quando in realtà dove vi trovate potrebbe esserci quello digitale di nuova generazione.
Quindi, è utile non solo verificare che ci sia il ricevitore radio, ma che gestisca contemporaneamente le diverse tecnologie di trasmissione, compreso lo streaming. I sistemi di bordo più evoluti, ad esempio quelli del gruppo Volkswagen, permettono di ascoltare la radio in FM, in DAB+ e quando il segnale tradizionale non è più disponibile di passare automaticamente allo streaming.
A proposito di servizio online all’interno dell’automobile: verificate che sia possibile aggiungere una vostra SIM per la comunicazione della macchina, oppure verificate quale sia il costo per il pacchetto di dati proposto dal costruttore. Tutte le auto di nuova generazione devono essere obbligatoriamente dotate di un modem e di connessione dati, ma molto spesso i produttori usano quella soluzione solo ed esclusivamente per localizzare la macchina e garantire i servizi di emergenza.
Qualunque altro utilizzo della connessione è spesso tariffato a parte, e in molti casi, il prezzo del traffico dati è elevatissimo.
Bye bye miss radio AM
Il desiderio di pulizia estetica e minimalismo digitale ci spinge verso cruscotti che sembrano tablet giganti, dove tutto è fluido, connesso e… a pagamento. Resta però la necessità di un mezzo di comunicazione solido, gratuito e universale che ha accompagnato generazioni di automobilisti.
Nella Giornata mondiale della Radio dello scorso 13 febbraio, Confindustria Radio Televisioni ha avviato la campagna di comunicazione «#RadioInAuto» per richiamare l’attenzione di pubblico, istituzioni e industria automobilistica sull’importanza di garantire la piena accessibilità della radio in tutti i modelli di auto. I dati dicono che milioni di persone la ascoltano ancora ogni giorno con piacere: ogni giorno, più di metà della popolazione italiana (33 milioni di ascoltatori) accende la radio.
Di questi, 26 milioni in automobile. Ma le logiche della nuova mobilità elettrica e del capitalismo dei dati remano contro di lei. Sei pronto a rinunciare alla sintonizzazione manuale per affidarti totalmente allo streaming, o credi che la cara vecchia autoradio debba restare un diritto di ogni automobilista?
Noi pensiamo che la libertà di scelta, ma soprattutto il libero accesso gratuito all’informazione e all’intrattenimento siano pilastri del viaggio: il principio fondamentale è proprio quello della libertà di scelta, se un produttore di auto pensa di poter imporre ai propri utenti il pagamento dei servizi di intrattenimento di bordo, allora l’utente deve sentirsi libero di scegliere qualcos’altro.