God of War: Sons of Sparta, il ritorno di Kratos su PS5 è una sorpresa in 2D (mistergadget.tech)
Un annuncio “shadow drop” che cambia le regole: abbiamo provato il nuovo metroidvania di Santa Monica e c’è molto da dire prima dell’acquisto.
È la sorpresa che nessuno aveva previsto in questo scoppiettante inizio di 2026. Senza alcun preavviso, Sony ha sganciato una vera e propria bomba mediatica, lanciando Kratos in una nuovissima avventura intitolata God of War: Sons of Sparta, disponibile da questo momento in esclusiva su PlayStation 5.
Dimenticate, almeno per un attimo, le superproduzioni in 3D iper-realistiche e la messa in scena cinematografica a cui Santa Monica ci ha abituato negli ultimi anni: questo titolo rappresenta un ritorno alle origini radicale, presentandosi come un action-platformer in 2D che scava nella genesi brutale del guerriero spartano.
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Lo “Shadow Drop” del State of Play spiegato nei dettagli
Il contesto di questo lancio è stato a dir poco teatrale. Durante il State of Play del 12 febbraio 2026, mentre la conferenza sembrava volgere al termine, sullo schermo è apparso TC Carson, la voce originale e iconica di Kratos nella trilogia greca. Carson non si è limitato a fare presenza: ha annunciato il remake ufficiale della trilogia originale (un sogno che diventa realtà per i fan storici) e ha presentato immediatamente Sons of Sparta.
La strategia scelta da Sony è quella dello “shadow drop”: il gioco è stato reso disponibile all’acquisto sul PlayStation Store pochi istanti dopo la fine del trailer. Si tratta di una manovra di marketing audace, capace di generare un buzz incredibile e di eliminare il rischio di leak, ma che solitamente viene riservata a titoli minori o free-to-play. Vedere un franchise del calibro di God of War adottare questa tecnica per un metroidvania in pixel art sviluppato in collaborazione con Mega Cat Studios (specialisti del settore retro) ha lasciato l’intera industria a bocca aperta.
Un Metroidvania a 30 euro: vale davvero la spesa?
Passata l’euforia iniziale, è lecito porsi qualche domanda. Il prezzo di lancio di circa 30 euro posiziona Sons of Sparta in una fascia intermedia che potrebbe far storcere il naso a chi è abituato ai costi contenuti delle produzioni indipendenti. Tuttavia, dopo le prime ore di test, i dubbi sulla profondità del titolo iniziano a svanire.
Sebbene la direzione artistica in pixel art sia tecnicamente meno complessa di un God of War Ragnarök, il gioco non sacrifica affatto la componente RPG. Molti metroidvania moderni tendono a puntare tutto sull’esplorazione (la parte “Metroid”), trascurando la progressione del personaggio (la parte “Vania”). Sons of Sparta, invece, sembra aver trovato un equilibrio eccellente, offrendo una struttura narrativa solida che funge da prequel, mostrandoci un giovane Kratos durante il brutale addestramento nell’Agogé insieme a suo fratello Deimos.
Esplorazione profonda e una durata che divide
Per chi temeva un’esperienza mordi-e-fuggi, la mappa di gioco offre risposte rassicuranti: il mondo si divide in ben 21 zone distinte, ognuna ricca di collezionabili, segreti e templi divini da sbloccare. La progressione non è lineare e richiede spesso il backtracking tipico del genere per accedere a nuove aree grazie alle abilità acquisite.
C’è però un punto che merita attenzione prima di estrarre la carta di credito: la durata complessiva si attesta intorno alle 10 ore per completare la storia principale. Se confrontato con giganti del genere come Hollow Knight o il recente Silksong, potrebbe sembrare un’offerta leggera, ma la densità dell’azione e la qualità della scrittura giustificano, in parte, il posizionamento di prezzo. Kratos combatte principalmente con lancia e scudo, e il sistema di potenziamento permette di personalizzare tre parti distinte dell’equipaggiamento spendendo le iconiche orbe di sangue.
Combattimento eccellente, ma l’IA ha bisogno di una correzione
Dubitare della qualità dei combattimenti in un gioco di Santa Monica sarebbe un errore di valutazione imperdonabile. Anche in due dimensioni, il feeling dei colpi è brutale e soddisfacente, basato sul collaudato trittico di parata, schivata e concatenazione di combo. L’interfaccia riprende lo stile minimalista dei capitoli norreni, rendendo immediata la gestione dei “Doni dell’Olimpo”, poteri magici devastanti che ricordano le abilità classiche della serie.
Tuttavia, ho riscontrato un neo non trascurabile: l’intelligenza artificiale dei nemici in modalità Normale appare spesso troppo passiva. Non è raro imbattersi in avversari che restano immobili per secondi o che eseguono attacchi estremamente prevedibili. Per questo motivo, il mio consiglio è di iniziare la partita direttamente in modalità “Spartan” (Difficile), dove il gioco brilla davvero e costringe a utilizzare ogni risorsa dell’arsenale per sopravvivere. Speriamo che una patch futura possa calibrare meglio l’aggressività dei nemici anche nei livelli di difficoltà intermedi.
Una narrazione geniale tra passato e presente
L’aspetto più affascinante di Sons of Sparta è senza dubbio la sua anima narrativa. Non è solo un gioco d’azione, ma un racconto a due facce: da un lato viviamo le vicende del giovane Kratos e Deimos, dall’altro godiamo di una meta-narrazione affidata alla voce del “vecchio” Kratos, che commenta le sue azioni passate con la saggezza (e il rimpianto) acquisita negli anni.
A chiudere il cerchio ci pensa una colonna sonora monumentale che mescola sapientemente temi orchestrali epici a sonorità 8-bit, creando un ponte perfetto tra il fascino del passato e la modernità produttiva. Nonostante qualche incertezza tecnica sull’IA, God of War: Sons of Sparta non è affatto un esperimento minore, ma una piccola gemmache ogni possessore di PS5 dovrebbe tenere in considerazione, specialmente se siete in astinenza da mitologia greca e volete ingannare l’attesa per i prossimi remake.