Futuro retrò: quali tecnologie di oggi diventeranno i "cimeli" del 2050? (mistergadget.tech)
Dagli smartphone pieghevoli ai cavi USB-C: ecco gli oggetti che tra venticinque anni i nostri figli guarderanno con la stessa tenerezza con cui noi oggi osserviamo un’audiocassetta.
Provate a chiudere gli occhi e a proiettarvi nel 2050. In un mondo dove la tecnologia sarà probabilmente diventata “ambientale” — ovvero invisibile, integrata nei nostri abiti, nelle pareti delle nostre case o addirittura connessa direttamente ai nostri sensi tramite interfacce neurali — il modo in cui interagiamo oggi con il digitale sembrerà incredibilmente primitivo.
Molti degli oggetti che oggi consideriamo l’apice dell’innovazione, per i quali spendiamo cifre considerevoli e che custodiamo con cura nelle nostre tasche, finiranno sui banchi dei mercatini dell’usato tecnologico accanto ai giradischi e alle vecchie macchine da scrivere. Quali sono i gadget di oggi destinati a diventare i pezzi forti del collezionismo “vintage” del futuro? Scopriamo i cinque candidati principali a diventare i re del modernariato digitale.
Indice
1. Lo smartphone “fisico”: il rettangolo di vetro che ci ha reso schiavi
Sembra quasi un’eresia scriverlo oggi, nel 2026, ma nel 2050 l’idea di dover estrarre un oggetto solido dalla tasca per controllare una mappa o inviare un messaggio apparirà arcaica. Lo smartphone sarà ricordato come un dispositivo di transizione, una soluzione temporanea durata circa quarant’anni.
Nel futuro, la comunicazione sarà probabilmente gestita da occhiali a realtà aumentata leggeri come montature classiche o da proiezioni retiniche dirette. In questo scenario, i nostri amati smartphone — compresi i futuristici modelli pieghevoli di oggi — verranno visti come “tentativi curiosi” e un po’ goffi di un’epoca che cercava disperatamente di ingrandire gli schermi senza occupare troppo spazio. I collezionisti del 2050 si chiederanno come facessimo a passare ore con la testa china su un piccolo pannello luminoso, ignorando il mondo circostante.
2. I cavi di ricarica: l’archeologia dell’USB-C
Oggi festeggiamo l’unificazione degli standard grazie all’USB-C, ma tra venticinque anni il concetto stesso di “collegare un cavo” per trasmettere energia sarà considerato un residuo dell’era industriale. Entro il 2050, la ricarica sarà quasi certamente basata su induzione a lungo raggio (una sorta di Wi-Fi per l’elettricità) o su batterie a stato solido o atomiche capaci di alimentare un dispositivo per l’intero suo ciclo di vita.
Il groviglio di cavi che oggi affolla i nostri cassetti sarà un reperto archeologico, il simbolo di un’epoca in cui eravamo ancora “schiavi della presa a muro”. I nostri nipoti guarderanno con stupore quei fili di gomma e rame, ridendo della nostra frustrazione nel cercare il connettore giusto al buio prima di andare a dormire.
3. I visori VR ingombranti: i “caschi da palombaro” del digitale
I visori per la realtà virtuale e aumentata che oggi ci appesantiscono il collo, come il Meta Quest o l’Apple Vision Pro, saranno ricordati con lo stesso fascino grezzo dei primi scafandri da palombaro del XIX secolo. Nel 2050, l’immersione digitale sarà probabilmente indistinguibile dalla realtà fisica, accessibile tramite lenti a contatto smart o impulsi neuronali che ingannano i sensi in modo perfetto.
Vedere le foto di un utente del 2026 che indossa un visore ingombrante farà lo stesso effetto di un enorme computer a valvole che occupava un’intera stanza: un oggetto affascinante, ma incredibilmente limitato. Saranno pezzi da museo che testimonieranno i nostri primi, pesanti passi verso il Metaverso.
4. Il telecomando: l’icona del design inutile
Un pezzo di plastica con venti o trenta pulsanti di gomma per cambiare canale o regolare il volume? Assolutamente preistorico. Nel futuro, il controllo della domotica e dell’intrattenimento avverrà tramite tracciamento oculare, semplici gesti delle mani o comandi vocali che non richiedono nemmeno di alzare il volume della voce, grazie alla conduzione ossea.
Il telecomando diventerà un oggetto iconico del design del XX-XXI secolo, ammirato per la sua estetica ma totalmente privo di utilità pratica. Sarà il simbolo di un tempo in cui l’interazione uomo-macchina richiedeva ancora una pressione fisica e una linea di vista diretta verso un ricevitore a infrarossi.
5. La password: una follia medievale della sicurezza
L’idea di dover memorizzare una sequenza di caratteri alfanumerici (e cambiarla ogni tre mesi aggiungendo un punto esclamativo) sembrerà una barzelletta ai cittadini del 2050. Con lo sviluppo della biometria multimodale avanzata e il riconoscimento del DNA in tempo reale, la sicurezza sarà intrinseca alla nostra persona.
La “password” sarà studiata nei libri di storia come un antico e rudimentale sistema di difesa, vulnerabile e frustrante. L’idea che qualcuno potesse “dimenticare” la chiave per accedere ai propri averi o ai propri ricordi sarà considerata uno dei grandi paradossi dell’era digitale primitiva.
Il fascino della tecnologia risiede nella sua incredibile velocità di invecchiamento: ciò che oggi ci sembra indispensabile e all’avanguardia, domani sarà solo un dolce ricordo. Collezionare i gadget di oggi non è solo un atto di nostalgia, ma un modo per conservare le impronte digitali della nostra evoluzione come specie tecnologica.
Se avete ancora un Game Boy in un cassetto, un vecchio cercapersone o il vostro primo smartphone con lo schermo rotto, teneteli stretti. Non sono solo scarti elettronici: sono le pietre miliari che ci hanno permesso di sognare il mondo che verrà. Tra venticinque anni, quegli stessi oggetti racconteranno ai nostri figli chi eravamo e quanto eravamo entusiasti di fronte a ogni piccolo, imperfetto passo verso il futuro.