Indice
- La caduta di Kalona: tre giorni all’inferno tra macerie e terrore
- La mandata grafica del 2026: l’Unreal Engine 5 mette alle strette l’hardware
- Il gameplay torna alle origini: sparatorie viscerali e mobilità moderna
- Personalizzazione sul campo: addio abilità, spazio ai moduli per le armi
- La struttura di Kalona: pregi e limiti dell’approccio semi-aperto
- Cooperativa sul divano: lo schermo condiviso torna protagonista
- Rivoluzione Orda Assedio e il ritorno del PvP competitivo
- Colonna sonora metallica e doppiaggio italiano d’impatto
- Gears of War: E-Day: che faccio, lo compro?
The Coalition accantona i bivi narrativi di Gears 5 per riportare Marcus Fenix e Dominic Santiago all’inferno del Giorno dell’Emersione: una prova di forza monumentale mossa dall’Unreal Engine 5 che ridefinisce gli standard visivi su Xbox Series X tra sparatorie brutali, cooperativa d’altri tempi e la nuova modalità Orda Assedio.
+ Sparatorie brutali, fisiche e fedeli alle origini.
+ Orda Assedio spettacolare con 12 giocatori simultanei.
+ Campagna interamente giocabile a schermo condiviso locale.
+ Atmosfera cupa e Locuste finalmente davvero terrificanti.
– Confini delle missioni a tratti troppo rigidi.
– Dialoghi tra i protagonisti talvolta troppo sbrigativi.
– Flessioni sporadiche del frame rate su Series X.
A sette anni di distanza dalla pubblicazione di Gears 5, l’universo fantascientifico originariamente concepito da Epic Games e custodito da The Coalition si trovava davanti a un bivio cruciale. Il destino di Kait Diaz, il mistero della Regina Reyna, l’evoluzione dello Sciame e il peso della drammatica scelta tra Del e JD avevano lasciato la community con interrogativi rimasti aperti per un intero lustro.
Invece di districare una matassa narrativa diventata fin troppo intricata e frammentata, il team canadese ha scelto la via del coraggio, tornando alle radici primordiali del mito per raccontare il momento esatto in cui tutto è crollato: il Giorno dell’Emersione (E-Day).
Quello che per un ventennio abbiamo soltanto ascoltato nei racconti decorati dei veterani o intravisto nei flashback della prima trilogia diventa finalmente un’esperienza giocabile in prima persona.
Microsoft affida a Gears of War: E-Day il ruolo di capitano d’industria e vetrina tecnologica assoluta della divisione Xbox, confezionando un kolossal d’azione che unisce la nostalgia dell’era classica a vette visive mai raggiunte prima su console.
Abbiamo sviscerato la campagna e le modalità multigiocatore su Xbox Series X per oltre venti ore, e il responso è chiaro: il re degli sparatutto in terza persona con coperture è tornato con una violenza devastante.
La caduta di Kalona: tre giorni all’inferno tra macerie e terrore
La sceneggiatura compie una scelta temporale netta: l’avventura si apre una manciata di minuti prima che la prima voragine squarci l’asfalto di Kalona, una fiorente metropoli industriale della Coalizione dei Governi Organizzati (CGO), celebre in tutto il pianeta Sera per la sua squadra di Thrashball, gli Eagles. Le sanguinose Guerre del Pendolo si sono concluse da appena sei settimane, l’umanità si illude di aver trovato la pace, ma dal sottosuolo emerge una furia mostruosa che cancella ogni barlume di civiltà a colpi di artigli e piombo.
Vissuta pad alla mano, la caduta di Kalona si articola lungo l’arco di tre disperati giorni d’assedio, traducendosi in circa 15 ore di campagna a difficoltà Normale, completando buona parte delle attività secondarie.
Il punto di vista è quello di un giovane Marcus Fenix, affiancato dall’inseparabile fratello d’armi Dominic Santiago. La narrazione prova ad affiancare ai due protagonisti figure inedite come i commilitoni Carter e Reyes, con l’intento di mostrare le crepe interiori e le cicatrici emotive di soldati chiamati a compiere l’impossibile.
Se sul piano dell’introspezione psicologica la sceneggiatura inciampa talvolta in battute fin troppo asciutte e convenzionali — con lo stesso Dom che a un certo punto sbotta chiedendo di smetterla con i luoghi comuni —, la messa in scena dell’invasione e dello sterminio urbano è priva di compromessi ed eccezionalmente cruda.
Le Locuste non sono carne da macello anonima: The Coalition le ritrae come predatori spietati, sadici e intelligenti, restituendo quell’atmosfera a tinte horror che aveva reso indimenticabile il capitolo capostipite del 2006.
La varietà delle ambientazioni rappresenta un netto passo avanti rispetto alle distese desertiche o ai laghi ghiacciati del predecessore. Marcus e la sua squadra attraversano quartieri residenziali sventrati, complessi ospedalieri fatiscenti, banchine portuali, acciaierie e boschi periferici: Kalona appare come un teatro di guerra denso, stratificato e costantemente soffocato dal fumo degli incendi.
La mandata grafica del 2026: l’Unreal Engine 5 mette alle strette l’hardware
Sul fronte puramente visivo, Gears of War: E-Day si afferma senza mezzi termini come il titolo graficamente più impressionante mai apparso su console domestica, rivaleggiando ad armi pari con le produzioni per PC di fascia entusiasta e superando persino i benchmark visti su PlayStation 5 Pro.
Testato in modalità Prestazioni su Xbox Series X, il gioco punta con autorevolezza ai 4K dinamici a 60 fotogrammi al secondo, offrendo una densità poligonale e una cura per i dettagli che lasciano a bocca aperta.
Il merito di questo balzo generazionale va attribuito alla magistrale implementazione delle tecnologie cardine dell’Unreal Engine 5:
- Illuminazione dinamica avanzata con supporto a MegaLights: il motore gestisce decine di sorgenti luminose in tempo reale, proiettando ombre geometriche perfette da lampioni stradali, fari di mezzi blindati ed esplosioni al fosforo.
- Geometria microscopica Nanite: ogni singola mattonella sbrecciata, le venature del legno bruciato e le armature metalliche dei Gears vantano una definizione priva di qualsiasi artefatto visivo o scalettatura.
- Fisica distruttiva procedurale: i proiettili sbriciolano colonne in marmo, spaccano intonaci e disintegrano parapetti, modificando continuamente la conformazione dei ripari durante le sparatorie.
Il livello di cura maniacale si nota nei particolari più insospettabili: le carcasse delle automobili cedono realisticamente sugli ammortizzatori quando vengono colpite le ruote, le pozzanghere riflettono la luce dei razzi segnalatori e i nemici feriti lasciano solchi di sangue denso strisciando sull’asfalto per cercare scampo.
Tutte le sequenze filmate sono renderizzate direttamente con il motore di gioco a 60 fps, mantenendo visibili le armi personalizzate impugnate dal giocatore senza alcuno stacco visivo. Questa sontuosità tecnica mette tuttavia a dura prova l’ammiraglia di casa Microsoft, facendo registrare qualche sporadica flessione del frame rate nelle scene urbane più complesse e affollate, sbavature che un futuro aggiornamento software potrà certamente rifinire.
Il gameplay torna alle origini: sparatorie viscerali e mobilità moderna
Se il comparto grafico spalanca le porte al futuro, il modello di guida delle sparatorie (gunplay) affonda saldamente le proprie radici nella tradizione dello sparatutto in terza persona con coperture.
The Coalition ha operato un lavoro di intelligente sfoltimento, rimuovendo le derive in stile tower defense con il Fabbricatore e le sezioni a bordo dello skiff che avevano frammentato il ritmo di Gears 5. Si spara tanto, ci si muove veloci e si ragiona costantemente sotto la pressione del fuoco nemico.
Le novità più evidenti riguardano la mobilità dei protagonisti: trattandosi di soldati più giovani e reattivi, Marcus e Dom possono ora eseguire scivolate veloci tra una copertura e l’altra e scavalcare ostacoli con un balzo fluido.
Questa agilità rinnovata è stata estesa con successo anche alle truppe nemiche: non aspettatevi che un Boomer rimanga immobile all’interno di una stanza se ha la possibilità di sfondare una vetrata per piombarvi addosso con il lanciagranate.
L’intelligenza artificiale delle Locuste è aggressiva e priva di esitazioni. I Droni mantengono il fuoco di soppressione dalle retrovie, i Cecchini puniscono ogni esposizione prolungata, mentre Infami e Ticker carichi di esplosivo aggirano costantemente i fianchi per snidarvi dal riparo.
L’arsenale a disposizione conta dieci bocche da fuoco primarie, tra cui l’intramontabile Lancer con motosega, il micidiale fucile a pompa Gnasher e il ritorno del perforante Breechshot.
La storica meccanica della ricarica attiva premia ancora una volta il tempismo perfetto con danni maggiorati e un ciclo di riarmo fulmineo, restituendo quella sensazione di impatto fisico devastante che da sempre definisce il marchio di fabbrica della serie.
Gli amanti delle sfumature d’epoca noteranno tuttavia due assenze nel corpo a corpo: la scomparsa dei duelli prolungati tra motoseghe e l’impossibilità di afferrare una Locusta ferita per utilizzarla come scudo umano.
Personalizzazione sul campo: addio abilità, spazio ai moduli per le armi
Un’altra rottura rispetto al capitolo precedente riguarda la componente ruolistica. Con l’assenza del piccolo drone Jack, scompare l’albero dei talenti artificiale visto in Gears 5 a favore di un approccio tattico più materico e credibile.
Esplorando gli scorci di Kalona è possibile scovare casse di rifornimento militari e banchi da lavoro da campo, utili per personalizzare bocche da fuoco, corazze ed equipaggiamento tattico:
- Moduli per l’arsenale: permettono di innestare baionette d’acciaio sul fucile a pompa per attacchi in carica, caricare munizioni incendiarie o applicare mirini ottici avanzati.
- Potenziamento delle armature: consente di aumentare la resistenza ai danni esplosivi o velocizzare il recupero dello scatto.
- Slot di modifica limitati: ogni arma possiede un numero prestabilito di alloggiamenti, costringendo l’utente a compiere scelte ponderate nella configurazione del proprio assetto d’attacco.
La ricerca di casse e documenti storici sparsi nella città è facilitata da indizi acustici e dalla mappa tattica; tuttavia, un sistema di personalizzazione con un ventaglio di innesti ancora più profondo avrebbe senza dubbio premiato maggiormente l’esplorazione meticolosa degli scenari.
La struttura di Kalona: pregi e limiti dell’approccio semi-aperto
La città di Kalona funge da snodo centrale per l’intera campagna, adottando una struttura semi-aperta da cui si diramano missioni principali rigorosamente lineari e spettacolari. Rispetto alle vaste lande desolate del passato, l’ambiente urbano concentra l’azione su spazi più stretti e sviluppati verticalmente, ricchi di palazzine da perlustrare piano per piano.
Le missioni secondarie consistono principalmente nel prestare soccorso a superstiti civili o a pattuglie della CGO rimaste intrappolate sotto il fuoco nemico.
Sebbene l’urgenza dell’invasione giustifichi questi compiti, la struttura degli incarichi opzionali soffre alla lunga di una certa ripetitività di fondo, riducendosi spesso all’eliminazione di ondate nemiche predefinite.
Inoltre, il design dei livelli mostra qualche rigidità di troppo: capita talvolta che il perimetro della missione principale imponga confini invisibili invalicabili, punendo il giocatore con la schermata di fallimento qualora decida di tornare sui propri passi per raccogliere un oggetto collezionabile rimasto indietro.
Non mancano nemmeno alcuni allungamenti di percorso che portano la squadra ad attraversare il medesimo ponte strategico per ben tre volte nel corso della storia, seppur in condizioni meteorologiche e di degrado differenti.
Quando però la campagna si concentra sulle missioni primarie, il ritmo diventa travolgente: gli scontri contro colossali boss come il Brumak e altre abominazioni inedite regalano sequenze al cardiopalma che si candidano a entrare di diritto tra le pagine più esaltanti dell’intero franchise.
Cooperativa sul divano: lo schermo condiviso torna protagonista
In un’epoca industriale in cui il multigiocatore locale viene sistematicamente sacrificato sull’altare dell’online puro, The Coalition compie un gesto di profondo rispetto verso la propria community storica.
L’intera campagna di Gears of War: E-Day è giocabile in cooperativa locale a due giocatori tramite schermo condiviso (split-screen), oltre a supportare fino a quattro utenti simultanei via internet.
Nella configurazione a schermo diviso sulla stessa console, il motore grafico scala la risoluzione e fissa il limite prestazionale a 30 fotogrammi al secondo stabili, preservando un’ottima pulizia visiva e consentendo di rivivere il piacere autentico del gioco condiviso sul divano di casa.
I due soldati devono mantenere una certa vicinanza tattica: qualora un operatore si allontani eccessivamente dal gruppo, il software invia un promemoria visivo prima di riallinearlo automaticamente alla squadra.
Rivoluzione Orda Assedio e il ritorno del PvP competitivo
Il comparto multigiocatore di Gears non è un semplice accessorio, ma un pilastro che per molti appassionati giustifica da solo l’acquisto.
La grande novità di questa iterazione si chiama Orda Assedio (Horde Siege), una variante su larga scala che mescola cooperazione e strategia operativa.
Tre squadre distinte composte da quattro giocatori ciascuna (per un totale di dodici utenti presenti contemporaneamente sulla stessa mappa) operano all’interno di scenari vasti e articolati. Ogni team persegue obiettivi specifici — disattivare cannoni a energia, recuperare scorte mediche o bonificare Buche d’Emersione — per poi convergere in un unico punto di estrazione dove attendere l’arrivo dell’elicottero Raven.
Quando dodici giocatori si ritrovano ad abbattere contemporaneamente un boss monumentale sotto una pioggia di fuoco incrociato, l’azione raggiunge un’epica e un dinamismo mai visti prima nella storia della serie.
La modalità poggia su un solido impianto a classi specializzate:
- Assalto: combattente versatile ed equilibrato per la media distanza.
- Demolitore (Breaker): specialista degli scontri ravvicinati armato di mazze e fucili pesanti.
- Tiratore Scelto: cecchino designato per l’eliminazione dei bersagli corazzati da posizioni sopraelevate.
- Medico da Campo: indispensabile per rianimare a distanza i compagni caduti e rilasciare stimolanti rigenerativi.
Accanto all’Assedio troviamo la classica modalità Orda a 10 ondate consecutive, anche se la contaminazione con gli obiettivi aperti della nuova formula potrebbe far storcere il naso ai puristi più intransigenti legati alla difesa statica di una singola stanza.
Per gli amanti della competizione pura torna immancabile il multigiocatore PvP 4 contro 4 nelle storiche varianti Esecuzione e Deathmatch a Squadre.
Si tratta di un’arena spietata e senza compromessi: tra la maestria del movimento a rimbalzo tra le coperture (wallbounce) e i duelli millimetrici con il fucile Gnasher, il livello di abilità richiesto è altissimo, confermandosi un territorio d’elezione per i veterani più incalliti ma rischiando di risultare ostico per i neofiti assoluti.
Colonna sonora metallica e doppiaggio italiano d’impatto
L’addio del compositore Ramin Djawadi, autore delle splendide tracce orchestrali dei due capitoli precedenti, poteva far temere un impoverimento acustico.
La nuova direzione sonora ha invece imboccato una strada originale ed eclettica: la colonna sonora fonde maestose aperture orchestrali a ritmi serrati di chitarre metal ed elettronica industriale, culminando sulle note storiche dei Metallica nei titoli di coda a suggellare l’anima ribelle e violenta della produzione.
Il mixaggio audio di fabbrica tende a privilegiare leggermente gli effetti ambientali rispetto al parlato; il nostro consiglio è quello di abbassare il volume generale degli effetti sonori e della musica per godere appieno dei dialoghi in-game.
Sotto il profilo della localizzazione, il titolo vanta un doppiaggio integrale in lingua italiana di ottimo livello, capace di restituire la giusta grinta gutturale a Marcus Fenix e la disperazione crescente della popolazione di Sera.
Gears of War: E-Day: che faccio, lo compro?
Gears of War: E-Day compie esattamente la missione che ogni grande esclusiva dovrebbe porsi: scuotere le certezze tecniche della generazione attuale offrendo al contempo un’esperienza ludica solida, fiera delle proprie radici e priva di inutili orpelli.
The Coalition ha compreso che per guardare avanti era necessario fare un passo indietro, spogliando il gameplay delle sovrastrutture dispersive per riconsegnare al pubblico la paura primordiale, la pesantezza dei passi nel fango e la brutalità meccanica del Lancer.
Nonostante qualche rigidità nella struttura dei livelli semi-aperti e dialoghi che avrebbero meritato maggiore coraggio introspettivo, la campagna di E-Day si attesta come una delle migliori e più spettacolari dell’intera saga, sostenuta da un comparto multigiocatore ricco e dalla travolgente novità di Orda Assedio.
Un acquisto imprescindibile per ogni possessore di Xbox Series X e un monito per l’intera industria: i Gears sono tornati, e non hanno alcuna intenzione di cedere il passo.
