L’Europa dichiara guerra al tutto a un euro. Tra riforme doganali e nuove gabelle, scopri cosa cambierà per gli e-commerce come Shein e Temu, e i nuovi dazi applicati.
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Se sei tra quelli che hanno passato le serate a scorrere infiniti feed di gadget improbabili o a riempire carrelli virtuali con gli ultimi trend, faresti meglio a metterti comodo. Il vento sta cambiando, e non è favorevole per i portafogli degli amanti dello shopping compulsivo transfrontaliero.
Per anni abbiamo potuto godere dei benefici della famosa soglia dei 150 euro, sotto la quale non si pagavano dazi per acquisti dagli e-commerce come Shein e Temu. Sotto di essa, un infinito tappeto rosso su cui hanno sfilato miliardi di pacchettini colorati provenienti da Shenzhen e Guangzhou. Ma l’Unione Europea ha deciso che la festa è finita. Tra riforme strutturali e gabelle dell’ultimo minuto inserite nelle leggi di bilancio, il 2026 si preannuncia come l’anno del grande rincaro per l’e-commerce cinese.
In cosa consistono le novità doganali dell’UE
La notizia più importante, che scuote le fondamenta del business model di colossi come AliExpress, riguarda l’abolizione della franchigia doganale. Fino a ieri (o quasi), se il tuo ordine non superava i 150 euro di valore, pagavi l’IVA (solitamente già inclusa nel prezzo grazie al sistema IOSS, ovvero a regime speciale) ma non dovevi un centesimo per i dazi doganali.
Questo buco normativo, pensato decenni fa per non intasare le dogane con piccoli pacchi di scarso valore, è diventato il cavallo di Troia per un’invasione di merce a basso costo. Secondo i dati della Commissione Europea, nel 2024 sono entrati nell’UE oltre 4,6 miliardi di pacchi sotto la soglia dei 150 euro, con una crescita esponenziale che ha reso i controlli sulla sicurezza dei prodotti praticamente impossibili.
Cosa cambia concretamente e da quando?
L’Ecofin ha dato il via libera: l’esenzione sparisce. Ogni singolo prodotto che entra in Europa da un paese extra-UE sarà soggetto a dazi doganali, indipendentemente dal suo valore. Non si tratterà di dazi solo per Shein e Temu. Tutti gli altri colossi dell’acquisto low-cost come AliExpress e Wish verranno anche coinvolti. L’obiettivo è duplice: fare cassa e, soprattutto, proteggere il commercio al dettaglio europeo che soffre una concorrenza definita sleale dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Siamo già in piena fase di transizione, ma il vero colpo di grazia al low-cost arriverà in due step ravvicinati. Inizialmente prevista per il 1° gennaio, l’Agenzia delle Dogane ha concesso una breve proroga tecnica. La tassa italiana di 2 euro entrerà ufficialmente in vigore il 15 marzo 2026. A chi si applica? A tutte le spedizioni provenienti da fuori l’Unione Europea che vengono sdoganate in Italia.
Il secondo step ha un respiro più ampio. Dal 1° luglio 2026, l’Unione Europea abolirà ufficialmente la franchigia dei 150 euro per tutti i Paesi membri. Invece dei 2 euro italiani, scatterà un prelievo armonizzato di 3 euro per spedizione (o un’aliquota percentuale semplificata, a seconda della categoria merceologica definitiva). Lo scopo è di eliminare il cosiddetto re-routing, ovvero il trucco di far entrare i pacchi da altri Paesi UE meno severi per poi spedirli in Italia senza tasse.
Mentre dal 2026 pagheremo di più, la burocrazia diventerà davvero digitale solo nel 2028. In quell’anno nascerà l’EU Customs Data Hub, una piattaforma unica dove colossi come Shein e Temu dovranno registrare ogni singola vendita in tempo reale. Da quel momento, il dazio sarà calcolato e pagato direttamente al momento del click sul pulsante Acquista, senza più sorprese alla porta di casa.
L’Italia gioca d’anticipo sui dazi per Shein e Temu
Mentre l’Europa discute di riforme strutturali, il governo italiano ha deciso di inserire una marcia in più. Nella Legge di Bilancio 2026, è spuntata quella che i media hanno già ribattezzato tassa sui pacchi Cina. Si tratta di un contributo fisso di 2 euro per ogni spedizione proveniente da paesi extra-UE con valore dichiarato fino a 150 euro. Non importa se hai comprato un set di pennelli da trucco o una cover per il telefono: quel pacco, per il solo fatto di dover essere gestito dalla macchina doganale e logistica nazionale, ti costerà due euro in più.
La relazione tecnica alla manovra 2026 recita: È una misura necessaria per coprire i costi amministrativi delle dogane, ormai sommerse da milioni di micro-pratiche che non generano gettito ma consumano risorse pubbliche.
Questa mossa ha sollevato un polverone. Da un lato, le associazioni dei commercianti esultano, sperando che questo disincentivo riporti i consumatori nei negozi fisici o sui siti europei. Dall’altro, i consumatori vedono svanire la convenienza estrema: su un acquisto di 5 euro, una tassa fissa di 2 euro rappresenta un rincaro del 40%.
La riscossione dovrebbe avvenire tramite le piattaforme stesse, che dovranno adeguare i loro software di checkout o, in alternativa, tramite i corrieri al momento della consegna. Il rischio? File chilometriche agli uffici postali e pacchi abbandonati perché il destinatario non vuole pagare l’obolo.
Sicurezza e sostenibilità: oltre il prezzo c’è di più
Perché tutto questo accanimento contro i giganti del dragone proprio ora? Si tratta solo di dazi commerciali per i colossi Shein e Temu? No, non è solo una questione di soldi. La Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, ha messo nel mirino la sicurezza dei prodotti.
Recenti indagini hanno dimostrato che una percentuale allarmante di prodotti venduti su queste piattaforme non rispetta gli standard CE. Parliamo di giocattoli con livelli di ftalati oltre i limiti di legge, cosmetici con ingredienti vietati e dispositivi elettronici che rischiano di surriscaldarsi. Senza dazi e con controlli a campione su miliardi di spedizioni, questi oggetti entravano nelle nostre case senza filtri.
Inoltre, c’è il tema dell’impatto ambientale. Il modello di business di Shein e Temu si basa sulla spedizione aerea individuale: un disastro in termini di carbon footprint. Tassare questi pacchi è un modo indiretto per spingere le aziende a cambiare logistica, magari utilizzando magazzini situati in Europa (cosa che Temu sta già iniziando a fare per aggirare le nuove norme).
L’era del Fast-Everything sta finendo?
Comprare dalla Cina non diventerà impossibile, ma smetterà di essere quasi gratis. L’inserimento di questi dazi sui prodotti di e-commerce come Shein e Temu segna il confine tra l’epoca del consumo sfrenato e senza regole e una nuova fase di commercio consapevole (o almeno più costoso).
I colossi non resteranno a guardare: stanno già investendo in centri logistici in Polonia, Ungheria e Spagna per poter spedire dall’interno dell’UE, evitando così i dazi doganali diretti. Ma anche in quel caso, i costi di gestione dei magazzini europei e il rispetto delle normative locali faranno inevitabilmente lievitare i prezzi finali.