Perché non va utilizzato sempre lo stesso caricabatterie (mistergadget.tech)
Molto spesso assumiamo degli atteggiamenti, quando si tratta di tecnologia o di elettrodomestici, che diamo per scontato essere corretti.
Il principio è che non ci sembrano pericolosi, né tantomeno compromettenti per gli strumenti che utilizziamo; è proprio questo il motivo che ci spinge, quando acquistiamo un nuovo dispositivo di uso comune come il telefono, la lavatrice o qualsiasi altro strumento tech, a determinare di saperlo già utilizzare. Riteniamo, quindi, che non sia necessario leggere le specifiche, anche se di fatto il mondo della tecnologia va avanti: ci sono sempre nuove implementazioni, i circuiti cambiano e subentrano limitazioni che prima non esistevano.
Per questo motivo, è essenziale capire quello che andiamo a utilizzare di volta in volta, anche se si tratta apparentemente dello stesso prodotto. Un esempio importante è quello dei caricabatterie e, soprattutto, della batteria dei dispositivi. Il litio è un materiale fondamentale, ci permette di far durare gli smartphone a lungo e si ricarica facilmente, ma è anche un materiale potenzialmente pericoloso, che può surriscaldarsi o addirittura esplodere.
Caricabatterie, perché non bisogna usare lo stesso per tutto
Proprio per questo esistono limiti specifici sull’uso dei dispositivi ed è il motivo per cui viene spiegato che, in caso di surriscaldamento, il problema va immediatamente segnalato o vanno comunque presi dei provvedimenti. Per la stessa ragione, non dobbiamo dormire con il telefono sotto al cuscino, né tantomeno vicino al corpo, perché esistono tutta una serie di rischi che magari dieci anni fa non c’erano. Questa premessa è importante per capire perché le cose cambiano e, soprattutto, perché ci tocca fare attenzione anche per questioni che, oggettivamente, non ci sembrano pericolose né diverse rispetto al solito.
Una pratica comune oggi è quella di utilizzare lo stesso caricatore per più dispositivi, che siano smartphone o prodotti differenti. Questo andamento è dato soprattutto da una caratteristica: negli ultimi tempi i prodotti vengono venduti senza caricatore, risultando proprio sprovvisti del sistema di ricarica che, tipicamente, è sempre stato incluso nella confezione. Con la standardizzazione dell’USB-C, che ha coinvolto addirittura i prodotti Apple, ci siamo praticamente tutti allineati su un medesimo standard.
Questo vuol dire, chiaramente, che spesso in casa si tiene un caricatore eternamente collegato alla corrente per passarlo da un prodotto all’altro. C’è una questione, però, che molti utenti sottovalutano: utilizzare lo stesso caricatore, anche se di fatto “entra” perché la presa e lo slot sono i medesimi, non vuol dire che sia una buona idea. Il semplice fatto che riesca a ricaricare quel prodotto non garantisce la sicurezza, poiché ogni strumento tecnologico necessita di una potenza differente. Ad esempio, le cuffie wireless hanno bisogno di circa 10 watt, mentre i computer necessitano di una carica che è dieci volte più potente.
Quindi la cosa da fare è vedere sempre qual è la portata del caricabatterie e quale quella massima del prodotto ovvero smartphone, cuffie, smartwatch ecc. I picchi improvvisi possono deteriorare e compromettere, anche a lungo termine, l’oggetto, favorendone praticamente un’usura anticipata. Meglio fare questo controllo prima, anche quando si acquista un nuovo smartphone e il caricatore non è incluso. Non è detto che “uno a caso” disponibile a casa sia la scelta migliore.